Live Report: The Ocean Collective @ Fryshuset Klubben, Stoccolma, Svezia 02/04/19

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Live Report: The Ocean Collective @ Fryshuset Klubben, Stoccolma, Svezia 02/04/19

THE OCEAN + ÅRABROT, HEROD, SÂVER

02/04/2019 @Fryshuset Klubben, Stoccolma, Svezia

Serata dedicata al metallo pesante, pesantissimo, quella che vede i The Ocean Collective accompagnati da ben tre gruppi di supporto: Sâver, Herod e Årabrot.
Il tour dei tedeschi in supporto al nuovo album, il gioiello che va sotto il nome di “Phanerozoic I: Paleozoic”, purtroppo non passa dall’Italia per questa seconda parte di tour europeo (ma è anche vero che sono stati a Milano appena a novembre) e siamo quindi andati a vederli a Stoccolma.

All’inizio del concerto dei Sâver la sala del Fryshuset Klubben è ancora abbastanza vuota ma si riempie rapidamente.
Il trio di norvegesi, che recentemente ha pubblicato l’album di debutto per la Pelagic Records, l’etichetta dei The Ocean, si presenta su un palco illuminato da luci soffuse e inizia senza indugi l’attacco sonoro. La loro musica unisce Post Metal e Sludge in un mix azzeccato che coinvolge e riscalda il pubblico al punto giusto. Piacevole anche il cambio di ritmo con la seconda canzone, ‘Dissolve to Ashes’ che vede il chitarrista passare ai sintetizzatori per una lunga parte iniziale più lenta e ipnotica.
Tocca quindi agli svizzeri Herod, altra band che ha recentemente pubblicato un album per la Pelagic Records, che si presentano sul palco in un’interessante formazione a tre chitarre e sanza basso; da notare la presenza alla voce (e chitarra) dell’ex The Ocean, Mika Pilat.
Come immaginabile dalla formazione, la band non è qui per scherzare e pesta durissimo per tutta la breve esibizione. A questo punto c’è già molta gente nel locale e si vedono tante teste fare un intenso headbanging.
E’ ora il turno degli Årabrot che si esibiscono in un formato particolare sotto il monicker di Årabrot Speciale: con questo nome la band porta sul palco solo il frontman Kjetil Nernes e sua moglie Karin Park, il primo alla voce e chitarra, la seconda alla voce, sintetizzatori e flauto.
In questa veste gli Årabrot suonano una musica sperimentale tra l’ambient ed il drone, ipnotica e depressa, “potrebbe essere la colonna sonora per il suicidio perfetto” la descrivono loro. La descrizione effettivamente è calzante ed i ritmi dilatati e opprimenti sono inaspettati in questa serata, ma in qualche modo funzionano alla perfezione.
La fine dell’esibizione è salutata da un lungo applauso mentre il pubblico si prepara per l’arrivo degli headliner.

Dopo il cambio palco le luci si spengono e viene pompato abbondante fumo sul palco che, insieme ai cambi di luci rapidi ed accecanti che saranno una costante di tutto il concerto, produce un’atmosfera di grande effetto.
I sei musicisti arrivano sul palco e prendono posizione, saranno tutti abbastanza statici durante la serata ad esclusione del cantante Loïc Rossetti, e lo spettacolo ha inizio.
Si inizia con le tre canzoni che aprono “Phanerozoic I: Palaeozoic”: il disco è ovviamente il grande protagonista della serata, e su nove canzoni suonate cinque vengono dall’ultimo disco.
Trovando in sala il cantante dei Katatonia, Jonas Renske, speravamo di vederlo salire sul palco per cantare ‘Devonian: Nascent’, canzone che ha cantato sull’album, ma purtroppo Jonas rimane solo uno spettatore.
Si torna indietro nel tempo con ‘Hadopelagic II: Let Them Believe’ tratta dall’album precedente, “Pelagial”, e poi ancora più indietro con ‘Firmament’ da “Heliocentric”.
Rossetti non si perde in discorsi al pubblico e, a parte poche parole di ringraziamento, non ci sono quasi pause tra una canzone e l’altra; come dicevamo sopra, il cantante è l’unico membro “dinamico” sul palco, ma la sua energia basta per tutta la band, e l’intensità con cui canta dal bordo del palco, quasi sul pubblico, è coinvolgente.
La band suona ancora un paio di pezzi da Phanerozoic e ‘Statherian’ da “Precambrian” prima di lasciare il palco: ovviamente un’encore non si rifiuta a nessuno, e i tedeschi tornano sul palco per concludere la serata con ‘Benthic: The Origin of Our Wishes’.

I The Ocean Collective si confermano una band solidissima con un grande impatto live che rende pienamente giustizia all’ottima musica del loro repertorio.