Live Report: Summer Metal 2019 - 2/3/4 agosto, Codroipo (Ud)

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Live Report: Summer Metal 2019 - 2/3/4 agosto, Codroipo (Ud)

SUMMER METAL 2019 – 2/3/4 AGOSTO AREA VERDE DI LONCA DI CODROIPO (Ud)

 

 

Dopo aver lanciato il concorso che ha permesso di vincere i CD degli headliner del Summer Metal 2019, festival a ingresso gratuito che si è tenuto a Lonca di Codroipo (Ud) nei giorni 2-3-4 agosto, Truemetal.it non poteva mancare all’appuntamento friulano. Eccovi quindi il resoconto della tre giorni metallica svoltasi nella provincia di Udine.

 

Live report a cura di Marco Donè

 

GIORNO I – VENERDÌ 2 AGOSTO

Il venerdì del Summer Metal 2019 nasce sotto una cattiva stella. Le previsioni meteo fanno temere il peggio e la pioggia che si riversa al mattino su Veneto e Friuli fa tutt’altro che ben sperare. Verso le 11:00 la pioggia smette e compaiono i primi raggi di sole. Un po’ timorosi, quindi, nel pomeriggio ci dirigiamo verso Lonca di Codroipo, in provincia di Udine. L’apertura dei cancelli è prevista per le 18:00 e i concerti inizieranno alle 20:30. Come sempre, l’area verde si presenta in tutto il suo fascino e sul fondo, imponente, fa bella presenza di sé il palco coperto. Lateralmente sono presenti vari espositori di CD, LP e libri, da cui alleggeriremo il portafoglio facendo qualche acquisto (la prima stampa in LP di “For Whose Advantage?” degli Xentrix è stata una sorta di calamita n.d.r.). Per la serata è prevista pioggia intensa, ma il cielo appare sereno e, come vedremo, la pioggia non si presenterà. Scopriremo solo l’indomani che l’unico punto in cui non ha piovuto nella provincia di Udine è stato proprio in quel di Lonca. Un po’ di fortuna non guasta, si direbbe.
Manca poco alle 20:30 e possiamo notare già una numerosa presenza di metalhead, che fa ben sperare per il prosieguo della serata.

 

DARK POOLS

Alle 20:30, puntuali come orologi svizzeri, entrano in scena i triestini Dark Pools. La band giuliana, nata nel 2015, nonostante abbia un solo demo all’attivo è composta da veterani della scena del nord-est, aspetto immediatamente percepibile da come i Nostri tengono il palco e dall’efficacia delle canzoni proposte. Ci troviamo al cospetto di una compagine dedita al death-groove metal più aggressivo, con varie parti cadenzate intervallate da autentiche bordate in your face che scaldano subito il numeroso pubblico già presente. I suoni sono ottimi e ben bilanciati, permettendo quindi alle chitarre del duo Purinani-Rusalem di poter sfoggiare tutta la loro abrasività, autentico fulcro del sound dei Dark Pools, ben supportate da una sezione ritmica incalzante e dalla rabbiosa voce di Andrea Dean. Più ci addentriamo nella prestazione dei cinque triestini, più il pubblico fa sentire la propria voce, supportando a dovere una formazione che sembra ormai pronta al debutto discografico. Ottimo inizio di serata e band da tenere d’occhio.

 

INIRA

Dopo un rapido cambio palco tocca poi agli Inira, formazione di Vajont dedita a un metalcore in cui fanno capolino influenze modern metal. Freschi autori del secondo full length, “Gray Painted Garden”, pubblicato a ottobre 2018, i Nostri salgono sul palco del Summer Metal 2019 con estrema convinzione e cattiveria. La band è rodata da anni di concerti e mette a segno una prestazione vincente sotto ogni aspetto, sia per l’efficacia dei pezzi e per la presenza scenica, che per la tecnica sfoggiata. Spicca in particolare la prova di Gabriele Boz alle pelli, che sa combinare con maestria pulizia e potenza esecutiva, un autentico panzer. Nel loro tempo a disposizione i Nostri pescano a piene mani dal secondo lavoro, proponendo tracce come ‘Venezia’ e ‘Discarded’ che si rivelano vere e proprie frustate in faccia a un pubblico sempre più numeroso e caldo al punto giusto, presupposti che fanno ben sperare per il prosieguo della serata. Gli Inira, anche dal vivo, confermano di aver raggiunto la propria maturità artistica e si rivelano una band su cui puntare a occhi chiusi. Promossi a pieni voti.

