Live Report: Enslaved+Ne Obliviscaris+Oceans of Slumber @Circolo Colony (Bs) 28/10/2016

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Live Report: Enslaved+Ne Obliviscaris+Oceans of Slumber @Circolo Colony (Bs) 28/10/2016

Un tour unico, una serata speciale nel buio di ottobre. Enslaved, Ne Obliviscaris e Oceans of Slumber per emozionare.

INTRO:

Una data come questa era impossibile da perdere, un tour come questo era impossibile da perdere, quell’occasione più unica che rara per ammirare sul palco tre gruppi, che in generi completamente opposti, riescono ad offrire alcune delle più belle realtà del panorama mondiale. I mitici Enslaved, i fuoriclasse Ne Obliviscaris e “The New Big ThingOceans of Slumber sono alcuni dei top di gamma del panorama underground contemporaneo, non abbiamo molto da girarci intorno. Così che al Colony di Brescia mi ritrovo ad assistere al sound-check e nutro molte speranze in merito alla serata, dentro c’è la sensazione che qualcosa di irripetibile stia per accadere. Ma andiamo con calma e raccontiamo passo passo quello che accaduto. Seguitemi.

 

OCEANS OF SLUMBER

Le luci del locale diventano blu, la musica di sottofondo si abbassa e l’intro che porta sul palco la band è una nenia che ci avvicina al palco, siamo ancora in pochi visto l’orario, ma quei pochi che servono per lasciarci cullare dentro un mondo surreale e atipico. Lei è sensuale, delicata e ammaliante mentre Dobber (batterista) ci regala attimi di verve brutale e annichilente come poche volte accade. Le canzoni suonano più veloci, più strutturate e “grasse” rispetto al disco, hanno un impatto più forte ed ostico, come se la loro vera natura sia sul palco, non in studio di registrazione. Gli OOS sono una band fatta di professionisti, dei musicisti con i "controbilancieri" e non v’è bisogno di aggiungere altro. Capisco che io sono lì di fronte perché conosco l’album, le loro canzoni e chi sono loro a livello umano, la gente che si avvicina minuto dopo minuto magari non si rende conto e vedi bocche che parlano, applausi e occhi strabuzzati, perché è impossibile non notare la bravura tecnica e musicale di una band come questa, che ora deve necessariamente avere il consenso che merita. Progressive, death, black, gothic, tratti di gospel e una manciata di blues per non ricevere ordini da nessuno se non dalla musica stessa. Poco il loro tempo a disposizione, qualche fischio negli ampli durante l’esibizione ma la sostanza, quella, non manca anzi. Cammie danza e ondeggia lungo le note di “Night in white Satin” e quando il concerto finisce, torno a salutarli al banco, lei mi chiede sorridendo “ti è piaciuto allora?”. Non so rispondere, e perso le chiedo solo “Tornate presto perfavore”; ci abbracciamo  in silenzio e pausa prima del prossimo concerto. Grandi ragazzi, chapeu.

 

 

