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Two Fires (Kevin Chalfant)

Di Fabio Vellata - 12 Ottobre 2010 - 0:00
Two Fires (Kevin Chalfant)

Coraggioso protagonista agli inizi degli anni novanta del celeberrimo progetto The Storm, ed in seguito, ancora sulla breccia con gli interessanti Two Fires, Kevin Chalfant è da qualche tempo tornato sulle scene con il gradevolissimo “Burning Bright”, album – nuovamente griffato Two Fires – che offre agli appassionati di rock melodico un ulteriore viaggio dai sapori romantici e suggestivi, come nella migliore tradizione dell’AOR statunitense.
Un grande onore ed un’occasione irrinunciabile per conoscere da vicino un artista di grande sensibilità ed estro, icona di un genere musicale sempre custodito con massima coerenza e passione anche in epoche di totale oscurantismo e disinteresse.

Buona lettura!

 

Prima di ogni altra cosa, bentornato Kevin!
Com’è la sensazione di avere un nuovo album dei Two Fires in rampa di lancio dopo tanti anni?

Ti ringrazio infinitamente Fabio! A dire il vero, ormai la rampa di lancio l’abbiamo lasciata da qualche giorno, eh eh eh!
Stiamo ricevendo ottime recensioni un po’ ovunque: sono molto felice della risposta che stiamo avendo, sia dalla critica, sia dai fan.
Devo ringraziare Serafino e Frontiers per questo!

Come hai trascorso questi ultimi tempi di silenzio? Sono passati ben otto anni dall’ultimo disco dei Two Fires…

Vedi, a volte un artista deve fare qualche passo indietro per riflettere e focalizzare meglio i propri obiettivi e questo è quello che ho fatto. Ho inciso molte cose dai tempi dell’ultimo Two Fires: un tributo ai Journey intitolato Fly2Fr33dom, “Shooting Star”  e “One Hundred Years From Now” di Dennis DeYoung e parecchie altre cose. Ma è solo grazie ai rinnovati contatti con Frontiers che ho deciso di tornare con un disco nuovo…

Com’è nato quindi “Burning Bright”? Di botto, componendo tutte le tracce in un unico periodo, o piuttosto raccogliendo idee sparse qua e la e materiale già scritto in passato?

In effetti, si tratta proprio di una collezione di tracce risalenti a periodi diversi. Qualcuna è nuova di zecca, altre decisamente più vecchie. I brani li abbiamo scelti in accordo io e Serafino, in modo da ottenere la miglior amalgama possibile. Sai, molti artisti si battono per avere l’ultima parola su ogni decisione, ma devo ammettere che l’idea di lasciarmi consigliare e guidare da mr. Perugino, mi ha realmente aiutato a scegliere gli undici pezzi migliori – presi da un gruppo di ventitré complessivi – in modo da assemblare un disco che potesse risultare molto omogeneo nella qualità.

Tra questi ti confesso che uno in particolare ha letteralmente catturato la mia attenzione: “All For One”. Sembra davvero un brano di “spessore”, dotato di un testo con grandi significati. Me lo spiegheresti un po’ nel dettaglio?

Sai Fabio, nel corso di tutta la mia vita, mi è sempre stato detto che l’America è la terra della libertà e la patria dei coraggiosi. Il nostro paese è sempre stato un faro luminoso per tutto il pianeta. Di certo i nostri leader in passato, hanno preso qualche decisione folle ed azzardata, ma per la gran parte, abbiamo sempre cercato di portare pace al mondo, aiutando i nostri alleati migliori.
Gli Stati Uniti hanno offerto innovazioni e progresso che ha consentito a molti di vivere meglio: qualcuno potrebbe dire che alcune di queste invenzioni hanno reso la vita meno “sicura” ma, in effetti, potremmo rispondere ricordando che purtroppo esisterà sempre chi è pronto a distorcere il significato di cose pensate per far del bene, facendole diventare malvagie.
Tutta questa premessa per dirti che io non sono per nulla contento della sterzata troppo “socialista” che hanno intrapreso gli Stati Uniti in quest’ultimo periodo. Per come la vedo, si tratta di un atteggiamento controproducente, che non aiuta a valorizzare il reale contributo che i singoli individui forniscono al paese. È, insomma, un modo di governare che minaccia l’American Dream, quello in cui abbiamo sempre creduto – io per primo – e su cui molti hanno scommesso l’intera propria esistenza.
Ora questo “sogno” è un po’ minacciato ed ho voluto far sentire la mia voce, usando il mio talento per cercare di far qualcosa in modo che i miei figli ed i miei nipoti potessero godere ancora di queste opportunità. Delle opportunità che l’American Dream – il sogno americano – ha fornito a tutti prima di loro.
Ecco, la canzone che ti ha colpito tanto, parla in sostanza di questi argomenti!

