Black

Intervista Primordial (Alan Averill)

Di Andrea Poletti - 22 Novembre 2016 - 2:00
Intervista Primordial (Alan Averill)

In occasione del nuovo live album “God to the Godless” abbiamo avuto l’opportunità di intervistare il mastermind dei Primordial Alan Averill “Nemtheanga”. Una chiacchierata semplice e diretta, con una persona molto versatile e ferma nel credo di ciò che è riuscita a conquistare e costruire in questi anni con il suo gruppo. Non vi accendiamo nulla di più, a voi non rimane che augurarvi buona lettura.

 

 

Ciao Alan, spero che riusciamo a sentirci bene (skype a volte dava problemi di linea NdR) perché vorrei iniziare in quarta lasciando a te parola in merito a questa nuova uscita. Come mai avete deciso di registrarlo in Germania e da cosa deriva il titolo, pur sapendo che è una vostra canzone (‘God to The Godess’ è un brano per l’album “Spirit The Earth Aflame”)?

Alan: A dire la verità non avevamo in mente di creare un live, non era nei nostri piani almeno, direi più che altro che lui ci ha scelto. Il Festival di per se, il Bang Your Head, aveva la possibilità di registrare chiunque, è un set-up loro personale ma non abbiamo prestato molta importanza a questo aspetto inizialmente. Quando l’abbiamo risentito successivamente abbiamo realizzato che in quell’occasione avevamo suonato bene, secondo i nostri standard, così abbiamo preso la registrazione, portata in Svezia e ad oggi credo sia un live molto forte. Sono ben conscio che non è un live come quelli che venivano fatti negli anni 70 e 80 o quelli grezzi delle black metal band, ma funziona. Diciamo che ci è stata data una possibilità per pubblicare qualcosa che i fan dei Primordial attendevano e per tutti quelli che non ci conoscono di testare la nostra prova sul campo, ha delle potenzialità molto elevate.

Infatti sto ascoltando il live da qualche giorno e sono rimasto impressionato dal suono così potente e dalla vostra energia che avete sprigionato. Pare quasi che sia stata un serata speciale anche per voi in fin dei conti.

Alan: Si certamente, è stata una delle migliori esibizioni di quell’anno e sono orgoglioso di averlo fatto registrare li perché era la quinta volta che ci suonavamo e sin dalla prima hanno sempre rischiato come festival. Quello è un festival che si presta più all’hard rock e al metal tradizionale; la prima volta che ci esibimmo c’erano gli WASP, i Journey, i Y&T ed eravamo sullo stesso stage, non c’erano distinzioni. Da quella volta ha funzionato tutto al meglio e abbiamo ampliato la nostra fan base, si vede che non c’erano solo dei cultori degli Iron Maiden. Non si aspettavano in molti magari che suonavamo in questa determinata maniera per cui prendiamo i lati positivi e fatto accrescere il nome del gruppo.

Mentre mi racconti questo, pensando al Bang Your Head come festival, mi viene quasi da pensare che spesso e volentieri l’aspetto più estremo del metal, entro il quale i Primordial ci sono senza dubbio, viene visto superficialmente. Spesso a priori si tende a lasciarlo da parte senza poi comprendere cosa ci sia sotto veramente, una opportunità persa.

Alan: Mmmm… (ci riflette qualche secondo NdR) Vediamola così, se tu vai a vedere un festival come il “Chaos Descends” in Germania non hai alcun problema a trovarti Necros Christos, Blasphemy e Portrait nello stesso bill. Il tipico festival dove il doom va di pari passo al black e a tutto il resto. Per ciò che riguarda il livello main stream dell’hard rock e dell’heavy questi tendono assolutamente a vederlo con un occhio di riguardo, anche se si tratta dei Mercyful Fate… Per quello che invece riguarda i Primordial, se ci fai caso c’è un cantato non così estremo, abbiamo le melodie e forse le persone si avvicinavano per questo. Ecco perché al Bang Your Head ha funzionato in una qualche maniera.

Posso comprendere ora cosa intendi, non fa una piega. Tornando al discorso di prima, come mai avete voluto dare questo titolo al disco? Quale perché c’è dietro?