NE OBLIVISCARIS

Il mio amico mi dice “E' la terza volta che li vedo, sentirai cosa sono veramente”. Aveva ragione, cavolo che botta, non riesco a non staccarmi dal palco, la birra fa effetto e devo assolutamente e fisiologicamente andare in bagno ma no, non posso devo ascoltare queste melodie, che diavolo sta uscendo da quelle casse, aiuto! Fermateli! Questi ragazzi hanno talento da vendere e lo dimostrano con estrema facilità, come se non ci sia alcuno ostacolo che possa fermarli dallo scrivere brani estremamente curati e stupefacenti. Spesso si tende a pensare che band così complesse abbiano difficoltà a riproporre tutto il malloppo di sovrastrutture congeniate su di un palco, ebbene no, grazie all’aiuto di qualche sampler (necessario e indolore) tutto viene perfettamente ricreato e tutti siamo a bocca aperta. Potrei partire a citare il favoloso lavoro di basso, la magistrale architettura delle chitarre o il doppio lavoro del frontman Tim Charles con quel violino che delinea note ancestrali? Se proprio devo trovare una pecca è il mancato corretto utilizzo degli screaming nel 90% di Xenoyr sostituiti da un growl si efficace, ma anche distante dal passato. Pare proprio che la direzione futura possa volgere versi altri lidi, chi vivrà vedrà. Ad ogni modo la produzione dei suoni è validissima, potente e perfetta, canzoni multicolori quali ‘Devour Me, Colossus (Part I): Blackholes’ o ‘Pyrrhic’ risaltano al meglio, la gente che applaude, incita e sostiene la band attraverso tutta la lunga esibizione è sintomo dello status a cui sono arrivati oggi gli Aussie. Si nota come molti dei presenti fossero li per i NeO, giusto probabilmente perché la tenera età del gruppo non va a discapito della loro resa creativa; bravi ed efficaci, consigliati a molti ma non a tutti per capire realmente cosa può offrire ancora il mondo del metal estremo.

 

 

ENSLAVED

Gli Enslaved sono una macchina da guerra, non sbagliano una nota e diventano così perfetti in sede live, così tanto perfetti che quasi non sembrano veri. La setlist spazia dal primo demo targato 1993 passando per la sperimentazione di “Monumension” sino all’ultimo periodo di “In Times” come da programma, 25 anni di onesta carriera dedicata al metal nordico creato con il sangue di chi vive in quei luoghi. Ivar e Gruntle sono fratelli separati alla nascita e la band, senza nulla togliere agli altri ragazzi, ha solamente due papà, una macchina a quattro mani, quattro polmoni e due menti. Simpatici, sanno intrattenere il pubblico come pochi, mentre ci si diverte insieme in questa grande festa che celebra una vita spesa sui palchi; negli stacchi tra una canzone e l’altra v’è modo di raccontare anche piccoli stralci di vita. La produzione è potente e senza sbalzi, quanta bellezza in così poco spazio vitale, un concerto che non ha bisogno di descrizioni se non sottoineare la mancanza di alcune hit che in molti aspettavano. “Isa” non è stato minimamente toccato e magari “Eld" poteva emergere innocentemente, questo perché? Cosa ci sta sotto? Una seconda e ultima pecca dell’intero spettacolo è quella sensazione di routine, come se la scelta di proporre la stessa scaletta ad ogni data abbia portato ad una sorta di siparietto pronto. Ma non vogliamo guardare sempre il bicchiere mezzo vuoto, preciò rimaniamo concentrati sull’effetto musicale. La sala oramai è abbastanza gremita, molto intensa la partecipazione e la coesione empatica tra band e pubblico è stupefacente, siamo un coro all’unisono. Spesso si tende guardare i lati negativi o mettere pressione sugli errori, ma questa occasione non è così, assolutamente perfetti e applausi a scena aperta perchè lamentarsi sarebbe da stupidi. Unici ed intramontabili.

 

SETLIST

01. Roots of the Mountain

02. Ruun

03. The Watcher

04. Building With Fire

05. Ethica Odini

06. Fenris

07. The Crossing

08. Ground

09.One Thousand Years of Rain

10. Allfǫðr Oðinn

 

ENDING THEME

Saluti e abbracci, applausi di scena e tutti riprendono il proprio sentiero di casa, soddisfatti con sorrisi e chiacchiere come da consuetudine. Una serata unica, la terza del giro Italiano, che ha portato in scena un vero e proprio teatro dei sogni; tre band spettacolari, tre acts in contrasto tra loro e tre magistrali esecuzioni. Una serata carica di passioni che conferma definitivamente come i tour, anche se di fascia underground, valgono molto di più che grandi spettacoli finti e senza cuore. Non ho altro da aggiungere, sarebbe tutto fiato sprecato, eventi come questi sono legati al tuo presente, indimenticabile e segnato a calce. Addio.