Live Report: "Max and Iggor Return Beneath Arise" @ New Age, Roncade (Tv)

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Live Report: "Max and Iggor Return Beneath Arise" @ New Age, Roncade (Tv)

LIVE REPORT "MAX AND IGGOR RETURN BENEATH ARISE"

NEW AGE, ROCANDE (Tv), 26/11/2019

 

 

Martedì 26 novembre, una data speciale per tutti i nostalgici della vecchia scuola: al New Age di Roncade, in provincia di Treviso, va infatti in onda l’unico appuntamento italiano del “Max and Iggor Return Beneath Arise”, il tour con cui i fratelli Cavalera - due delle figure più amate di tutta la comunità metallica mondiale - stanno girando il globo, riproponendo alcuni vecchi classici della prima era dei Sepultura, quella più sanguigna, più abrasiva, quella più amata. Come si può intuire con facilità dal nome della tournée, la setlist sarà incentrata in particolare su due album, che rappresentano due pietre miliari del thrash: “Beneath the Remains” e “Arise”.
Difficile descrivere il turbinio di emozioni provato all’annuncio di questa torunée: per molti metalhead di vecchia data rappresenta un’occasione per rivivere un’era unica, entrata nella leggenda della musica dura; fare a tutti gli effetti un balzo a ritroso nel tempo, tornare ragazzini per una sera, rivivere quelle emozioni e quei momenti che sono stati segnati da canzoni come ‘Inner Self’, ‘Arise’ o ‘Desperate Cry’. Certo, oltre a questa visione romantica e, per certi versi, nostalgica, affiora anche un po’ di paura: sapranno i Nostri riproporre quei pezzi leggendari con lo stesso impeto, con la stessa ferocia, trasmettendo la stessa adrenalina, lo stesso messaggio? Ed è con questo strano mix di gioia e timore che facciamo il nostro ingresso al New Age, poco dopo le 20:30.
L’impatto visivo all’ingresso in sala lascia il segno: il locale è già colmo di gente; le varie pedane e le postazioni DJ, che di solito occupano i lati del New Age, sono state rimosse per garantire la massima capienza. Sul palco, intanto, si stanno esibendo gli Healing Magic, formazione che accompagna la band dei fratelli Cavalera in questo tour.

 

HEALING MAGIC

Quando entriamo in sala gli Healing Magic stanno eseguendo il terzo pezzo. I suoni, considerando che si tratta della band d’apertura, il cui compito è quello di scaldare gli animi, sono tutto sommato buoni. I Nostri aggrediscono il palco con la dovuta adrenalina e cattiveria ma, forse per una proposta non proprio trascinante, faticano a coinvolgere il pubblico. La band si muove su un territorio fatto di thrash, punk, hardcore e qualche passaggio che potremmo definire visionario. Una proposta interessante ma che appare acerba e migliorabile. Qualche errorino di esecuzione fa capolino qua e là, forse l’emozione di suonare di spalla a un nome sacro come quello dei fratelli Cavalera può aver influito. I Nostri suonano una mezz’ora abbondante e, senza aver regalato grossi sussulti, ricevono comunque il plauso del pubblico. Sono da poco passate le 21:00 quando gli Healing Magic terminano la loro esibizione e, a quell’ora, il New Age è praticamente stracolmo, in attesa del grande evento. Se non è sold out, poco ci manca.

 

