Live Report: Iron Maiden @ Ippodromo Milano, 9 luglio 2018

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Live Report: Iron Maiden @ Ippodromo Milano, 9 luglio 2018

Iron Maiden - Legacy Of The Beast Tour

09 luglio 2018 - Ippodromo del Galoppo San Siro, Milano

 

Rivedere gli Iron Maiden dal vivo, dopo decenni, ha il sapore di quegli incontri che nella vita ogni tanto capitano, più o meno per caso e dove sembra che il tempo si sia fermato. Situazione ove per magia scatta ancora quella antica alchimia fra le persone e ci si ritrova magari a parlare di un vecchio argomento lasciato in sospeso, come se tutto si fosse interrotto da un attimo e non da ben trentadue anni.  

Prima di loro le esibizioni dei due supporter The Raven Age e Tremonti che, con alterne fortune hanno scaldato gli animi dei presenti, quantomeno quelli interessati alle loro performance, con i primi, capitanati da George, figlio di Steve Harris belli incazzosi come richiede appunto un concerto alive a quell’età. Diverso il discorso per Mark degli Alter Bridge e allegra compagnia: il loro è uno show più quadrato ed inquadrato, in modalità monolitica, che delizia i padiglioni auricolari dei fan di certune sonorità. Per tutti gli altri, essendo lo spazio a disposizione immenso, c’è modo di ingannare l’attesa senza particolari patemi d’animo.       

 

   

Alle 21.00 scatta il momento di un’ora e cinquanta minuti di lezione metallica, tanto è durata la performance italica in quel di Meneghinia da parte della Vergine di Ferro britannica, che era stata avvistata – e riconosciuta solo dopo un po’ – in un locale di Somma Lombardo a gustarsi le vicende calcistiche mondiali della nazionale inglese.

All’interno dell’Ippodromo di San Siro, fra una puntura di zanzara, una pippata di polvere sollevata dai vicini e l’aroma di qualche cannone nell’aere – evidentemente la location erbosa richiamava naturalmente determinate pratiche – gli Iron Maiden hanno celebrato sé stessi e la loro gloriosa storia. Né più né meno. Sul fatto che fossero una macchina da guerra non vi erano dubbi, la curiosità risiedeva più che altro nel capire, da parte dello scriba, “quale livello di gradazione raggiungessero” ancora nel 2018.

Grazie a uno show pregno di effetti speciali, con continui cambi di fondale e ammennicoli vari brano dopo brano, la band albionica ha, ancora una volta, conquistato il pubblico tricolore, accorso in massa in quel di Milano. La forza degli Iron Maiden, lo sostengo da eoni, risiede nel fatto di portare al proprio capezzale semplici appassionati di musica a 360°, un quantitativo industriale di presenze occasionali e moltissimi ascoltatori che non seguono l’heavy metal ma SOLO e SOLTANTO gli Iron Maiden. Nel momento in cui il gruppo di Steve Harris si presenta dalla Nostre parti accadono situazioni pressoché inedite: impenitenti metallari che solitamente si muovono macinando chilometri in solitaria “per magia” si ritrovano a scarrozzare altri quattro compagni di viaggio che per combinazioni astrali particolari sono riusciti per l’occasione a ricavarsi il permesso dal lavoro, poi sempre incredibilmente in quelle ore non subiscono le menate della morosa, solitamente irreprensibile e con il niet incorporato per altre band ma oltretutto, quasi per intercessione divina costoro trovano pure i 35 Euro per la maglietta ufficiale avanzandone una dozzina per spararsi un paio di birre agli stand ufficiali presenti… A scanso di equivoci: tutte categorie di gente onorevolissima, sia ben chiaro; Dio benedica chi va a gustarsi i gruppi dal vivo, sempre e comunque!   

Dei miracoli, ma per davvero, in una scena asfittica alla quale manca il reale cambio generazionale ove i concerti “normali” di musica dura pagano spessissimo pesante dazio, in termini di affluenza, vendita del merchandising e via di questo passo. La situazione abbraccia “il resto” del mondo heavy metal e hard rock, non di certo le very very big band, che alla fine fra thrash, hard e HM sono una decina e, fra le quali, campeggiano gli Iron Maiden. In ambito tradizionale, come loro, non c’è nessuno! E all’Ippodromo, lunedì 9 luglio 2018 se ne è avuta la riprova, con ben 17.000 astanti, come sottolineato lungo lo show dallo stesso “Bruce Bruce”. Essi sono heavy metal ma “senza esserlo troppo”, hanno dei pezzi incredibili, la melodia giusta, da decenni portano avanti la loro bandiera con una presenza scenica e anche fisica invidiabile. Cosa pretendere di più da una band in giro da quarant’anni suonati? Altri loro coevi, più o meno illustri, denotano i segni del passaggio del tempo in maniera molto più marcata mentre sembra che gli Iron abbiano stipulato un patto con chi sapete bene.

Bruce Dickinson è una molla, da “Aces High” all’ultima in scaletta, “Run To The Hills” non si ferma un attimo. Conduce in modo imperioso e imperiale uno show con i fiocchi, coadiuvato dai vecchi compagni di mille battaglie che non hanno perso un’oncia dello smalto che da sempre li contraddistingue. Una scaletta killer rivolta all’indietro mantiene la tensione alta per quasi due ore, anche se personalmente al posto di “For the Greater Good of God” avrei messo una “Powerslave” piuttosto che “Wrathchild”, tanto per dire, ma trattasi, come sempre, di opinioni personali. Come scritto poc’anzi realmente di livello tutto quanto utilizzato a corollario del concerto: oltre ai cambi d’abito e agli effetti pirotecnici d’ordinanza incredibile vedere volteggiare uno Spitfire sopra la capoccia di Nicko McBrain e soci durante l’esecuzione dei primi pezzi. Tornando allo spettacolo, ben calibrata, poi, la sequenza del cambio fondali di volta in volta, immancabile l’irrompere di Eddie e fantastica l’atmosfera epica generata prima e durante l’esecuzione di “The Sign Of The Cross”, complice un tempo atmosferico particolarmente in linea con il momento. Da brividi, poi, per quelli con qualche capello bianco, ma non solo, classici immortali quali “The Number Of The Beast”, accompagnata da uno scenario incredibile, poi “Iron Maiden” e “Hallowed Be Thy Name”, solo per citarne tre.

Il fatto di aver diviso l’area dell’Ippodromo in due diverse sezioni a prezzi diversificati se aiuta la vivibilità dell’evento e senza dubbio costituisce un elemento di sicurezza innegabile nello stesso tempo toglie un po’ di sano sapore metallico al tutto. L’Acciaio dal vivo va goduto a tu per tu con l’artista e nel caso del concerto degli Iron Maiden, proprio per via dei grandi numeri coinvolti, questo tipo di situazione necessariamente è molto sfumata, sin dai primissimi anni Ottanta. Per potersi gustare un certo tipo di heavy fucking metal, di quello che ti arriva direttamente in pancia e ti fa svolazzare i capelli all’indietro ci si deve giocoforza rivolgere da altre parti. Alla fine, comunque, onore e merito agli Iron Maiden, una band che ha saputo conservarsi benissimo, che permane fottutamente credibile oltreché presentabile. Chapeau!  

9 luglio 2018: l’ennesima notte da segnare sulla “stecca”.     

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti       

 

Foto a cura di Matteo Musazzi