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Asylum Pyre (Johann Cadot)

Di Fabio Vellata - 5 Marzo 2013 - 9:00
Asylum Pyre (Johann Cadot)

…chi non ha apprezzato la nostra proposta, lo ha fatto affermando che c’è troppa varietà al punto che sembriamo impersonali e senza un nostro stile…
In realtà, se posso permettermi, molti non comprendono che proprio questo è il nostro obiettivo!

(Johann Cadot)

 

 


Fuori sul finire dello scorso anno con “Fifty Years Later”, secondo capitolo in carriera, gli Asylum Pyre si presentano come una delle tante band attive in territori power-prog che con sempre maggiore intensità sgomitano alla ricerca di un po’ di spazio in giro per il vecchio continente.

La provenienza da una scena attualmente non certo tra le più rinomate in tali ambiti come quella francese e l’anima ecologista del progetto, hanno stuzzicato la nostra curiosità…

Intervista raccolta da Fabio Vellata

Ciao Johann! Considerando che il vostro è un nome piuttosto nuovo nel panorama Heavy, cominciamo proprio dall’inizio. Vuoi raccontarmi un po’ la storia degli Asylum Pyre?

Certamente!
Per prima cosa però, lascia che io ti ringrazi per l’opportunità di questa intervista per la quale siamo onorati!
E quindi, noi siamo gli Asylum Pyre dalla Francia. La band esiste sin dal 2006, ed è stata costituita da Julien Peuch (basso) e Cedrik Djelassi, il secondo chitarrista dell’epoca.
Attualmente il gruppo è composto da sei elementi tra i quali, la nostra eccellente vocalist Chaos Heidi alla voce.
Abbiamo realizzato il nostro primo cd nel 2009, intitolato “Natural Instinct”, che ha ricevuto qualche buona recensione e ci ha concesso di ottenere un discreto seguito in patria: ora siamo qui a presentare il nostro secondo disco – uscito per Massacre Records lo scorso mese di dicembre – che ci auguriamo possa convincere l’audience ancora di più.
Del resto, sinora i feedback sono stati senz’altro positivi…

Per te è la prima esperienza di un certo livello nel music business…che sensazioni provi?

In effetti, è il mio primo passo nel mondo della musica. Gli Asylum Pyre sono la mia prima ed unica band e beh, come potrai immaginare, ne sono piuttosto orgoglioso.
Non è così però per gli altri: Heidi ha avuto già precedenti esperienze anche se di minor rilievo, pur tuttavia ha un background di studi che ci hanno consentito di esplorare molte soluzioni a livello vocale, soprattutto in studio: fatti un’idea ascoltando il finale di “Any Hypothesis”!
Il nostro bassista Julien invece, ha collaborato con molte realtà esterne alla musica heavy ed è molto abile negli arrangiamenti, mentre Vince e Didier sono indubbiamente i più esperti tra noi e sono coloro che hanno saputo meglio instradarci nel modo più consono nel processo di registrazione, rendendo la band quanto più efficiente possibile.

 

 

So tra l’altro, che il vostro moniker ha una genesi piuttosto travagliata…

Ad essere sinceri, abbiamo cercato un nome valido a lungo prima di trovarne uno che ci rendesse davvero soddisfatti.
Azzeccare un moniker che suoni bene e non sia già usato per altro è davvero complicato: abbiamo fatto una vera e propria sessione di brainstorming per ottenere un buon risultato ma devo dire che quello che siamo riusciti ad ottenere è proprio quello che cercavamo. Appena l’ho letto, mi sono subito sorte spontanee le linee guida di alcune canzoni…
Per maggiori dettagli però, invito tutti i lettori a farsi un giro sul nostro sito web: è una storia un po’ lunga che lì troveranno molto ben dettagliata!

Mi parli di testi di canzoni…immediato quindi chiederti qualcosa di più approfondito, anche e soprattutto, in relazione a quest’anima ecologista che pare essere uno dei vostri motori primari…

Come potrai immaginare, c’è parecchia varietà.
In “Natural Instinct” ad esempio, molti brani erano incentrati su guerra e disagio sociale, mescolati con qualche argomento, per così dire, più leggero. Tuttavia il nostro topic principale era nella sostanza quello dell’ecologia, come giustamente sottolinei.
Sul nostro ultimo album abbiamo quindi deciso di proseguire proprio su questa direttiva, approfondendo il tema dell’ecologia che a noi sta particolarmente a cuore.
Tutti i pezzi, infatti, sono connessi tra di loro e sono ispirati al fallimento della conferenza sull’ambiente di Copenhagen, del 2009 ed alla distruzione della foresta pluviale.
“Any Hypothesis” è l’unica eccezione, giacché è incentrata su questioni esistenziali che riguardano le incertezze sul futuro e sulla vita (Dio, morte, vita, universo)…

