Stoner

Intervista Black Rainbows (Gabriele Fiori)

Di Fabio Vellata - 28 Aprile 2018 - 0:01
Intervista Black Rainbows (Gabriele Fiori)

 
A pochissime settimane dall’uscita del nuovo album “Pandaemonium“, abbiamo scambiato un po’ di opinioni con Gabriele Fiori, leader indiscusso dei Black Rainbows, gruppo guida della scena stoner tricolore.
Emergono e si pongono in risalto i contorni di un artista verace e sincero, innamorato del proprio lavoro e davvero imbevuto nella musica che suona…
 
Buona lettura!
 

Intervista a cura di Fabio Vellata

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Ciao, qui Fabio Vellata di Truemetal.it, è un piacere poterti intervistare!

Ciao Fabio! È un piacere anche per me!

Pandaemonium è fuori da pochissimo: dopo parecchi anni di attività ed un buon numero di pubblicazioni come vi sentite nel momento d’uscita di un nuovo cd? Ormai è diventata routine, o l’eccitazione è sempre alta?

In effetti ci sentiamo molto molto bene! Perché il disco è valido, molto bello e registrato decisamente bene. Coltiviamo la speranza di ricevere buoni feedback e quindi di continuare questo percorso di crescita. 
Siamo curiosi di vedere i risultati …

Le esperienze raccolte nel corso degli anni, sono certamente una delle ragioni che sottendono all’evoluzione del vostro sound, sempre più maturo, definito ed al riparo da ingenuità. Possiamo descrivervi ormai come una band esperta e consolidata nel settore stoner, da considerarsi pressoché un riferimento per molte giovani realtà nazionali ed europee. Quando avete iniziato questa avventura, vi aspettavate potesse durare così a lungo?

Diciamo che essendo io il filo conduttore nella storia della band – l’ho fondata e portata avanti io stesso – l’idea era proprio questa, quella di farla durare il più possibile, di suonare molto e rimanere in attività a lungo. Ho fatto parte anche di un altro gruppo che è esistito per parecchio tempo salvo poi doversi sciogliere: purtroppo non ero io a condurne le sorti e le cose non sono state fatte nel modo consono. Con i Black Rainbows volevo costruire una band solida, di riferimento per me, che magari avrebbe potuto pure arrivare più in alto ma che, visti i risultati, mi sta bene anche così com’è, con un seguito “giusto” e fedele. Uno dei miei gruppi di riferimento sono i Motorpsycho che hanno inciso tanti album di qualità e suonano insieme da tantissimo tempo.

Con la vostra musica si può letteralmente staccare il cervello e lasciarsi trasportare dal flusso di emozioni. Da cosa partono e cosa suscita questi viaggi della mente da cui derivano le vostre canzoni? Cosa vi ispira?

Principalmente altra musica, le influenze che ci accompagnano e la voglia di suonare. Non ci sono grossi fattori esterni, è più la voglia di creare nuovi riff, nuove canzoni e la voglia di offrire un’immagine sempre nuova di noi stessi.

 

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Il periodo storico che stiamo attraversando ha una parte di responsabilità nel vostro suono? L’aria che si respirava nel 2007, non è senza dubbio quella di questi anni…

A parte il periodo storico in generale, il momento attuale al riguardo della scena descrive un rinnovato interesse per essa. Eccezion fatta per l’uscita dei Kyuss, non c’era mai stato un grande interesse per lo stoner: è comunque curioso constatare come dal 1994 a 2010 le cose siano cambiate ed i risultati abbiano iniziato a maturare. Una soddisfazione per chi c’è sempre stato.
La società in senso ampio non ha influito più di tanto: a parte internet, non si sono verificati grossi cambiamenti o sconvolgimenti epocali. Nonostante tutto, il genere è stato protagonista di una specie di microesplosione che ha portato nuovi palcoscenici, nuovi festival e nuove band con cui confrontarsi.
Non c’è però un mood diverso da prima: magari rispetto agli anni ’70 dei Black Sabbath può essere, però rispetto agli anni novanta / primi duemila non è che ci siano grosse differenze…

Non di rado siete soliti addentrarvi in scenari cosmici ed interplanetari (Asteroid e Supernova è un esempio straordinariamente efficace in tal senso). Mi sono sempre chiesto la ragione per cui le band stoner ne siano così tanto affascinate da renderli immancabili nei loro cd…

E beh, perché ci piacciono gli Hawkwind! Ci piacciono lo space rock e tutte le sfumature psichedeliche. Questo genere attraversa molte derivazioni: l’occult rock, quello anni settanta, il doom. Puoi trovare band che tendono più un senso o più nell’altro. Per noi però lo space rock rimane fondamentale!