 

BRUT&MADONE

Quando tocca ai Brut&Madone entrare in scena sotto il palco si è formata una vera ressa, con un pubblico in totale fibrillazione. Ci troviamo d’altronde al cospetto di uno degli idoli di casa, una compagine nata dalle ceneri degli SlowMotion Apocalypse e Rumors of Gehenna, che porta avanti una miscela di hardcore e metal cantato in friulano. I Nostri sono un autentico fiume in piena che travolge tutto e tutti, pura violenza sonora condita da tanta autoironia e voglia di divertirsi. La platea del Summer Metal non aspettava altro e tra le prime file parte un pogo forsennato. I suoni continuano a essere ben curati (costante che impareremo ad apprezzare per tutta la durata del festival n.d.r.), permettendo ai Brut&Madone di riversare sul pubblico tonnellate di decibel al fulmicotone. I Nostri chiudono il loro set con il classico ‘Chel dal Fomai’, il cui testo è tutto un programma, canzone cantata a gran voce dai presenti, anche da chi non sa il friulano, visto che il quintetto prima del proprio show aveva distribuito un libretto con tutti i testi dei brani in programma. Poc’altro da dire: prestazione impeccabile, con il clima della serata diventato ormai incandescente.

 

DESPITE EXILE

Arriviamo quindi al momento clou della prima serata, con gli headliner Despite Exile che fanno il loro ingresso sul palco. Il giovanissimo quintetto di Udine è una delle newcomer band più interessanti uscite dal territorio nazionale. L’ultimo disco, “Relics”, pubblicato per la prestigiosa Lifeforce Records, ha permesso ai cinque di poter girare l’Europa in lungo e in largo, spingendosi fino in Giappone, calcando palchi importanti. Nonostante la giovanissima età, quindi, i Nostri hanno immagazzinato esperienza da vendere e lo si nota immediatamente per l’esplosività con cui aggrediscono il palco, mettendo subito in chiaro che non sono qui per fare prigionieri. Nonostante le canzoni siano composte da trame intricatissime, pronte a valorizzare l’elevato tasso tecnico del quintetto, i Despite Exile fanno subito presa sul pubblico e ci regalano un’ora di assoluta violenza sonora, ben impersonificata dalla presenza scenica del cantante Jei, che si dimostra frontman di livello. Il melodic deathcore del quintetto di Udine è la ciliegina sulla torta di questo venerdì sera, orientato verso sonorità di stampo “modern”, con la band che si dimostra capace di trascinare e farsi seguire dal pubblico in un territorio fatto allo stesso tempo di sangue e melodia, mettendo a segno una prestazione senza punti deboli. I Despite Exile salutano un pubblico in tripudio e il sipario cala su questa prima giornata del Summer Metal 2019, convincente sotto ogni punto di vista.

 

GIORNO II – SABATO 3 AGOSTO

Le previsioni meteo per il sabato fanno stare tutti tranquilli e anche il cielo non dà segnali preoccupanti, anzi, il Sole si fa sentire e il termometro è ben sopra i trenta gradi. I concerti sono previsti a partire dalle 18:00, con l’apertura dei cancelli fissata alle 16:00.
La seconda giornata del Summer Metal 2019 cambia completamente registro rispetto al venerdì e ci offre un bill vario, con band melodic metal, doom, estreme e folk. Notiamo subito la presenza di qualche espositore in più rispetto al venerdì, da cui alleggeriremo ulteriormente il portafoglio.
Le 18:00 si stanno avvicinando e sul palco entra in scena la prima band.