Alan: Non c’è un grande mistero dietro, sento che in quel disco è la canzone che abbiamo suonato meglio quel giorno. Se apri il concerto con una canzone racchiusa nel tuo ultimo dico, la gente che conosce cosa ha di fronte non ha pazienza, semplicemente non la ascolteranno.

Onestamente non ci ho mai riflettuto in merito questa opportunità, devo essere sincero.

Alan: Ho notato come molti, sopratutto delle nuove generazioni, se inizi il concerto con una traccia presa dal nuovo disco tendono a dire “ma la conosco, non la ascolto nemmeno”. Abbiamo pensato dunque di partire con una canzone che spiazzasse, in modo da venire incontro a chi conosce il passato del gruppo e far incuriosire chi ha ascoltato solo le ultime composizioni. Quella canzone di suo suona molto forte, ha un giusto bilanciamento tra potenza e mixaggio, suona fottutamente bene e se ci pensi ancora, dopo che il concerto precedente era finito avevamo bisogno di qualcosa che riattivasse gli animi dopo la paura tra un set e l’atro. Credo poi “God to The Godless” sia un titolo perfetto per questo nuovo capitolo. 

Pensi dunque che sia un periodo speciale, un momento particolare per cui è uscito questo live o non ci sono molte ragioni dietro? Credi che ipoteticamente da oggi i Primordial andranno a esplorare qualcosa di diverso oppure non ha una valenza così significativa?

Alan: No onestamente non me ne frega un cazzo (tradotto dalle sue parole: “Honestly I don’t give a fuck” NdR) di cosa accadrà dopo, è un semplicissimo live album senza altro di più. Non c’è un mistero celato alle spalle, siamo cresciuti con album quali “Strangers in the Night” (Ufo NdR) o  “Unleashed in the East” (Judas Priest NdR) che sono dei classici delle band che amiamo. Adoro il feeling di nostalgia di quei dischi, il senso di tutto questo era quello di fare un omaggio, a nostro modo, a quei dischi. Nulla sarà più come quegli anni ma la nostra volontà era quella di avere questo doppio vinile, con le foto dal vivo e qualche richiamo a quelle sensazioni che oggi difficilmente riesci a ritrovare. Se non vuoi comprarlo non me ne frega nulla, se lo compri sono contento e se non ci conosci e vuoi magari prenderlo credo sia un ottimo punto di partenza per capire chi siamo come gruppo. Non cambierà il mondo dai, siamo onesti, è un cazzo di live album senza altro da aggiungere.

Ti capisco, hai perfettamente ragione, ora però pensando in maniera più generale mi viene da chiederti come vedi la tua creatura in questi anni, partendo dagli inizi sino ad arrivare a oggi. Senti ci sia stata una miscela di qualcosa di differente? All’opposto è rimasto invece identico tutto a se stesso? 

Alan: Guarda onestamente il nocciolo alla base del gruppo è stato lo stesso per questi 25 anni, il tempo va via veloce, non abbiamo piani per il futuro e non li abbiamo mai avuti prima. Mi ricordo che dopo il secondo e il terzo album non avevamo molti piani e oggi siamo ancora qua, sorprendentemente. Viviamo come gruppo dentro la nostalgia quotidianamente e all’opposto non abbiamo mai avuto piani a lungo termine, non abbiamo mai saputo cosa avremmo fatto di anno in anno e questo ci ha mantenuto in vita, credo, e per come stiamo non ci fermeremo facilmente.

Lo spero vivamente Alan, sarebbe una perdita enorme.

Alan: Questo nuovo capitolo è una bella esperienza, ma non ha molto di profondo alle spalle, nessun mistero da celare. Non ci sono discussioni sulla politica, sulla filosofia, sulla religione o qualcosa di strano. Vediamolo come un bellissimo quadro di questo periodo, un affresco contemporaneo.

Capisco perfettamente, non ti preoccupare, guardando invece al passato più recente, pensando al vostro album ufficiale più recente. Come lo percepisci oggi “Where Greater men have Fallen”? So benissimo che lo status del gruppo è diverso rispetto a prima, avete guadagnato fama e nuovi seguaci, credo sia stato un passaggio importante per voi.

Alan: Credo possa essere così, mi piace il disco e non ho nulla contro di esso, credo funzioni ancora molto bene. Non ho alcun rimpianto in merito, ha avuto successo con la sua potenza sonora; credo guardando ad un livello più generale che molti gruppi famosi abbiano fatto i loro miglior dischi nella loro prima parte di storia a differenza nostra; noi come Primordial abbiano creato i dischi migliori nella seconda parte di carriera, senza nulla togliere al trascorso ovviamente. 

