Metalcore

Intervista Destrage (Paolo Colavolpe)

Di Davide Sciaky - 11 Dicembre 2015 - 13:02
Intervista Destrage (Paolo Colavolpe)

Noi all’Italia dobbiamo tanto perché soprattutto negli ultimi due anni ci ha dato un sacco di soddisfazioni e continua a darcene, gli ultimi due tour per Are You Kidding, sia estivo che invernale, sono stati una figata.
(Paolo Colavolpe)
 

Intervista a cura di Davide Sciaky
 

In occasione del concerto di Manchester, seconda data del tour inglese dei Destrage in supporto dei Sikth, abbiamo incontrato Paolo Colavolpe, cantante del gruppo milanese…
 

Benvenuto su Truemetal! Cominciamo da dove siete ora, dopo aver suonato in mezza Europa, Giappone e dopo alcune prime date qui la scorsa estate siete al primo tour UK, com’è stata l’accoglienza finora?

Si, avevamo fatto la prima data al Tech Fest l’estate scorsa, tre date quest’estate ma questo è il primo vero e proprio tour; finora abbiamo fatto ieri Glasgow in una venue grossa come questa (NDR capacità di 450 spettatori) ed è andata bene, cioè, a parte il tempo che…[ride] no, però è andata bene, buona risposta e poi per noi è un grande piacere fare questo tour con i Sikth di cui siamo grandi fan e sono delle persone splendide.

Come dicevamo nell’anno e mezzo dall’uscita dell’ultimo album avete fatto un sacco di date in giro per il mondo, che progetti/speranze avete per il futuro  dal punto di vista live?

Adesso dopo il tour ci butteremo a capofitto sul nuovo disco, questo tour è uscito all’ultimo quindi abbiamo dovuto un po’ raffazzonare tutte le tempistiche e…direi che come obiettivi non è stato ancora toccato il continente americano e non sarebbe male poter mettere il piede lì ecco.

Come sta procedendo la scrittura del nuovo disco?

Procede bene! Adesso siamo in fase di pre-produzione, entreremo in studio a Febbraio e contiamo di sicuro di pubblicarlo nel 2016, poi vedremo bene con l’etichetta, adesso a dicembre fisseremo la data.

Continuerete a collaborare con Larsen?

Registreremo da Larsen però il mixaggio verrà curato da Steve Evetts, mixaggio e master.

I vostri pezzi sono estremamente complicati, sia dal punto di vista della struttura che da quello tecnico, avete un metodo, una routine nello scrivere nuove canzoni o vengono scritte sempre in modi diversi?

Allora, da due dischi, cioè Are You Kidding e il nuovo, abbiamo sempre seguito lo stesso metodo: fondamentalmente siamo io e Matt a scrivere i testi…ci sono due fasi; prima la stesura del soggetto, di cosa si vorrebbe veramente trattare, poi viene una sorta di scrittura di stream of consciousness dove buttiamo giù tutte le idee, come raccontare al meglio quel tema, attraverso metafore, esperienze di vita e, una volta che abbiamo buttato giù tutto questo, si parte con la stesura vera e propria del testo concentrandoci solo in un secondo tempo sull’inglese.

Che rilevanza hanno i testi nella dinamica di una canzone?

Per me è fondamentale. Poi dipende da che background uno arriva, in ogni caso; ovvio che se parli con una band che so, Glam Rock, ovvio che ti diranno che nei testi devono parlare di fighe, concerti, birra e divertimento. Per noi è una cosa molto importante, anche perché la musica che abbiamo sempre ascoltato è fatta da artisti che hanno detto tante cose anche attraverso i testi e, io personalmente, credo che sia un’arma importante per una band il testo.

La vostra è una musica difficile da catalogare, secondo Wikipedia è Mathcore, Progressive Metal, Alternative Metal, Djent: voi come la definite? Pensi che abbia importanza definirla?