Sterziamo per un attimo su di una domanda doverosa che molti si saranno naturalmente posti. Eravamo abituati a considerare i Two Fires come l’unione di “due fuochi”, il tuo e quello del tuo compagno di vecchia data Josh Ramos, che invece, questa volta pare ti abbia lasciato solo.
Josh ha contribuito in qualche modo a questo nuovo cd, o il suo è proprio un addio definitivo?

Sì, Josh in effetti è stato una parte importante dei miei album in passato, ma stavolta, a causa del modo in cui il disco è stato concepito ed inciso, non aveva senso per me conservare il modello dei Two Fires adottato in precedenza con lui in organico.
Josh in realtà non è da intendere come il “secondo” dei due fuochi o nulla di simile: “Two Fires” è stato inventato per il mio progetto solista, essenzialmente per evitare di usare semplicemente il mio nome, “Kevin Chalfant”.
In origine, io e Frontiers volevamo un appellativo che potesse rispecchiare la direzione musicale del gruppo: in effetti, Two Fires sarebbe da interpretare come il lavoro congiunto mio e di Serafino Perugino e non mio e di Ramos. Josh ha partecipato alla costruzione della band solo per i successi ottenuti in passato assieme: gli voglio molto bene come amico e non ho alcun tipo di sentimento negativo nei suoi confronti. E spero naturalmente sia lo stesso per lui.
Onestamente però, mi pare stia facendo molto bene anche senza di me e quindi non posso augurargli altro che di continuare su questa strada.

 

 


È stato un processo d’incisione così diverso rispetto alle altre volte?

Ci siamo presi tutto il tempo che ci serviva senza nessuna fretta e devo dire che il procedimento dopo tutto ha funzionato: sono fan e critica a confermarlo. Sono parecchio soddisfatto di tutto…

Beh ora Kevin, consentimi di fare un salto indietro nel tempo di una quindicina d’anni: avere a disposizione il fondatore di quell’Eldorado per i fan del melodic rock chiamato The Storm è un’occasione unica.
Insomma, considerando che da sempre sono un grande fan del progetto The Storm, sarebbe davvero impagabile per me, sapere direttamente da chi lo ha creato, come è nato, con quali aspettative ed oggi, quali sensazioni ti suscita…

Oh dunque…Io e Ross Valory avevamo già registrato e suonato insieme nei The VU: conoscevo, infatti, tutti i componenti dei Journey sin dagli anni ’80. Con il passare degli anni eravamo divenuti amici e confidenti. Fui invitato ad incidere alcuni cori ai Fantasy Studios, per un progetto nel quale era coinvolto anche Gregg Rolie: ci scambiammo i numeri di telefono ed incominciammo a frequentarci con una certa assiduità.
Dopo aver visto assieme molte partite dei San Francisco 49ers, invitati personalmente dallo stesso Herbie Herbet (storico manager dei Journey NdA.), decidemmo di provare ad incidere qualcosa: le prime due canzoni furono “I’ve Got To Learn About Love” e “Show Me The Way”.
Il nostro obiettivo era solo quello di collaborare, senza alcun pensiero al futuro o a possibilità discografiche. Herbie tuttavia, ebbe modo di sentire i brani e subito li sottopose alla Interscope Records ed ai due produttori Beau Hill e Jimmi Iovine: il resto è storia.
Ci siamo divertiti tantissimo nell’incidere i due album e nei tour successivi: questo è tutto quanto ci interessava allora e quel che ci rimane adesso.
In seguito Gregg entrò nella Rock And Roll Hall Of Fame – fui davvero felice per lui – e decise di intraprendere una direzione artistica più orientata alla musica latina, motivo per cui ci separammo. In ogni caso siamo ancora in contatto: non molto tempo fa, ho anche avuto l’occasione di partecipare ad un concerto del suo gruppo per suonare assieme alcuni vecchi classici dei Journey.

Sai, ho sempre considerato “Eye Of The Storm” come una sorta di “ultimo bastione” in un periodo d’oscurità e pochezza per il rock melodico e l’AOR.
Come vi sentivate a suonare un tipo di musica come questo a metà anni novanta? Coraggiosi? Romantici? Sognatori?