 

Quindi mi stai confermando che la band ha avuto una crescita, che solo ad oggi avete realizzato i vostri migliori successi, a dispetto di ciò che si crede normalmente.

Alan: Mmm…onestamente credo che “Redemption at the Puritan’s Hand” sia  molto meglio di “Imrama”. Siamo una band che concepisce e crea solamente ciò che gli piace suonare oggi, sono molto contento di questa volontà omogenea da parte dell’intero gruppo, non guardiamo indietro. Non rendiamo tributo a noi stessi, non ho nulla in contrario ai nostri primi dischi ma non credo proprio che chi vuole venire ai nostri concerti oggi vuole ascoltare il nostro primo disco.

Sai che proprio “Imrama” ad oggi è considerato un album culto, averlo originale e prima pressata è una rarità per pochi?

Alan: Non ti so rispondere bene perché credo che qualsiasi cosa di antico diventa un culto nelle mani di chi gli da valore, tutto sta in chi lo possiede. Non ho nulla contro le pressate più moderne e se ci pensi, avere in mano la prima pressata di “De Mysteriis Dom Sathans” o la seconda o la terza ti fa avere in mano sempre le solite canzoni, non cambia nulla. Credo l’importante sia la musica non l’edizione che hai in mano

Ora avrei una domanda che voleva porti un mio amico, parlo a nome suo. Credi che i Primordial quale gruppo possano essere ipoteticamente racchiusi dentro un genere solo loro che potremmo denominare “irish metal”? Non siete, black, non siete folk, non siete doom, siete unici verso voi stessi.

Alan: Guarda credo sia molto facile, non penso ci sia una risposta molto complessa alle spalle. I Primordial hanno un suono che è caratteristico, puoi sentirlo in mezzo a molti, riesci sentire le vallate del nostro paese e la cupezza delle nostre giornate; non dimenticare che non siamo fantasy, non siamo mitologici o cose simili, siamo solamente un gruppo che parla del qui e ora. Cerchiamo di focalizzarci su ciò che accade in questo momento, nel momento in cui componiamo. Certamente siamo connessi all’Irlanda socialmente e culturalmente, senza saperlo ci han influenzato e ci rivediamo, pensavo a noi quale unità come una band non esclusiva ma inclusiva. Se guardi alla cultura del tuo paese, non è la sola Irlanda che fa la differenza ma tutti gli stati dovrebbero tramettere in una qualche maniera ai musicisti, non mi interessa cantare in antico Irlandese; alcuni pensano che sbagliamo a prescindere ma ci interessano i fatti non le fantasie degli altri. Non scappiamo dal mondo moderno, non fuggiamo dai problemi ma piuttosto ci addentriamo nella parte più cupa e intransigente del contemporaneo. Quindi la risposta per il tuo amico potrebbe essere sia si che no (ride NdR).

Ti capisco e concordo a pieno, non voglio aggiungere altro, ti chiedevo cosa avevate come piani adesso e nei prossimi mesi come band.

Non so di preciso, avremo qualche live il prossimo anno e inizieremo pensare al nuovo disco, senza fretta e piani, ma è tutto ipotetico. Siamo fatti così e non ci prendiamo troppi impegni, so che ci sarà un disco nuovo e non vedo il motivo del contrario, ma non ti so dire come e quando. Non ti dico che uscirà tra dieci anni ma per il momento la gente deve accettare ed accontentarsi di questo nuovo live, nulla più.

Ma nemmeno con i Dread Sovereign uscirà qualcosa di nuovo? (Altro gruppo di Alan NdR)

Alan: Si arriverà un Ep a marzo e credo spacchi di brutto, sentilo che di sicuro ti piacerà.

Per me è arrivato il momento di ringraziarti, lascio le ultime parole a te e ti ringrazio per questa bella chiacchierata Alan. 

Alan: Grazie a te, ripeto il concetto di prima, non ci sono misteri oscuri, è un semplice live album. Se amate la band fa per voi, se per alcuni siamo noiosi lo saremo ancora di più e se non ci conoscete, questa è una valida opportunità. Ciao e Take it Easy.