Live Report: Airbourne @ Alcatraz, Milano 29/10/2019

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Live Report: Airbourne @ Alcatraz, Milano 29/10/2019

AIRBOURNE + SUPERSUCKERS

29/10/2019 @Alcatraz, Milano

A pochi giorni dall’uscita di “Boneshaker”, quinto album degli Airbourne, gli australiani tornano in Italia per presentare il disco.
Come ricorderanno loro stessi dal palco, l’Alcatraz di Milano è un locale che conoscono bene avendoci suonato tante volte dal 2010, quando sbarcarono sul palco milanese nel tour di “No Guts No Glory”.
Questa volta troviamo i Supersuckers di supporto che puntuali alle 19.45 attaccano a suonare un divertente e roccioso Rock N’ Roll con un’impronta “southern”.
L’ispirazione Motorheadiana è chiara: abbiamo un trio, il bassista è anche cantante, indossa un cappello da cowboy, voce graffiante e accenni al Rock N’ Roll dal palco (“We are a Rock N’ Roll band” porta immediatamente alla mente “We are Motörhead and we play Rock N’ Roll”)
Come già scritto, della leggendaria band i Supersuckers riprendono il lato più Rock N’ Roll ed il loro ritmo non può che far battere il piede e la testa a tempo per i tre quarti d’ora a disposizione degli americani.
Se il pubblico risponde discretamente alla musica, applaudendo al termine di ogni canzone e alzando il dito medio quando lo chiede il cantante, bisogna notare con disappunto che la maggior partecipazione la si vede solo nel finale quando Matt Harrison degli Airbourne sale sul palco per suonare una cover di ‘Rock N’ Roll Singer’ degli AC/DC.
Si parla sempre di cosa sarà del futuro del Rock, ma la triste verità è che a molti interessa solo sentire le stesse canzoni e le stesse band.

Sono le 21 quando i quattro di Warrnambool saltano sul palco con un Joel O’Keeffe come sempre a torso nudo e, sulle note di un’adrenalinica ‘Raise the Flag’, inizia la festa.
Si prosegue con un classico della band ‘Too Much, Too Young, Too Fast’ che fa esplodere il pubblico: chi salta, chi urla, corna al cielo e si vede anche qualche birra volare.
L’energia è tantissima anche sulla canzone successiva, la nuova ‘Burnout the Nitro’, ed è inevitabile reagire così davanti alla musica degli Airbourne.
Quando abbiamo intervistato Harrison qualche giorno fa, il chitarrista ci aveva spiegato il segreto del successo di una band che non ha inventato assolutamente nulla di nuovo dicendo, “montiamo 24 amplificatori Marshall sul palco ogni notte perché amiamo questa musica”, ed è innegabile che la band trasudi amore per questa musica.
I Marshall nominati dal chitarrista effettivamente ricoprono il palco e, per quanto semplice, è una scenografia efficace: muro di amplificatori, potentissimi fanali che illuminano palco e pubblico, backdrop con il logo della band e la copertina di “Boneshaker”, basta poco per creare un’atmosfera classicamente Rock.
Il concerto continua quindi tra gli inevitabili “Grazi Milan”, “Hey Italia, are you ready to Rock?”, e le altre scenette classiche per la band, come O’Keeffe che, sulle spalle di qualcuno, forse uno della sicurezza, va a suonare un assolo in mezzo al pubblico dell’Alcatraz.
In un primo momento, sulla prima manciata di canzoni, la voce del cantante è un po’ affaticata, ma dopo il giusto riscaldamento la situazione migliora; a livello strumentale, invece, la band è impeccabile dal primo all’ultimo secondo.
Intanto il gruppo prosegue con pezzi che ripercorrono tutta la loro discografia, canzoni come ‘Bottom of the Well’, ‘Breakin’ Outta Hell’, ‘It’s All for Rock ‘n’ Roll’ e, terminando il decimo pezzo, ‘Live it Up’, lasciano il palco.
Tornano però poco dopo scatenando i cori per ‘Ready to Rock’, impossibile resisterle, e chiudono con una devastante ‘Runnin’ Wild’.

Nel complesso il concerto è un una scarica di adrenalina, energico, divertente, O’Keeffe è un grande intrattenitore che dirige a suo piacimento il pubblico e i pezzi sono irresistibili.
Tutti i presenti si sono sicuramente divertiti, noi di certo l’abbiamo fatto, ma, ragionando un attimo col cervello e un po’ meno col cuore, dispiace un po’ che una band nel fiore della giovinezza (l’età media dei musicisti è sui 35 anni) suoni per solo un’ora e venti in un concerto da headliner.
È vero che il ritmo è altissimo, ma speriamo che la prossima volta gli Airbourne decidano di suonare un po’ di più.
Fino ad allora ci torniamo a sparare “Boneshaker” nel lettore di CD.