Heavy

Intervista Nightglow (Daniele Abate)

Di Marco Donè - 5 Febbraio 2015 - 15:20
Intervista Nightglow (Daniele Abate)

“Orpheus”, ultima fatica dei modenesi Nightglow, è uscito sul finire del 2014 ed ha sancito una vera e propria sterzata stilistica per il quintetto emiliano. Non potevamo farci scappare l’occasione per approfondire l’argomento e farci spiegare come ha preso forma questa evoluzione. Ecco cosa ci ha raccontato il simpaticissimo singer Daniele Abate.

Intervista a cura di Marco Donè

 

– Ciao Daniele, sono Marco, benvenuto su TrueMetal.it, come va?

Ciao Marco, piacere di conoscerti!
Tutto molto bene, direi che non possiamo lamentarci!

– Il vostro nuovo disco, “Orpheus”, è uscito lo scorso dicembre, soddisfatti di quanto fin qui raccolto?

Siamo molto soddisfatti, la gente ha reagito molto bene a questo nostro secondo disco, sia i vecchi fan che chi ancora non ci conosceva.
Idem sul discorso “vendite” non possiamo dire che vada male.

– Sono passati due mesi dalla sua uscita, a mente fredda, ripeteresti tutte le scelte che avete compiuto per la sua composizione e registrazione o cambieresti qualcosa?

Magari prenderemmo qualche decisione diversa in fase di registrazione ma direi che per tutto il resto siamo d’accordo che sia stata la strada giusta e che la ripeteremo, dato il risultato.

– Ora la domanda che credo vi venga fatta ad ogni intervista… Mentre il vostro debut album “We Rise” era decisamente legato alle sonorità più classiche, “Orpheus” mette in mostra una netta svolta stilistica. Come nasce questa evoluzione?

Nasce dalla necessità di identificarci per bene in uno stile che ci rappresentasse e per seguire i nostri personali gusti musicali.
“We Rise” aveva influenze compositive derivanti anche dalla vecchia line up, “Orpheus” è tutta farina dell’attuale sacco (hihihih), genere che sentiamo nostro fino in fondo e che vogliamo portare avanti anche nei dischi successivi.

– “Orpheus” è il vostro secondo disco, che significato ha per voi? Visti i vostri trascorsi come tributo ai Manowar e vista la svolta stilistica intrapresa, può esser inteso come un nuovo inizio?

Assolutamente sì. Il primo disco di solito è sempre un esperimento, il secondo invece più una presa di coscienza… E per noi è stato così.
Abbiamo avuto l’illuminazione e non intendiamo tornare indietro.
Il discorso Manowar non ha mai avuto a che fare con la nostra musica inedita, né per influenze né per associazioni stilistiche.

– Come siete arrivati alla scelta di Orpheus come titolo del disco? Semplicemente affascinati dal mito di Orfeo o c’è qualche significato nascosto?

Guarda un segreto c’è ed è parecchio simpatico: come si può evincere dall’artwork del disco, un gattino compare qua e là… Ecco quello è Orfeo, gatto del nostro Moret.
Da lì poi abbiamo scritto il pezzo rifacendoci al mito.

Anteprima

– A proposito dei vostri testi, devo dire che li ho apprezzato molto, in particolare mi ha colpito “On My Knees”. Ti va di parlarci del suo significato?

Certo! Lo scrivevo mentre pensavo ai nostri soldati in zone di guerra, a quello che potrebbero pensare se si trovassero in situazioni senza via di scampo: mi piace immaginare che guarderebbero in faccia i loro assassini dimostrandogli di non perdere mai onore e coraggio, nemmeno in punto di morte.
“Vi faccio vedere come muore un italiano”… credo che in fondo in fondo ci sentiamo tutti fieri di una frase del genere.

– E invece a chi è dedicata “Fuck You”?

Ahahahahaha non si può dire dai!!!
Scherzi a parte, dato il particolare momento che stiamo vivendo in Italia (e non solo) suppongo sia una canzone che tanti possono prendere ed usare come valvola di sfogo. Farla propria diciamo. Questo era lo scopo.

– In concomitanza con l’uscita del disco, siete stati support act ufficiale nelle quattro date italiane dei Lizzy Borden. Parlaci un po’ di quell’esperienza.

E’ stato un mini tour molto interessante, ricco di esperienze nuove e che ci ha dato modo di imparare parecchio. Nonostante le differenze di generi musicali abbiamo avuto un discreto riscontro e poter far sentire la tua musica anche a chi non l’avrebbe mai fatto è comunque positivo.
E poi, beh, dividere il palco con musicisti di quel calibro è una figata a prescindere!

– Quali i progetti futuri per i Nightglow?

In cantiere abbiamo già l’idea del terzo disco.
Vogliamo iniziare a lavorarci quanto prima cercando però di non trascurare i live per far sentire i nostri primi due dischi.
Credo che queste due cose occupino già tutto il tempo e la concentrazione di cui disponiamo.

– E per i Nightglow in versione tribute band dei Manowar, ci sarà ancora spazio?

Chissà, mai dire mai. Se prima però eravamo prettamente un tributo ora vogliamo essere prettamente una band di inediti. Molti dei fan che ci hanno conosciuto con la musica dei Manowar ci stanno supportando anche con i nostri dischi, quindi credo sia la strada giusta da percorrere, anche per una questione di realizzazione personale e soddisfazione.

– Di recente sei entrato nelle fila dei Motorfingers, come è nata questa collaborazione che ha poi portato al tuo ingresso nella band?

Seguo i Motorfingers da anni e sono sempre rimasto affascinato dal loro suono e dal loro stile. Ci si conosce ovviamente e quando, quasi per scherzo, mi è stato proposto un provino ho subito dato la mia disponibilità! Ed eccoci qui!
Mai avrei pensato di poter fare al caso loro come mai avrei pensato che avrebbero avuto bisogno di un altro cantante, ma per mia fortuna è stato il contrario!

– Quando hai realizzato che saresti diventato il cantante di una metal band? Quali sono i cantanti che più ti hanno influenzato e che ritieni più importanti nel tuo percorso artistico?

Ho iniziato a cantare metal nel ’98 ma mai e poi mai avrei pensato di farlo in maniera così costante e con tutti queste soddisfazioni.
I cantanti che sicuramente hanno influito più di tutti sul mio stile sono di certo Eric Adams e Jorn Lande: il primo ovviamente per una questione di “religione” e anche di necessità diciamo, dato il tributo; l’altro perché se dovessi scegliere una voce, vorrei la sua!!!

– Daniele, siamo arrivati alla fine di quest’intervista, grazie per la tua disponibilità. Lascio a te le ultime parole e ti saluto con una battuta: visti i vostri trascorsi come official Manowar tribute band, se ti trovassi al cospetto di Joey Demaio, come pensi reagirebbe alla vostra svolta?

Ahahahahahah guarda penso che mi guarderebbe in faccia e mi direbbe “If you don’t play Manowar… fuck you!” Iniziando a cantare la nostra canzone ovviamente!!!
Grazie a te e a tutto TrueMetal.it per questa possibilità e per tutto il lavoro che svolgete! Horns up!

Anteprima