Com’è stata la gestione compositiva di Pandaemonium? Un percorso sviluppato poco alla volta nel corso del tempo, o un processo condensato in un periodo breve e a ridosso della pubblicazione del cd?

Ritornati dal tour con Brant Bjork (ottobre – novembre 2016), volevamo pubblicare un disco nel 2017 o giù di lì e ci siamo messi a scrivere. Solitamente sono io che butto giù i riff principali e poi ci ritroviamo tutti in sala e si suona insieme. Abbiamo iniziato nel dicembre 2016; nel gennaio 2017 siamo andati in pre-produzione ed il disco era quasi pronto per il maggio dello stesso anno. A luglio avremmo dovuto inciderlo in via definitiva in uno studio a Bolzano ma purtroppo il nostro batterista ha avuto seri problemi con un braccio e schiena ed ha dovuto abbandonare. Questo ci ha ovviamente rallentati e siamo stati costretti a cambiare. In tutta fretta la registrazione ha avuto luogo finalmente a novembre.
C’è poi da dire che sino alla fine del mastering, i risultati non sono mai chiari del tutto per cui ci vuole il momento giusto per ogni aspetto: c’è chi si sofferma più sulla scrittura dei testi, suoi suoni o altro. 
Insomma, per ottenere un buon disco ci vuole un po’ di tempo…

Come dicevamo prima, siete indubbiamente da annoverare tra i migliori gruppi stoner della scena rock tricolore. Quali sono i tuoi modelli di riferimento e gli album del passato che più ti/vi hanno spinto ad intraprendere questa carriera?

Tanti, tanti dischi. I modelli di riferimento? Piano, piano ci si arriva: etichette come Tee Pee, Rise Above, Smallstone Records, piuttosto che gruppi come Nebula, Fu Manchu, Kyuss…
Poi i classici dei Monster Magnet, dei Black Sabbath, la scena prog, i Patto…tanti, tanti nomi…

Quali sono i tuoi ascolti? Ti concentri solo su stoner / doom e musica d’influenza seventies, o c’è anche dell’altro nei tuoi gusti?

Molte cose, dal jazz alla musica cantautoriale, il metal…è chiaro però che la passione è sempre stata quella dello stoner e del rock anni ’70!

Dammi una definizione tua, personale, per ognuna delle band citate di seguito:

Monster Magnet

Sono tuttora una delle band più fighe da vedere live! Tra i precursori di un certo tipo di rock acido ed alternativo.

Nebula

Arrivati dopo i Fu Manchu, hanno dato un ulteriore tocco seventies a quanto facevano prima…

Fu Manchu

La soundtrack di un giro in skate. Troppo belli e fighi da morire…

Trouble

Non li ho mai ascoltati molto per cui non mi posso esprimere.

Wolfmother

Molto divertenti all’inizio, anche se un po’ più nel giro mainstream.

Clutch

Personalmente non mi fanno impazzire anche se sono tra i portabandiera assoluti del genere e fanno sempre dei numeri notevoli. Mi fa solo piacere quando una band porta lustro alla scena.

Orange Goblin

Li sentivo sin da ragazzino e mi sono sempre piaciuti, soprattutto le prime cose. Sono storici!

Queens of the Stone Age

Dopo i Kyuss: sono stati divertenti, i componenti di una grande band hanno potuto continuare a “giocare” con un’altra attitudine, compiendo un gran lavoro. Chiaramente dopo tanti dischi non possiamo pretendere che la vena artistica sia ancora proficua come agli esordi. Fanno ancora delle cose interessanti ma Josh Homme ormai è entrato in un sistema differente e c’è da capirlo. Le prime cose sono bellissime: “Songs for the deaf” è un discone, un album di rottura.

