Live Report: Uriah Heep @ New Age, Roncade (Tv) 31/01/2019

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Live Report: Uriah Heep @ New Age, Roncade (Tv) 31/01/2019

Giovedì 31 gennaio, appuntamento immancabile al New Age di Roncade, in provincia di Treviso. I leggendari Uriah Heep hanno infatti in programma la prima tappa italiana del “Living the Dream Tour 2019”, tour di supporto all’acclamato “Living the Dream”, album licenziato lo scorso settembre via Frontiers Records. Non sono previste band d’apertura e l’orario d’inizio dello spettacolo è fissato alle 21:15.
Poco prima delle 21:00 arriviamo al New Age, trovando una discreta coda all’ingresso, potendo così notare la presenza di un cospicuo numero di fan d’oltre confine, nello specifico dalla vicina Slovenia. Dopo aver superato lo scoglio della cassa, riusciamo ad accedere alla sala concerti, venendo accolti da un’affluenza ben sopra le aspettative. Il New Age si presenta stracolmo di gente, un pubblico da grande occasione, che non si è fatto spaventare dal prezzo del biglietto, fattore che evidenzia ulteriormente come lo storico gruppo inglese, nonostante i quasi cinquant’anni di carriera, continui a essere ancora un punto di riferimento per la scena hard rock.
Dopo aver acquistato una birra da uno degli angoli bar, troviamo un’ottima posizione per poter seguire il concerto nel miglior modo possibile, rimanendo in attesa del classico momento in cui si spengono le luci e la band è pronta a fare il suo ingresso in scena. Mancano pochi istanti alle 21:15, questa immancabile tradizione si realizzerà tra non molto tempo.

 

Live report a cura di Marco Donè

 

 