 

IVAR

Gli iVar arrivano dalla vicina Slovenia e si presentano con un look che attira subito le attenzioni dei presenti: tute arancioni e face painting, destando molta curiosità. Alle 18:00 precise i Nostri iniziano il loro set, riuscendo a coinvolgere subito il pubblico, grazie a una presenza scenica aggressiva. La loro proposta è di difficile catalogazione visto che incontriamo elementi heavy, partiture estreme e parti in cui fa capolino uno strumento a fiato: il trombone, donando ulteriore curiosità e interesse alla loro prestazione. Certo, il sound è composto da tanti elementi, forse troppi e non sempre i vari passaggi e cambi sono curati al dettaglio, nonostante questo, però, il pubblico reagisce alla grande, incitando il quintetto sloveno. Se nelle varie composizioni i Nostri sapranno affinare qualche passaggio ora spigoloso, potranno dire la loro, soprattutto vedendo la convinzione e la carica con cui si esibiscono in sede live. Band interessante.

 

HADAL

Tocca poi ai triestini Hadal, band che ha avuto il suo esordio discografico nel 2017, con l’interessante “Painful Shadow”. Con gli Hadal cambiamo completamente registro e ci spostiamo su sonorità che in alcuni frangenti ci riportano alla mente Paradise Lost e Katatonia, un death doom curato, dalla forte carica emotiva. La band è quadrata e compatta e tiene bene il palco, le composizioni sono affascinanti, cariche di melodie decadenti, che vanno un po’ in contrasto con il sole che illumina l’area verde del Summer Metal, creando una sorta di poetica battaglia tra luci e ombre, come se i Nostri volessero avvolgere l’intero festival in una desolante oscurità, pronti a risvegliare i sentimenti più intimi e profondi dei presenti. L’area concerti inizia piano piano a riempirsi e sotto il palco possiamo notare vari aficionados pronti a supportare il quintetto giuliano, che regala una prova positiva, confermando il proprio valore.

 

MANAM

Altro cambio di registro quando in scena entrano i Manam, giovanissima band del pordenonese che sul finire del 2018, via Rockshots Records, ha pubblicato il proprio debutto discografico, intitolato “Rebirth of Consciousness”, che ha fatto un gran parlare di sé. I Nostri, dediti a un melodic death di stampo scandinavo, si presentano sul palco con abiti di scena curati e ricercati, chiara espressione del concept filosofico che caratterizza la band. I Manam pescano a piene mani dal primo disco, dove spicca l’esplosiva ‘Supernova’. Nella loro prestazione qualcosa da affinare c’è, ma i Nostri sono giovanissimi e il margine di miglioramento è evidente, così come il potenziale che il gruppo dimostra di possedere. Il pubblico apprezza e i Manam portano a casa una prova positiva. La band è già al lavoro sul secondo album, ne sentiremo sicuramente parlare.

 

KRUNA

Abbiamo ormai superato le 20:00 quando salgono sul palco i Kruna, storica extreme metal band friulana. Nel 2018 il quartetto ha pubblicato la sua attuale ultima fatica, intitolata “Divina Madre”, e la loro prestazione è incentrata su quell’album. Ci troviamo di fronte a un monolite di violenza, valorizzato da dei suoni potenti e curati. I Nostri con Divina Madre hanno modificato il loro approccio, puntando su partiture cadenzate, incentrate tutte sul “gioco” ritmico di chitarra e doppia cassa, che in più di qualche frangente riportano alla mente alcuni dei passaggi più cadenzati dei Fear Factory new generation. Forse i Nostri si perdono un po’ nella presentazione dei vari pezzi, con lunghi monologhi del cantante sull’attuale società che fanno perdere tiro alla prestazione, ma vista la carica con cui i Kruna si esibiscono sul palco possiamo tranquillamente chiudere un occhio. Sono le 20:45, circa, quando il quartetto chiude il suo show, ricevendo il meritato plauso del pubblico. All’orizzonte fanno capolino dei minacciosi fulmini e sul Summer Metal inizia a soffiare un venticello che non promette nulla di buono. Le previsioni meteo non prevedono pioggia, ma un po’ di preoccupazione inizia ad affiorare.

