Live Report: L.A. Guns @ Circolo Colony, Brescia, 11/11/2017

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Live Report: L.A. Guns @ Circolo Colony, Brescia, 11/11/2017

Live Report

L.A. GUNS – STONE TRIGGER – BIOSCRAPE – MASTRIBES

@ Circolo Colony, Brescia, 11/11/2017

 

L A  GUNS BAND 2017

 

L’appuntamento targato Soundsrock Agency che si è celebrato lo scorso sabato 11 novembre 2017 presso il Circolo Colony di Brescia doveva verificare se le polveri delle Pistole di Los Angeles godevano ancora di vigore, come un tempo, o si erano bagnate. Cosa che effettivamente poteva anche essere, senza né colpa né peccato da parte della band, beninteso, vista l’umidità generata dal nebbione gocciolante al di fuori del locale. Scuse però non ce n’erano, per gli appassionati: le avverse condizioni viabilistiche non potevano certo fermare la voglia di rivedere sul palco i due vecchi L.A. Guns per antonomasia. Phil Lewis (voce) e Tracii Guns (chitarra) hanno finalmente dissotterrato l’ascia di guerra riguardo la denominazione della band riunendosi sotto lo stesso capezzale. Peccato, e sottolineo peccato, che a causa del riavvicinamento fra i due della partita non sia più il batterista Steve Riley, personaggio fortemente carismatico della Los Angeles anni Ottanta con precedenti anche negli W.A.S.P. Il resto della band si completa con l’ottimo Michel Grant alla seconda ascia, poi Johnny Martin al basso per finire con Shane Fitzgibbon dietro i tamburi.

Formazione massiccia, che sa risultare dura quando deve esserlo, perpetuando nel tempo l’idea che da sempre alberga nell’animo dello scrivente: gli L.A. Guns, con l’album omonimo del 1988, hanno saputo scrivere una fra le migliori pagine della musica dura, confezionando un’autentica perla di hard rock stradaiolo con ascendente heavy metal.  

All’interno di una cornice di pubblico degna, in perfetto orario sulla tabella di marcia, i pistoleri di Hollywood prendono possesso del palco appena dopo un intro preso in prestito da Ozzy Osbourne ed è subito Los Angeles Guns isteria. The Devil Made me do It, Electric Gypsy e Over the Edge in sequenza non lasciano prigionieri: Phil Lewis pare in palla il giusto, tenendo conto delle sessanta primavere sul groppone e una vita non di certo da asceta. Il resto della band spacca, coinvolgendo la gente – da segnalare una nutrita la presenza femminile, quantomeno rispetto ai soliti standard… -  grazie anche a dei suoni ben bilanciati e possenti. Di grande aiuto, poi, i pezzi tratti dall’ultimo album, The Missing  Peace, disco valido e credibile, decisamente in grado di trainare l’audience. Tracii Guns, rispetto alle performance degli L.A. Guns del recente passato, orfane di colui il quale venne sostituito da tale Slash nei Guns N’ Roses, fornisce quel quid in più che fa sempre la differenza in questi casi. Il carisma, la classe, spesso il solo fatto di esserci, lì sul palco insieme con gli altri, basta e avanza, riuscendo a riempire il cuore dei fan che, al solito, pretendono di vedere dal vivo quanto più possibile i membri originari dei vari gruppi, al di là degli steccati di genere.

 

L A  GUNS BAND II

 

 

Gli L.A. Guns hanno in cascina dei pezzoni da 90 e non si fanno certo pregare per tirarli fuori al momento giusto. Grazie a una scaletta ben distribuita Lewis & Co. sanno come riaccendere gli animi degli astanti e Sex Action piuttosto che One More Reason hanno l’effetto di autentiche bordate. Piacevole lo spazio lasciato a Michel Grant durante l’intera performance di Purple Rain di Prince, per l’occasione anche alla voce e chiusura sulle note di Ballad of Jayne seguita da No Mercy Rip and Tear a suggellare un concerto coinvolgente che resterà di certo scolpito nella mente e nel cuore di molti dei presenti.

Prima delle Pistole di Hollywood spazio all’accoppiata tutta italiana costituita dai Mastribes e dai Bioscrape,  che hanno saputo infiammare il pubblico – chi c’era, di certo non si era in presenza di adunate oceaniche… - con delle performance dignitose, nonostante i secondi potessero suonare un po’ fuori contesto all’interno del bill della serata. L’antipasto era invece ad appannaggio degli irlandesi Stone Trigger, che non hanno deluso, forti di un hard melodico di stampo ottantiano pregno di pezzi da rock arena misto a qualche cover, leggasi alla voce Larger than Life, un binomio che dal vivo fa sempre la sua porca figura!

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti