Recensione libro: Heavy Metal - La Storia Mai Raccontata Vol. 1 e Vol. 2

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Recensione libro: Heavy Metal - La Storia Mai Raccontata Vol. 1 e Vol. 2

Heavy Metal

La Storia Mai Raccontata

Vol. 1 e Vol. 2: 1984-1986 e 1987-1990

a cura di Dwight Fry

Euro 9,90 l’uno

 

Dwight Fry, oltre a essere lo psicopatico protagonista di una canzone di Alice Cooper, “Ballad Of Dwight Fry”, tratta dall’album Love It To Death del 1971, è anche un poderoso utente di questo storico portale web a sfondo nero ma soprattutto l’autore di una serie di libri giunta al secondo volume (per ora…più avanti vedrà la luce anche il terzo) che si preoccupa di narrare di uomini, gesta e avventure – Selezione dal Readers’ Digest docet – dell’heavy metal più tradizionale.

Egli per il tramite di una coppia cartacea dalla copertina nera di centocinquanta pagine ciascuna si prende la briga di scandagliare, armato di una conoscenza davvero enciclopedica tutto quanto l’HM ortodosso ha prodotto in un ben determinato periodo a livello mondiale. Come evidenziato nei capitoli introduttivi dei due lavori, fondamentali per poter apprezzare al meglio il succo del discorso, Dwight Fry tratta, a livello di spazio loro dedicato, i mammasantissima del genere (Judas Priest, Motorhead, Iron Maiden, Accept, Manowar e Saxon) alla stessa stregua di, tanto per fare degli esempi, Griffin, Barren Cross, Aria e Kraken. Questo perché dei primi sei esiste già oggi una bibliografia sterminata, sparpagliata attraverso libri, interviste, articoli apparsi su riviste e sul web e non avrebbe avuto senso approfondire ulteriormente le loro posizioni, già ampissimamente saccheggiate.

Heavy Metal - La Storia Mai Raccontata, declinata nel primo volume 1984-1986 e nel successivo 1987-1990 è il prodotto di un lavoro evidentemente lunghissimo che eufemisticamente si potrebbe definire certosino. A “botte” di centoventi/centotrenta band per libro, Dwight Fry ha passato al setaccio tutto quanto si poteva dell’heavy fucking metal più tradizionalista esistente sul globo terraqueo. Impresa letteraria epica, che al momento mi risulta totalmente inedita, non solo a livello nazionale. Raggruppando questi eroi dell’Acciaio sotto i rispettivi poli geografici di appartenenza – Europa, Stati Uniti, Asia e via così – l’autore s’è giocoforza sciroppato una quantità di musica mostruosa e non oso pensare quanto tempo abbia dovuto dedicare a questo sogno poi divenuto realtà palpabile, anche in termini economici, per potersi accaparrare i dischi più oscuri e di difficile reperibilità.

I due tomi dalla copertina minimalista nera grondano passione da tutti i pori, pressoché ad ogni pagina escono chicche e particolarità che invogliano, chi di fede siderurgica si ciba, come noi frequentatori cronici di queste pagine web truemetallare, a risentirsi un ellepì, rileggerne le note e a fantasticare sulle foto del retrocopertina, traducendo così in emozioni tangibili real time quanto letto lungo La Storia Mai Raccontata. Altrettanto forte risulta essere la spinta alla ricerca del disco del quale nel libro si parla bene ma purtroppo manca nella rastrelliera, piuttosto che far scattare la molla di approfondimento regolare per la band sentita per la prima volta.                                                               

Certuni passaggi, poi, costituiscono perle assolute, come il seguente, tratto dal primo volume:

La rete brulica di soggetti repressi, afflitti con ogni evidenza da uno spiccato complesso di inferiorità che li spinge a negare l'esistenza di pareri autorevoli. Quando gli si oppone qualche argomento, di norma ignorano i punti salienti del discorso altrui e in un italiano stentato si limitano a ribadire pigramente la propria tesi, con buona pace della dialettica. E come si può dar credito a una persona che pretende di capire qualcosa di musica pur manifestando seri pro­blemi di udito e comprendonio?

 

Onore e gloria, poi, a Dwight Fry per aver saputo imprimere un buon ritmo alla lettura, cosa non proprio così semplice in opere come questa, che si debbono confrontare per definizione con i limiti imposti dal didascalismo fine a sé stesso. Competenza, quindi, ma anche attenzione maniacale per il dettaglio, pressoché totale la mancanza di refusi – unico scivolone un preastiano al posto di priestiano – nessuna fastidiosa ripetizione e poi giù a capofitto sui vari Maineeaxe, Deep Switch, Seducer, Slauter Xstroyes per poi passare a un excursus sull’HM di casa nostra, che poteva essere un poco più corposo, invero. Non di soli Savatage, Manilla Road, Omen, Faithful Breath e Muro si alimenta La Storia Mai Raccontata: interessante imbattersi sulle considerazioni riguardo l’assenza di una vera scena defender norvegese 1984-1986 e poi tuffarsi nella lettura che analizza i rimandi fra “Too Late To Pray” dei Tyrant americani e i Death SS, per il tramite di un’intrigante la chiave di lettura.

Nessuna concessione alle “pose” letterarie, pagine scritte fitte fitte una dietro l’altra e quattro foto in croce all’inizio dei libri, all’insegna della sobrietà e della sostanza. Le basi dell’autoproduzione, che non ha prezzo quando si vede crescere la propria creatura capitolo dopo capitolo per poi divenire definitivamente adulta inguainandola in un rilegato nero, ma soprattutto pagando di tasca propria per ottenere questo tipo di soddisfazioni.

M-O-N-U-M-E-N-T-A-L-E !

Stefano “Steven Rich” Ricetti

 

 

 

Per chi fosse interessato i due lavori vanno richiesti all’autore. Non esistono in libreria né in edicola. 

Questo il suo indirizzo e-mail: dwightfry@outlook.it

Facebook: https://www.facebook.com/heavymetallastoriamairaccontata/

Blog: https://dwightfryblog.wordpress.com/

Oppure, semplicemente, qui su Truemetal, basta contattarlo tramite conversation (dal nostro forum)

 

Qui di seguito quanto scritto in quarta di copertina sul primo dei due libri, a mo’ di presentazione degli stessi, da parte dell’autore.

L'heavy metal? Ah sì, quello degli anni Ottanta!

Sbagliato. L'heavy tradizionale, padre di tutto ciò che è venuto poi in campo metal, non è morto agli inizi di quel decennio: dopo aver generato figli agguerriti come l'epic, lo speed e il power statunitense, ha combattuto ad armi pari contro il glam e il thrash, negli anni Novanta è sopravvissuto all'assalto della scena grunge/alternative e a partire dal 2000 ha conosciuto una rinascita inaspettata anche a livello di grandi numeri.

Di questa gloriosa epopea vanno analizzate varie fasi storiche. Nel presente volume si passano al setaccio gli anni 1984-1986, quelli in cui il metal tradizionale iniziò a perdere popolarità senza per questo cedere il passo sotto il profilo qualitativo. Ciò che tanta saggistica ignora o si ostina a nascondere, infatti, è che alle nuove realtà musicali di metà anni Ottanta (Metallica in primis) l'heavy metal oppose nomi altrettanto nuovi ed entusiasmanti, solo che allora se ne accorsero in pochi. Il problema persiste ancora oggi, a oltre trent'anni di distanza: un buon motivo per fare un po' di chiarezza.

 

 

LA STORIA MAI RACCONTATA

La copertina del primo volume