 

OLD NIGHT

Alle 21:00 in punto, in perfetto orario con il ruolino di marcia, tocca agli Old Night salire sul palco. La doom metal band croata ha messo a segno una prestazione ineccepibile, coinvolgente, carica di pathos, che ha avvolto l’intero Summer Metal in una spessa coltre di oscurità e desolazione, perfetta rappresentazione delle sonorità del quintetto, che sanno di Paradise Lost, My Dying Bride e Anathema, un mix sonoro condito poi con tanta personalità. I Nostri tengono il palco con esperienza, ben coordinati e con tanta convinzione, vivendo ogni singolo passaggio. Curato ed elegante il look di scena, che evidenzia una band matura sotto ogni punto di vista. Gli Old Night hanno puntato soprattutto sull’ultimo full length “A Fracture in the Human Soul”, uscito lo scorso maggio, a detta di chi scrive uno degli album top del genere usciti in questo 2019. L’ottima prova on stage trova conferma anche dalla numerosa presenza di fan sotto il palco che, avvicinandosi il momento clou della serata, stanno abbandonando i chioschi per vivere i concerti da vicino. Da segnalare anche la presenza di vari die hard fan croati, che hanno seguito i loro beniamini in questa trasferta italica. I fulmini che in precedenza erano all’orizzonte, ora sono proprio sopra l’area del festival, donando ulteriore atmosfera allo show degli Old Night. Poc’altro da dire: quarantacinque minuti di alta classe, tra i migliori dell’intero festival.

 

VALLORCH

I folk metaller Vallorch, una delle formazioni più attese di questa seconda giornata, sono purtroppo stati vittima di una sfortuna nera. Al loro ingresso in scena hanno iniziato a cadere le prime gocce di pioggia, che sono diventate poi un acquazzone. Sotto il palco c’è stato un fuggi fuggi generale alla ricerca di un po’ di riparo, ma un cospicuo numero di irriducibili non è arretrato, ha mantenuto la posizione e ha supportato la band, che li ha ringraziati a più riprese, sottolineando come, nonostante la pioggia, fossero lì, a vivere lo show. Ma quando il vento ha iniziato a soffiare, facendo cadere la pioggia sul palco, nonostante la copertura, la band veneta ha dovuto alzare bandiera bianca, coprire la strumentazione per evitare danni irreparabili e rifugiarsi nel backstage. Per loro una mezz’ora scarsa di concerto, un vero peccato, soprattutto vista la qualità offerta e la partecipazione del pubblico.

 

TEMPERANCE

Dopo una mezz’ora di feroce temporale estivo, il cielo torna sgombro. Sul palco c’è un fitto lavorare per ripristinare il tutto e dopo un rapido check i Temperance iniziano il loro show. Per la band capitanata da Marco Pastorino questa è l’ultima data italiana del 2019, che viene coronata con uno live lunghissimo, capace di attirare fan da varie parti d’Italia: ci sono infatti metalhead da Trento, Bergamo, Modena, fattore che sottolinea come i Temperance siano una formazione in forte ascesa e che l’evoluzione messa in atto con l’ultimo “Of Jupiter and Moon” si sia rivelata una scelta azzeccatissima. I Nostri si presentano con la splendida ‘The Last Hope in a World of Hopes’, il pubblico partecipa subito alla grande e seguirà con enfasi tutto lo show del quintetto. I suoni, nonostante l’imprevisto avvenuto poco prima, risultano curati e valorizzano l’esibizione della band. I pezzi sono ben eseguiti, frutto dell’elevato tasso tecnico che i Temperance possono vantare. Sul palco i Nostri esibiscono un’alchimia perfetta, muovendosi in maniera coordinata, trasmettendo adrenalina pura, ben guidati dai due cantanti di ruolo: Alessia Scolletti sfoggia la sua splendida voce e nelle parti strumentali si lascia spesso andare in headbanging, con il classico “mulinello”, regalando un forte impatto visivo; Michele Guaitoli non ha bisogno di presentazioni e la sua presenza scenica denota tanta esperienza maturata nel corso degli anni. Ma la band non punta solo sull’aggressività, sul palco assisteremo a tanti simpatici sketch e siparietti, che evidenziano come i Temperance siano affiatati, una band che trasmette uno spirito genuino, che prima di tutto vuole divertirsi e far divertire. Dopo ‘Of Jupiter and Moon’ i Nostri concedono un encore e salutano un pubblico in estasi. Un concerto perfetto, degno coronamento di una giornata molto interessante.