E ovviamente Kyuss!

Una band che non ti stanchi mai di sentire e che ti sorprende ad ogni ascolto. Quando li sento mi rendo conto di essere in un gruppo underground: hanno fatto roba straordinaria, seguiti da un pubblico tra i migliori esistenti.

 

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Alla luce dell’evidente maturazione intercorsa tra il debutto ed i vostri ultimi album e cd, quali sono stati sinora, i riscontri di critica e pubblico? Dopo più di dieci anni di carriera siete soddisfatti dei risultati o desiderate molto di più?

Soddisfatti sì, ma mi sarebbe piaciuto ricevere un po’ più d’attenzione, soprattutto nel nostro paese, cosa che non è avvenuta. So benissimo che ogni band ha una sua “conformazione”: ci sono quelle con più hype che però magari finiscono subito, quelle che durano tantissimo, quelle che vendono di più, quelle che invece fanno più numeri ai concerti, quelle con pubblico più giovane e meno giovane… come vuoi…a me però piacerebbe avere qualcosa di più. Magari non troppo…è comunque il pubblico che decide. Forse non è il momento per il grande salto e forse non lo sarà mai: ci auguriamo ad ogni modo di costruirci un pubblico ancora più solido di quello che abbiamo già.

Che futuro vedi per questa musica in Italia, considerando – se ne hai avute – le tue eventuali esperienze a contatto con la scena di altri paesi?

Non mi voglio lamentare della scena italiana. È da “6”. Le grandi band vengono, vogliono venire, ce le portiamo se non vogliono e poi si trovano bene. Non ci sono magari tante serate per gruppi più piccoli ma conosco molti promoter italiani di gran lunga migliori di quelli esteri che ci smenano soldi anche sapendo di perderli. Comunque per passione.
Certo, bisognerebbe cercare di fare le cose più professionalmente, anche se è difficile coinvolgere certi numeri di pubblico.
Consideriamo ad ogni modo che questo sound in Italia esisteva già quando è esploso il fenomeno stoner: non così in Francia o Spagna. C’era solo qualcosa in Germania, Olanda, Inghilterra, Svezia – parecchia roba – e Danimarca. 
Però l’Italia era lì, con gli Ufomammut e altre realtà, il che significa che la nostra è una scena destinata a durare date le sue radici profonde.

 

Domanda assurda, così, per giocare. Se il direttore artistico dovesse impazzire ed aprire a generi affini, parteciperesti mai ad un festival tipo Sanremo, magari con un pezzo stoner cantato in italiano? 

No grazie, non si presta e non ci sarebbero mai i presupposti. Ma nemmeno in contest o roba simile: non c’entreremmo nulla.
È già successo anche con compilation, ma se non sono consone – a meno ovviamente di grosse offerte economiche – non è proprio bello partecipare e non ha senso. Non conviene a nessuno.
Come finire su di un grande giornale. Mi dicessero “vuoi finire con una mezza pagina su Repubblica”? Non mi interesserebbe, i feedback sarebbero pochissimi.
Mi fai invece un articolo su di una rivista di settore in Germania… allora sì, avremmo feedback altissimi!

I saluti finali ed il pensiero conclusivo, come da copione, sono tutti per te…

Grazie mille per le domande interessanti e piacevoli da rispondere. Non sempre succede. Questo mi fa capire che dietro c’è qualcuno competente sull’argomento e che sa proporre un’intervista nel merito.
Grazie davvero per l’interesse, un saluto a tutti e se potete, andate spesso ai concerti.
Vedetene quanti più possibile, mi raccomando!

Ciao a tutti!

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Fabio Vellata

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Discografia Black Rainbows:

  • Carmina Diabolo (2010)
  • 7 – (2012)
  • Twilight in the Desert (2012)
  • Supermothafuzzalicious (2013)
  • Holy Moon (2013)
  • Hawkdope (2015)
  • Stellar Prophecy (2015)
  • Pandaemonium (2018)

Sito ufficiale

Sito Heavy Psych Sounds Records