Quella che, ad ogni modo, sembra essere la preferita di molti è “These Trees”, anche se, dopo tutto, ognuno ha la propria e non c’è grande uniformità di giudizi. Un aspetto questo, che da l’idea della varietà del disco: non ho dubbi sul fatto, ad esempio, che anche “Dead in Copenhagen”, “Fifty Years Later” e “Any Hypotesis” abbiano un buon appeal!

…e chi ne è il responsabile?

Proprio io!
E, in effetti, quelle che ti ho appena nominato, insieme a “Against The Sand”, a mio parere sono le meglio riuscite in tema di testi.
“These Trees” principalmente perché reputo che il genere umano sia davvero connesso agli alberi ed alla natura: non riesco ad immaginare un mondo senza alberi…
“Fifty Years Later”, invece, per il fatto che ho davvero grande incertezza e timore per il futuro…mentre “Against The Sand” è, a mio avviso, vincente e riuscita perché ha un che di molto poetico, riguardante quella speranza che rimane sempre in fondo al cuore in ogni difficoltà e che si lega da vicino alle persone che ami e sulle quali puoi contare…

 

 

Certo è che il vostro stile richiama un buon numero di influenze che vanno dall’epic metal sino al power prog, inglobando, in senso molto ampio, cose che possono variare dai Virgin Steele ai Symphony X, passando per il power metal tradizionale.
Chi sono i nomi che possono essere considerati come davvero influenti per gli Asylum Pyre?

Sono davvero molto felice quando mi dicono che in qualcosa possiamo assomigliare ai Virgin Steele, una band che ammiro e rispetto da molto tempo.
Alcuni dei loro pezzi come “The Burning Of Rome”, “Perfect Mansions”, “Arms Of Mercury” sono tra i miei preferiti di ogni tempo: poche altre band sono state in grado, a mio parere, di creare il medesimo pathos attraverso le melodie vocali.
Per i miei gusti, loro e i Savatage, sono e saranno sempre le due band più “emozionanti” di sempre.
Per questo album tuttavia, posso elencarti tra le influenze anche Helloween, Pain Of Salvation, Vanden Plas, Labyrinth ed Anathema. Ma potrei comunque aggiungerne molte altre…
Mi piace però pensare che ci siano anche molte parti “personali”, non necessariamente legate al sound ed al feeling di altre band!

Ritieni ci sia stata una certa evoluzione nel vostro suono, tra il primo ed il secondo album?

Direi di sì. Ora le nostre canzoni sono molto più dirette. Volevamo qualcosa di estremamente lineare, brani d’impatto che potessero essere efficaci on stage.
E ci abbiamo lavorato su parecchio – soprattutto sui cori – cercando di limare o eliminare le cose non necessarie.
Contemporaneamente, abbiamo comunque cercato di mantenere un nostro stile con l’utilizzo di una struttura delle canzoni composta da atmosfere varie e mutevoli.
Insomma, per il nostro secondo album siamo andati alla ricerca di qualcosa di “semplice” ma non “dozzinale”! E credo che, dopo tutto, siamo stati abbastanza abili da riuscirci almeno un po’…
Ovvio poi, che ci siano anche molti elementi di “modernità” che si sono aggiunti, in particolare a livello di suono e produzione…

Cambiando per un attimo argomento, cosa mi racconti invece della scena heavy al di là delle Alpi?
In effetti, negli ultimi tempi sembra esserci un po’ più di interesse per questo genere di musica anche da voi, paese tradizionalmente impermeabile a certe sonorità…

Ci sono senza dubbio alcuni buoni talenti e band che hanno contribuito un minimo a creare un po’ d’interesse. Purtroppo però alcuni di loro, credono di essere di livello eccessivamente superiore e rimangono nella vana attesa che il mondo si gli si prostri davanti.
In realtà il prog ed il metal melodico non sono molto considerati qui in Francia: il metal poi, soffre di dipendenza da un gran numero di clichés.
Aggiungi quindi, che i media nemmeno ci considerano di striscio, per non parlare dell’audience che è troppo svogliata per muoversi ed andare ad assistere a qualche show…
Come puoi vedere, insomma, non sono troppo ottimista, ma molte di questo cose sono assolutamente vere…

Per somma fortuna, esistono alcuni gruppi davvero talentuosi anche qui: Headline, Whyzdom, Kerion, Wildpath, Pin-Up Went Down, Nightmare e Misanthrope tra gli altri, che fanno da sempre un buon lavoro, tenendo alta la nostra bandiera!