 

GIORNO III – DOMENICA 4 AGOSTO

Con la giornata di domenica le sonorità si spostano nuovamente verso la violenza sonora, puntando soprattutto sulla componente black. Gli orari di inizio concerti e apertura cancelli sono gli stessi del sabato, con un’affluenza che si rivela numerosa già dalle battute iniziali. Alle 18:00 in punto, quindi, fanno il loro ingresso in scena i Duirvir.

 

DUIRVIR

La band di Palmanova, con al momento due EP all’attivo, ha il compito di aprire le danze della domenica. Sotto il palco sono già presenti numerosi metalhead, segno di come la giovanissima band friulana stia attirando le attenzioni degli appassionati all’interno della scena underground. I Nostri pescano a piene mani dall’ultimo EP “Endless Graves, Endless Memories” e riescono a scaldare il pubblico già dalle prime battute, merito di una proposta efficace, in cui l’ombra dei Novembre si fa sentire in più di qualche passaggio. I Duirvir dimostrano di avere le idee chiare e talento da vendere e mettono a segno una prestazione convincente. Un ottimo inizio di giornata.

 

RAPIST

I padovani Rapist tengono alta la bandiera del thrash-death in questa caldissima domenica. I Nostri salgono sul palco e iniziano a macinare riff al vetriolo, facendo scapocciare a ripetizione i presenti. Ma se la proposta musicale si rivela convincente, non si può dire la stessa cosa della resa sul palco. Forse a causa della calura della giornata, i Rapist risultano un po’ statici e non riescono a imprimere quella cattiveria e quell’esplosività che una proposta così aggressiva meriterebbe. Se i Nostri superassero questa piccola pecca, cercando di essere più coordinati sul palco, l’asticella che indica l’adrenalina dei loro live raggiungerebbe livelli da cardiopalma. Una band con potenziale, da rivedere.

 

IN TORMENT I DIE

Dal numero di persone presenti sotto il palco è facile capire che la black-death metal band di Belluno sia uno dei nomi più attesi di questa giornata, una formazione che nutre di un certo rispetto nella scena underground del Nord-Est. I Nostri premiano i propri aficionados con una prestazione di livello, molto apprezzata dal pubblico, tanto che qualche ora dopo, girando tra i chioschi, saranno in molti a tessere lodi al quartetto veneto. La band regala uno show impeccabile dal punto di vista esecutivo, che si rivela estremamente intenso, grazie alle atmosfere e alle melodie che caratterizzano le varie composizioni. Un’esibizione ottima, che alza vistosamente l’asticella della domenica, giustificando il rispetto che gli In Torment I Die hanno saputo costruirsi nel corso degli anni, e che conferma il talento della band.

 

ASKESIS

Dopo un rapido cambio palco, tocca a un altro combo veneto andare on stage: gli Askesis. Dal punto di vista musicale restiamo sempre su una matrice black-death metal, in questo caso di chiaro stampo old school, quello che cambia è l’attitudine live della band. Gli Askesis si presentano infatti con stivaloni, cinturoni e face panting, rispettando alcuni cliché del genere. Alla chitarra e al basso troviamo poi due avvenenti ragazze, che dimostrano di sapere il fatto loro. La band mette a segno una prestazione convincente, che può avvalersi dell’ottima presenza scenica del cantante Nekrokrypt, assoluto trascinatore sul palco. Il pubblico, sempre più numeroso e partecipe, supporta con enfasi il quartetto, che regala uno show in grado di fare breccia nel cuore degli extreme metaller presenti.