Vedi, probabilmente io non ho mai inteso la musica nel modo in cui lo fanno molti. Quando ero ragazzo, ogni genere musicale passava per le radio senza troppe distinzioni. Con il trascorrere degli anni però, sono nate molte stazioni specializzate in questo o quel genere cosa che, in tutta onestà, non ho mai reputato come del tutto azzeccata.
Quando gli stili per cui le radio erano state pensate iniziarono a decadere, a quel punto non restò altro da fare che seguire i trend che rendevano maggiormente: gli sponsor più danarosi che pagavano di più, cominciarono allora a dettar legge, decidendo che tipo di musica andava messa in rotazione.
Si fece largo una classe dirigenziale delle label troppo giovane ed intenzionata a cambiare le regole del gioco. E così cambiò anche quello che la gente ascoltava in radio, emarginando, di fatto, cose ben accolte sino a poco prima.
In realtà ci sentivamo, per venire alla tua domanda, come in trappola: o restavamo seduti ad aspettare, o non ci restava altro da fare che mollare le nostre label major, che ormai ci ritenevano di secondo piano, per metterci noi stessi – in prima persona – alla ricerca di qualcuno che ci desse fiducia.
Ho amato gli anni 80 e 90 e credo sia il motivo per cui oggi, come allora, continuo a suonare questo tipo di musica: ho inciso molte cose “diverse” con parecchi “clienti” e mi sono divertito. Ma non mi sentirò mai tanto a mio agio, di come quando mi occupo del mio amato Aor/Melodicrock!

Considerando però che I tuoi contatti con Neal Schon e Gregg Rolie sono ancora molto vivi, dici che non ci sarà mai la possibilità di un The Storm parte 3?

Ehhh, questa è una domanda cui solo Dio può rispondere con certezza. Io non posso controllare le altre persone…ma non sarebbe davvero magnifico?

So ad ogni modo, che in questi ultimi anni, hai realizzato un album di cui mi accennavi anche poco fa, “Fly2Freedom”, un disco di cover dei Journey. Me ne vuoi parlare brevemente?

Me lo hanno chiesto tante volte i fan ed ho semplicemente dato loro quel che volevano. È in realtà un disco nato solo per questo. Sono un fan dei Journey, proprio come te: non potendo cantare con loro, allora ho pensato di cantare le loro canzoni, senza di loro. Come ho detto prima, purtroppo non posso decidere per queste persone…posso solo decidere su quello che riguarda me musicalmente…

Al momento, potrebbe essere una domanda un po’ sciocca: ma anche per i Two Fires, pensi che dovremo aspettare altri otto o dieci anni prima di un altro album?

Ah ah ah (ride NdA.)…No! Non aspetterò più così tanto! Frontiers ora è progredita ed offre la possibilità di creare nuovi progetti con maggiore frequenza. Avevo bisogno solo di capire cosa volevo e di ricostruire le mie prospettive: penso che da qui in avanti, arriveranno cose mie con molta più costanza!

Insomma, cosa rappresenta questo nuovo disco per te? Una rinascita con qualche messaggio particolare?

Ma no, non sono solito comporre per lanciare messaggi di particolare spessore. Cerco di far qualcosa che parli al cuore, all’anima ed alla mente.
Tanti anni fa, un vecchio musicista mi disse: “figliuolo, devi far ridere e piangere i tuoi ascoltatori. O almeno farli pensare!”
Se una di queste tre cose accade, ho raggiunto il mio obiettivo ed ho avuto il successo che volevo. Ciò che desidero lasciare al mondo quando me ne andrò, è questo: un grande e buon lavoro per la musica, ed il nuovo cd non rappresenta altro che una parte di esso.
I nostri giorni sono limitati ad una vita sola, e mi sto adoperando con impegno per completare la mia missione…
Poi mi dirai… ti ho fatto ridere, piangere o pensare?

Per darti questa risposta, spero di incontrarti di persona un giorno…
Ad ogni modo, avrei davvero molte domande da porti Kevin, ma rischierei di rubare troppo del tuo tempo. C’è qualcosa che vuoi dire ai tuoi fan italiani ed ai lettori di Truemetal?

Tre dei miei nonni sono italiani, quindi io sono perfettamente affine all’Italia. Sono per tre quarti italiano e credo sia ormai venuto il momento di venire da voi per qualche concerto dal vivo.
Abbiamo lo stesso sangue, amo tutto ciò che gli italiani amano ed ho bisogno di rivivere la cultura dei miei antenati. Tenetemi da parte qualche buon piatto di pasta, intanto… io per ora, vi mando tutto l’affetto possibile!

Grazie ancora! In bocca al lupo per tutto e mi raccomando, continua a tenere viva la fiamma del rock melodico!

Assolutamente sì Fabio, manterrò la fiamma ardente e luminosa! (“Burning Bright” NdA)

Fabio Vellata

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Discografia Two Fires:
 

  • Two Fires (2000)
  • Ignition (2002)
  • Burning Bright (2010)

 

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