CAVALERA

Sul palco, alle spalle della batteria, campeggia un backdrop che richiama i colori della copertina di “Beneath the Remains”, in cui compaiono le copertine del disco del 1989 e quella di “Arise”. Sopra l’immagine svetta la scritta “Cavalera”, con i caratteri del vecchio logo dei Sepultura, che dona ulteriore pathos all’attesa. L’ingresso in scena dei fratelli Cavalera è previsto per le 21:30 ma, come accade nelle grandi occasioni, i Nostri tardano qualche minuto, aspettando che il pubblico inizi a rumoreggiare, aumentandone così l’adrenalina e la fame di metallo pesante. Quando il New Age inizia a farsi sentire in maniera prepotente, sulle note dell’intro di ‘Beneath the Remains’ le luci si spengono e sul palco fanno il loro ingresso Marc Rizzo e Mike Leon, ormai inseparabili scudieri di Max Cavalera. Tocca poi a Iggor e infine a Max, che si impossessa del microfono e pronuncia queste parole: «Who has won? Who has died? Beneath the remains», dando il via al massacro sonoro. La prima parte del concerto è incentrata su “Beneath the Remains”, da cui vengono proposte, una dietro l’altra, le prime quattro tracce, più ‘Slaves of Pain’ e ‘Primitive Furture’. I suoni sono buoni e premiano soprattutto l’operato di Iggor Cavalera alla batteria, che suona con impeto le proprie parti, non risparmiandosi nemmeno un secondo, regalando una prestazione devastante, un autentico rullo compressore. Marc Rizzo si sobbarca il grosso del lavoro chitarristico, sia ritmico che solistico, aggredendo il palco con la giusta adrenalina. Mike Leon si dimostra un bassista schiacciasassi, capace di ritagliarsi il proprio spazio, come nel finale di ‘Stronger than Hate’, in cui si lancerà in un esteso assolo di basso. Max appare invece un po’ appesantito nei movimenti e anche la sua voce risente dello scorrere del tempo, risultando meno abrasiva rispetto agli anni d’oro. Gli va però riconosciuto il merito di non aver “giocato sporco”, di non aver usato degli effetti al microfono con l’intento di nascondere i segni del tempo.
I riff spezzacollo presenti in un disco come “Beneath the Remains” si susseguono uno dietro l’altro, e quando i Nostri fanno partire ‘Inner Self’, l’intero New Age inizia a cantarne il testo, per poi esplodere in un pogo furibondo nel ritornello. La serata è ormai lanciata, tutto il New Age è in pugno ai Nostri, che regalano mazzate su mazzate a un pubblico che non si risparmierà un secondo. La temperatura aumenta a dismisura, rendendo invivibili le prime file, ma cosa importa, la magia che si è venuta a creare è unica: il legame, il rispetto che si è instaurato tra fan e musicisti è talmente forte e intenso da poter quasi essere toccato. Il set dedicato a “Beneath the Remains” si conclude con la velocissima ‘Primitive Future’, nemmeno il tempo di rifiatare che l’intro di ‘Arise’ ricarica le batterie di un pubblico indomito. E così, quando il leggendario riff di ‘Arise’ si impossessa della scena e Iggor inizia a pestare sulle pelli, il New Age diventa una vera bolgia, tanto che il ritornello, quel “I see the world, old old – I see the world, dead dead”, verrà urlato a gran voce dall’intero locale. Le frustate si susseguono senza tregua: ‘Dead Embrionic Cells’, ‘Desperate Cry’, ‘Altered State’, nel cui finale, prolungato e a tratti psichedelico, Max inizia a cantare ‘War Pigs’ dei Black Sabbath, subito seguito all’unisono dal pubblico. Come dicevamo, sul palco Max appare quello meno in forma, ma il suo carisma è tanto e basta un suo cenno, una sua parola per essere seguito da tutto il New Age. Se poi, ultimata ‘War Pigs’, in una terra come il Veneto, inizi a bestemmiare ritmicamente al microfono, beh, hai fatto centro! A ogni imprecazione ottiene come risposta un boato del pubblico che, a sua volta, manifesta il proprio grado di preparazione sul tema… Il set dedicato ad “Arise” si chiude con l’assassina ‘Infected Voice’ e Max chiede a un pubblico provatissimo se ne voglia ancora: la risposta non può che essere affermativa ed ecco arrivare una ‘Orgasmatron’ da paura che, vista la reazione dei fan, rischia di buttare giù l’intero locale. I Cavalera salutano tutti e si ritirano nel backstage, ma è questione di un attimo: vengono immediatamente richiamati fuori a gran voce. Arrivano così gli encore e il nostro viaggio nel passato ci porta ancora più a ritroso nel tempo: i Cavalera ritornano in scena sulle note del diabolico intro ‘The Curse’, per poi sfoderare la seminale ‘Bestial Devastation’. Tocca poi a ‘Troops of Doom’, che crea un autentico massacro sotto il palco, per lasciare poi spazio a ‘Refuse/Resist’, dove il continuo saltare del pubblico avrà sicuramente alterato i sismografi della zona. Lo show si chiude con una sorta di medley composto da ‘Beneath the Remains’, ‘Arise’ e ‘Dead Embrionic Cells’, con un finale rallentato in cui Max ripete in maniera alternata il ritornello di ‘Beneath the Remains’ e ‘Arise’, con la forte partecipazione di tutti i fan.
Il concerto si chiude così, con i saluti e i ringraziamenti di rito, con Max che presenta i suoi compagni di avventura, annunciando Marc Rizzo come “Italiano Marc Rizzo” e il fratello Iggor come “Italiano alla batteria: Iggor”. I Nostri salutano con il classico inchino tutti i presenti e ricevono il meritato plauso.

 

Setlist:

Beneath the Remains
Inner Self
Stronger Than Hate
Mass Hypnosis
Slaves of Pain
Primitive Future
Arise
Dead Embryonic Cells
Desperate Cry
Altered State
Infected Voice
Orgasmatron

Encore:

The Curse
Bestial Devastation
Troops of Doom
Refuse/Resist
Beneath the Remains / Arise / Dead Embryonic Cells

 

 

CONCLUSIONI

Come si può facilmente intuire dalla scaletta della serata, il concerto dei Cavalera - questo il moniker scelto da Max e Iggor per la tournée - è stato un autentico pestaggio sonoro. Uno show che ha saputo soddisfare le aspettative che aveva creato e che rimarrà stampato in maniera indelebile nei ricordi di tutti i presenti. Come abbiamo ampiamente sottolineato l’affluenza è stata elevata, per un evento che ha saputo attirare varie generazioni, anche se le chiome e le barbe brizzolate erano sicuramente in maggioranza. Da segnalare, inoltre, la cospicua presenza di metalhead d’oltre confine, provenienti sia dalla Slovenia che dall’Austria, un fattore che sottolinea una volta in più quanto fosse sentita questa data. Un plauso va sicuramente a Vertigo e al New Age che hanno saputo soddisfare la voglia di metallo pesante di tanti appassionati del Nord-Est, e non solo.

 

Marco Donè