 

STORMCROW

La black metal band di Milano, che da poco ha pubblicato il secondo capitolo discografico, intitolato “Face the Giant”, sale sul palco con un look “true evil”, pronta a portare il gelo sull’intero Summer Metal, con una proposta black, di chiara matrice scandinava. I Nostri danno ampio spazio all’ultimo full length ma, purtroppo, vengono penalizzati dai suoni. Una totale sorpresa, visto che per tutta la tre giorni, come sottolineato più volte durante il report, i suoni sono sempre stati ottimi, sia nella bilanciatura che nei volumi. Purtroppo agli Stormcrow tocca questa sfortuna, che penalizza soprattutto la prima parte del live. A farne le spese sono le chitarre, che risultano un po’ nascoste, non riuscendo così a mettere in risalto quelle melodie su cui il sound degli Stormcrow si basa. La situazione migliorerà nel finale, ma buona parte del concerto è ormai andato. Un vero peccato. Il pubblico, che si rivela affamato di metallo, non ha comunque mancato di supportare la band milanese e gli Stormcrow, ultimato il proprio set, salutano e ricevono il plauso del Summer Metal.

 

MORTUARY DRAPE

Sono le 22:45 circa quando gli headliner della serata, i leggendari Mortuary Drape, fanno il loro ingresso sul palco del Summer Metal. Il pubblico li accoglie con un boato. I Nostri si presentano con uno show speciale, che festeggia i venticinque anni del leggendario “All the Witches Dance”. La band, con i suoi usuali abiti di scena e una scenografia carica di riferimenti esoterici, regala agli appassionati una prestazione di livello assoluto, con un'esecuzione maniacale dei pezzi e una grande aggressività sul palco. I suoni, dopo il piccolo passo falso avvenuto con gli Stormcrow, tornano perfetti e, sotto il palco, la platea del Summer si lancia in un pogo forsennato. Degne di nota le prestazioni del nuovo drummer, entrato da poco in formazione, e del basista S.C., ma è tutta la band ad apparire in forma smagliante. I classici si susseguono uno dietro l’altro, per la gioia dei presenti e, come se non bastasse, i Mortuary Drape regalano ulteriori dosi di adrenalina, visto che dopo aver suonato tutto “All the Witches Dance”, i Nostri proporranno per intero anche il seminale EP “Into the Drape”. Dopo settanta minuti abbondanti lo show si chiude sulle note di “Vengeance from Beyond”, e i Mortuary Drape ricevono il meritato plauso del pubblico. Prestazione da incorniciare per un nome storico del metallo italiano che ha ancora tanto da dire.

 

CONCLUSIONI

Si conclude così la tre giorni del Summer Metal 2019, un festival che, se paragonato all’edizione dello scorso anno, si rivela in forte crescita. Seguendo la prerogativa di dare ampio spazio alla scena underground del Nord-Est, l’organizzazione ha saputo inserire nomi d’oltreconfine, puntando poi su degli headliner che hanno saputo rappresentare sia la storia del metallo italiano che la sua possibile proiezione futura. Un festival che, come da tradizione, ha presentato un bill vario, capace di soddisfare diversi palati, anche nella stessa giornata. Positiva la scelta di inserire vari espositori di CD, LP e libri che hanno creato un ulteriore spazio di svago, permettendo al numeroso pubblico presente di immergersi e vivere totalmente l’area verde in cui il festival si svolge e di cui sottolineiamo nuovamente la bellezza. Auspicando che questo percorso di crescita possa continuare anche in futuro, non rimane che attendere fiduciosi l’edizione 2020.

 

Marco Donè