Live Report: Jonna & The Loud Shooters e Anno Mundi a Roma

Di Angelo D'Acunto - 2 Giugno 2010 - 21:55
Live Report: Jonna & The Loud Shooters e Anno Mundi a Roma

Il 10 maggio al Sinister Noise di Roma, si sono esibiti Jonna & The Loud Shooters, con gli Anno Mundi come band di apertura. Per chi non conosce il locale, l’ambiente era metaforicamente appropriato alla serata. La sala si trova al piano inferiore e la discesa delle scale verso un luogo fumoso e in penombra, dal quale arrivano i colpi sempre più forti di batteria, mima l’immersione in crescendo provata nella musica dei due gruppi.

Report a cura di Simona Ruffini


Anno Mundi

L’attacco degli Anno Mundi, band di recentissima formazione dedita ad un suono duro e cadenzato tipico dei Black Sabbath più oscuri, è affidato al cantante Luca Jason, in una delle sue ultime, ahimé, performance con il gruppo. Il brano inizia con la sola armonica che omaggia The Wizard dei Black Sabbath per poi tradire ascendenze zeppeliniane: Snail Trail è un pezzo completamente strumentale che pare richiamare alla memoria l’incipit iniziale dell’intramontabile Moby Dick, seppur priva di un assolo di batteria. Il singer appare all’inizio fuori contesto, ma è davvero solo un’impressione iniziale. Il suo timbro si colloca “a metà tra il Nick Cave e il “Mr Bungle” Mike Patton”. Al primo (Cave), egli assomiglia anche fisicamente, cosa che aumenta la suggestione. L’omaggio ai Black Sabbath continua in brani come Time Lord e Shining Darkness, entrambi caratterizzati da riff granitici e cambi di tempo dal suono connaturato. Il secondo brano è peraltro arricchito da una dedica che il chitarrista degli Anno Mundi dedica, tradendo commozione, a Peter Steele, cantante e bassista dei Type o Negative, scomparso il 14 aprile scorso. Il gruppo lascia spazio ad un altro tipo di sonorità, un’estemporanea parentesi alla chitarra acustica suonata a sorpresa dal batterista. La lunga suite God Of The Sun è virtualmente divisa in due parti: nella prima, attorno ad un riff di stampo oscuro e sinistro viene costruito un incedere modulato, cadenzato, a tratti magnetico; il brano si sviluppa nella seconda parte, con una lunga cavalcata arricchita da diversi cambi di tempo che tradiscono vaghe influenze progressive. Il set si chiude con un medley che sintetizza le principali influenze del gruppo: “Dazed & Confused” dei Led Zeppelin e “Paranoid” dei Black Sabbath. L’accoppiata sembrerebbe improponibile, eppure il gruppo riesce a fondere i due pezzi alla perfezione nell’unico comune denominatore dei due brani: la irruenta sequenza di note, che funge da preludio all’esplosione improvvisata presente nella versione dal vivo di Dazed & Confused, che coincide – strano ma vero – con l’indimenticabile riff iniziale di Paranoid. Se l’apertura di un gruppo serve a riscaldare la sala, gli Anno Mundi ci sono riusciti. Ciò è innegabilmente riuscito nonostante il nuovo bassista, Franz Eissenberger (già leader dei disciolti Morgana’s Kiss), si sia unito al gruppo soltanto tre settimane prima del concerto.

Setlist:

01. Snail Trail Time Lord
02. The Shining Darkness
03. Acoustic Medley: Black Roses/Dawn
04. God Of The Sun
05. Dazed & Confused
06. Paranoid
 


Jonna & The Loud Shooters


Spazio a Jonna and The Loud Shooters, quindi, anch’essi con un bassista di recente acquisizione (Umberto Santini al posto di Maurizio Mancini). Jonna è una vera e propria istituzione vivente del rock and roll capitolino, noto per i suoi innumerevoli progetti musicali. Dal ’92 ad oggi, ha fatto parte, tra gli altri, dei Lord Brummell (con i quali ha registrato due dischi, “Ph-Aces” del 1999 e “Tango” del 2000), dei Theatres Des Vampires, con i quali ha inciso e pubblicato nel 2001, col nome di Mortifer, l’album “Jubilaeum Anno Dracula”. Tra le sue collaborazioni attuali, è appena il caso di citare quella con Lace Black (progetto solista di Luca Celletti, per molti anni voce, mente e motore degli Eurosmith, una delle band tributo agli Aerosmith più famose in Europa). Per quanto riguarda i suoi progetti personali, è leader di un altro gruppo, The Guestz, e giusto per non rischiare di annoiarsi, porta avanti tre cover band: The Mob Rulers (Black Sabbath), AC/HD (AC/DC), Pure (THE CULT). Con i Loud Shooters – prima conosciuti come Jailbreak, poi come Hot Custom Man – suona dal 1992.
Il primo brano, “Burnin’ Fire… Tonight!” non lascia dubbi: il gruppo indurisce la formula street/glam che aveva caratterizzato molte band statunitensi di metà anni ’80 con innesti ruvidi tipici di certe formazioni anglosassoni di fine seventies, quali Motorhead e Judas Priest. Ne sono massima espressione, ancor più del brano citato in apertura, “Feelin’ Beatin’ ”, ricco di un assolo particolarmente avvincente, “War Machine”, il cui titolo “onomatopeico” dovrebbe rendere superflui ulteriori commenti, “Wasted Future”, che sembra quasi omaggiare alcuni compagini thrash di fine anni ’80. Nondimeno, la band si propone anche in contesti più orecchiabili, fondendo in almeno due brani (“Ridin’ On The Road” e “Ten Years In Jail”) tre inconfondibili influenze musicali: Rock And Roll, Street e Glam. Ciò è particolarmente evidente tanto nelle musiche, quanto nei titoli, ove parole come “Road” e “Jail” evocano vizi, sregolatezze ed intemperanze di band dissolute e sfacciate come Guns and Roses, Motley Crue, L.A Guns. Il gruppo naviga coraggiosamente in questo range musicale anche quando propone le cover, 4 in tutto: da un lato la musica irriverente e piratesca di Motley Crue (“All In The Name Of ….”) e Cult (“Lil’ Devil”); dall’altro la robusta arroganza di Megadeth (“Almoust Honest”) e Metallica (“Sad But True”).
La sintesi perfetta di quanto fin qui espresso la troviamo nell’esordio discografico intitolato “Show The Real Face”, dal suono street rock talmente duro e solido, da staccarsi dalle sonorità dei “cugini” The Guestz e ricordare piuttosto i Motorhead più sfrontati e arroganti.

Setlist:

01. Burnin’ Fire… Tonight!
02. Ridin’ On The Road
03. Feelin’ Beatin’
04. Almoust Honest (Megadeth)
05. War Machine
06. Wasted Future
07. Ten Years In Jail
08. All In The Name Of …. (Motley Crue)
09. Lil’ Devil (The Cult)
10. Sad But True (Metallica)