No, non ci interessa, anche perché non è quello che dobbiamo far noi, le definizioni le danno altri e servono per infilare in filoni sia a livello di promozione, che di tour, che di recensioni; la realtà è che secondo me sono pochi i generi ancora definiti all’interno della scena musicale e tra questi quelli realmente credibili con un attitudine seria sono ancora di meno, quindi per quanto mi riguarda non mi sento di far parte di qualche scena in particolare di quelle nominate, noi facciamo musica estrema.

Continuando a parlare di quanto sono complicati i vostri pezzi, in fase di composizione pensate mai a come possano essere suonati dal vivo i nuovi pezzi, vi preoccupate mai che una canzone possa essere troppo complicata da rendere bene in concerto, o invece di come possa essere accolta dal pubblico, o live e studio sono due mondi separati?

E’ una cosa a cui si pensa e per questo disco ci stiamo pensando un po’ di più, più che altro perché abbiamo girato tanto e quindi anche girando vedi come la gente reagisce ad una certa canzone, vedi che resa ha, e allo stesso tempo questa canzone anche in noi sale e da spunto per nuove. In generale non siamo la band che scrive canzoni prettamente per farle live, badiamo di più alla sostanza secondo noi di quello che dobbiamo dire in un pezzo, a quello che vogliamo fare, o semplicemente alla gaseria di un riff o un groove particolare, trovare la balance giusta però è importante, anche perché la maggior parte della promozione avviene live.

Quindi possiamo dire che mantenete il focus sulla canzone, senza dimenticare la componente che possa rendere al meglio live…

Si, diciamo così, esatto. Poi, vabbè, con l’esperienza, suonando tanto e facendo anche dischi piano piano capisci come far  rendere al massimo la tua canzone, hai delle armi, tutte le band hanno delle armi a loro disposizione, devi capire quando utilizzarle, essere consapevole che non puoi utilizzarle tutte, capire un po’ più dove converrebbe vertire, però in generale non è una cosa fatta a tavolino, è una cosa che maturi naturalmente, quindi nel momento in cui stai componendo qualcosa o stai componendo un passaggio, un chorus, una variante, sai già dove vuoi andare a parare, ma te lo senti, non lo decidi a tavolino.

Si parla sempre di crisi del mercato discografico e in Italia si sente a volte parlare anche del problema della difficoltà di emergere anche live in una situazione dove tribute e cover band attraggono di più rispetto a gruppi “originali” giovani; da parte vostra in 10 anni dalla nascita dei Destrage avete avuto una bella crescita tra tour e etichette sempre più importanti: quanto è difficile emergere? E’ possibile vivere di musica oggi?

Vivere di musica oggi è davvero difficile, perché è venuto a mancare il supporto fisico di un mercato che era comunque in gran parte alimentato da esso, quindi si è tutto riversato sul merchandise, sul cachet, ma col fatto che non si vende più esistono un sacco di band nuove, un mercato che è pieno di un sacco di band medio-piccole che si trovano davanti ad una scelta, ovvero o stare in giro tutto l’anno, fare concerti 250 giorni all’anno per poter campare oppure non fare tutti questi tour e avere anche altri lavori, questa è la situazione che si è venuta a creare nella scena rock/metal.
Sull’Italia ti posso dire a me personalmente capita spesso quando sono a casa di andare a vedere concerti underground, in club medio-piccoli e, ti dirò, vedo una bella scena, vedo del movimento, vedo delle feste che comunque ci sono con delle band, chi spacca di più, chi non è capace, ma quelli ci saranno sempre. L’unico consiglio che posso dare è fate le cose al meglio, continuate a farle e proponete la vostra arte senza pretese e se sia ha fortuna si viene capiti e recepiti dalle persone e inevitabilmente le cose andranno a migliorare da un punto di vista di seguito.
Noi all’Italia dobbiamo tanto perché soprattutto negli ultimi due anni ci ha dato un sacco di soddisfazioni e continua a darcene, gli ultimi due tour per Are You Kidding, sia estivo che invernale, sono stati una figata.

Concludiamo qua l’intervista, grazie Paolo, se vuoi fare un saluto a TrueMetal…

Grazie mille per quest’intervista, saluto tutti i lettori di Truemetal.it, grazie per aver letto questa intervista e ci vediamo presto on the road!
 

Davide Sciaky