 

 

Com’è andata invece, la registrazione dell’album e la cura da parte di Massacre del vostro nuovo cd?

Beh, il processo di registrazione ci ha richiesto un tempo davvero molto lungo. Lo abbiamo svolto in diverse sessioni a partire dall’aprile 2011, per terminare nel gennaio 2012!
I tempi dilatati ci hanno però garantito la possibilità di ponderare con calma ogni scelta in merito ad ogni parte del disco: ci sono sempre cose che vorresti migliorare e modificare…
Poi, è inutile, puoi avere anche dieci anni di tempo a disposizione, ma alla fine ci saranno sempre delle parti che avresti voluto provare a fare in modo diverso, aggiungere qualcosa, cambiare un effetto, differenziare un’armonia vocale…
È stata, ad ogni modo, una bella esperienza che abbiamo condiviso con il producer Didier Chesneau, un vero esperto del settore: abbiamo imparato più in questi otto mesi da lui che in dieci anni di carriera!
E siamo decisamente soddisfatti del risultato finale…

Per quanto riguarda Massacre, nulla da dire, un contatto nel quale non speravamo più di tanto, si è rivelato vincente. Gli abbiamo spedito la nostra musica, a loro è piaciuta ed eccoci qua!
Forse è ancora presto per parlarne, ma credo stiano facendo un ottimo lavoro nel promuovere il nostro album: la prima tiratura del cd è già terminata!

E che reazioni avete ricevuto da stampa e pubblico?

Direi molto buone: siamo parecchio contenti di come stanno andando le cose.
Ciò che ci rende più lieti tuttavia, è scoprire il fatto che molti ascoltatori che hanno acquistato il cd ci hanno seguiti sin dall’inizio nella nostra evoluzione, ed amano molto lo stile della nostra nuova fronwoman Heidi.
In aggiunta, anche i testi dei brani sembrano aver fatto breccia in buona parte del pubblico, aspetto per noi davvero di peso.
Di contro, chi invece non ha apprezzato la nostra proposta, lo ha fatto affermando che c’è troppa varietà al punto che sembriamo impersonali e senza un nostro stile…
In realtà, se posso permettermi, molti non comprendono che proprio questo è il nostro obiettivo!
Eppure si tratta di un particolare che par infastidire molto coloro che non sono in grado di piazzarci in una categoria rigida e ben definita…

 

 

Come ogni “interrogazione” che si rispetti, non possiamo esimerci dalla domanda di attualità.
Beh, che dire, questi sono tempi duri, in Italia come in Francia: disagio sociale, ambiente poco tutelato, governi spesso incapaci, speculazione…
Qual è la tua idea sull’Unione Europea ed in generale sul complesso periodo storico che stiamo attraversando?

Sono fermamente convinto che nessun paese possa sopravvivere da solo.
È tempo per le persone, di capire che viviamo tutti insieme nello stesso mondo e nel medesimo pianeta: ogni cosa deve essere valutata e pensata ad un livello di coscienza internazionale e collettivo.
Ognuno inoltre, dovrebbe imparare a fare qualche sacrificio, senza pensare di dover avere tutto quanto garantito istantaneamente e senza alcuna fatica…
Vivi, pensa, lavora, smetti di sprecare risorse, sii paziente e cerca di collaborare aiutando gli altri.
O muori in solitudine…

Molto interessante!
Intanto, siamo arrivati al termine dell’intervista.
È stato un piacere fare la tua conoscenza Johann e presentare la tua band ai nostri lettori.
Puoi aggiungere quello che desideri, se ti va!

Fabio, grazie a te per il tuo tempo e l’opportunità che mi hai offerto.
Speriamo di poter condividere la nostra musica con più persone possibili, magari facendoci conoscere anche da voi, nell’obiettivo di suonare qualche volta proprio in Italia.
Lasciamelo dire: dovete ritenervi fortunati ad avere una scena musicale molto florida e ricca di ottime band!
Mi piacerebbe proprio condividere il palco in futuro, con qualcuna tra le migliori di esse…

Fabio Vellata


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Discografia Asylum Pyre:

  • Native Instinct (2009)
  • Fifty Years Later (2012)

Sito web ufficiale Asylum Pyre

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