Puntuali come orologi svizzeri, infatti, alle 21.15 gli Uriah Heep sono pronti a salire sul palco. Le luci si spengono, il pubblico reagisce con un boato e i Nostri attaccano subito a mille con la terremotante ‘Grazed by Heaven’, tratta dall’ultima prova in studio “Living the Dream”. Bastano poche note per capire che questa sera assisteremo a uno spettacolo di livello. I cinque appaiono carichi e in forma strepitosa, con un Russell Gilbrook sugli scudi, pronto a pestare duro e con precisione sulle pelli, un Bernie Shaw capace di trasmettere adrenalina pura e la cui voce sembra acquistare fascino con il passare degli anni. Questi saranno i punti cardine su cui poggerà l’intero show, studiato per dare ampio spazio all’ultimo full length. Saranno ben sei, infatti, le canzoni proposte da “Living the Dream”, ben intervallate dai classici immortali da cui gli Uriah Heep possono pescare a piene mani. E così, dopo ‘Grazed by Heaven’, tocca all’eterna ‘Return To Fantasy’, per poi ripercorrere la storia di una delle formazioni più importanti della scena hard rock, grazie a tracce come ‘Too Scared to Run’, ‘Rainbow Demon’ e ‘Gypsy’, senza dimenticare le più recenti ed energiche ‘Take Away My Soul’, ‘Living the Dream’ e ‘Rocks in the Road’. Il pubblico, la cui età media è ben sopra i quarant’anni, risponde alla grande, supportando con enfasi Mick Box e compagni. I suoni risultano ben bilanciati, seguendo un po’ le scelte fatte nell’ultimo disco.
Come dicevamo, i Nostri appaiono in forma strepitosa, e così Mick Box ci delizia con i suoi assoli e la sua personalissima ritmica, sfoggiando un entusiasmo da ragazzino, pronto a salutare, ringraziare e stringere la mano a chiunque possa, senza dimenticare il suo personalissimo gesticolare con la chitarra. Il nuovo entrato, Davey Rimmer, sembra già essersi integrato alla perfezione nei meccanismi della band, e con il suo basso erige un vero muro di suono, creando quel groove che solo le formazioni anni Settanta possono vantare. Phil Lanzon non ha sicuramente bisogno di presentazioni e le sue tastiere faranno la voce grossa in tutta la durata del concerto. Di Russell Gilbrook e Bernie Shaw abbiamo già detto, ma dobbiamo sottolineare quanto siano importanti la loro presenza sul palco e la loro energia nell’economia dell’intero live. In particolare Russell Gilbrook risulta un autentico schiacciasassi, inserendo nelle canzoni virtuosismi non presenti nella versione in studio, riempiendo e abbellendo ulteriormente la canzone, come accade in occasione di ‘Take Away May Soul’. Senza dimenticare l’aggressività con cui affronta la serata, come a termine di ‘Living the Dream’, dove si alzerà dallo sgabello chiedendo e ottenendo con enfasi la risposta del pubblico.
Ma gli Uriah Heep stasera sono un autentico fiume in piena e così, al termine della fantastica ‘Look at Yourself’, si getteranno in una sorta di jam session, con assoli della sezione ritmica, prima batteria e poi basso, seguiti dalla classica presentazione della band. Toccherà poi a Mick Box esibire le proprie doti solistiche, accompagnato alla grande da quel rullo compressore che risponde al nome di Russell Gilbrook.
La serata si sta avvicinando alle battute conclusive, il pubblico è letteralmente in pugno alla band inglese, e quando Bernie Shaw annuncia ‘July Morning’, alcuni attempati rocker vicino a me sembrano commuoversi, tanto è forte l’emozione. La canzone si conclude con una sessione strumentale da urlo, per poi lasciare subito spazio, tra gli applausi di un pubblico entusiasta, al classico dei classici, quella ‘Lady in Black’ che i presenti stavano aspettando con trepidazione. L’inizio è da brividi, con voce e chitarra acustica, per poi trovare la partecipazione di tutta la band. È la canzone con cui i Nostri salutano il pubblico, uno dei pezzi immortali della storia del rock, il cui famosissimo vocalizzo viene cantato dall’intero New Age, creando un’atmosfera magica, potendo leggere sul volto dei cinque musicisti un’espressione di chiara soddisfazione.
Gli Uriah Heep salutano il pubblico, entrano nel backstage e, come da tradizione, vengono chiamati a gran voce per i dovuti encore. I Nostri rispondo subito alla chiamata, regalando due gemme: ‘Sunrise’ e l’immortale ‘Easy Livin'’, il cui ritornello trova nuovamente la partecipazione dell’intero locale. Ora siamo veramente giunti alla fine, i cinque ricevono i meritati applausi e ringraziano a loro volta il pubblico, donando i classici cimeli da concerto: scaletta, plettri e bacchette.

 

Sono le 23:00 quando gli Uriah Heep rientrano definitivamente dietro le quinte, un’ora e quarantacinque minuti di concerto. Uno show che ha rasentato la perfezione, dove la compagine inglese ha evidenziato una volta in più la sua importanza nel panorama hard rock, dimostrando di avere ancora molte carte da giocare e che, nonostante l’età abbia iniziato a farsi sentire, non temono il confronto con nessuno. Un rammarico? La scelta della band di non proporre un pezzo da novanta come ‘Blood Red Roses’, ma vista la qualità espressa, possiamo tranquillamente chiudere un occhio. Non ci rimane che rientrare a casa, soddisfatti, con un bel sorriso stampato sulla faccia. Poc’altro da dire, gli Uriah Heep hanno spaccato. Un plauso al New Age per esserseli accaparrati, riuscendo così a soddisfare la fame di rock di buona parte del Nord-Est.

 

Setlist:

Grazed by Heaven
Return to Fantasy
Living the Dream
Too Scared to Run
Take Away My Soul
Knocking at My Door
Rainbow Demon
Waters Flowin'
Rocks in the Road
Gypsy
Look at Yourself
July Morning
Lady in Black

Encore:

Sunrise
Easy Livin'

 

Marco Donè