Recensione Libro: No More Pain (Viaggio Nell'Anima)

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Recensione Libro: No More Pain (Viaggio Nell'Anima)

NO MORE PAIN
VIAGGIO NELL'ANIMA
Di Antonio Cecchi

250 pagine
Anno 2016
19,00 euro
Area Pirata

 

Questa è la storia dei CCM, scritta da uno dei due membri del gruppo che l’hanno vissuta dall’inizio alla fine. È un memoriale dell’hardcore italiano e una storia di formazione. Da una rimessa nella campagna pisana alle prime mosse del movimento italiano, dal Virus di Milano al CBGB a New York […], lo spaccato di un momento irripetibile dell’underground mondiale

 

Questa la descrizione di quarta copertina di “No More Pain”, libro scritto da Antonio Cecchi, bassista prima e poi chitarrista dei CCM, band hardcore toscana che rientra di diritto tra i prime mover della scena italiana. Un volume molto ben scritto e denso di contenuti, che trasuda passione da ogni singola pagina. Un resoconto molto dettagliato (del resto Antonio teneva con sé un diario che aggiornava di frequente) che non sembra romanzato dal ricordo mitizzato dell’autore, il quale non risparmia lati oscuri del carattere e del proprio modo di comportarsi, così come situazioni spiacevoli o al limite della legalità. Facendo chiarezza anche sulle ragioni della fine del gruppo. Un libro molto generoso anche dal punto di vista delle immagini di repertorio, della band nei momenti di vita quotidiana, di concerti, locandine e compagni di avventura.


Il racconto ha inizio sul finire degli anni Settanta dall’incontro in età scolare tra Antonio e Syd, ai quali si aggiungerà poco dopo anche Dome. Tra loro nasce un’amicizia immediata e sincera, passando i pomeriggi in sala prove o ad ascoltare e a scambiarsi dischi dei grandi dell’hard rock, del prog e del deflagrante fenomeno punk. Ed è anche grazie alla musica se i tre compagni riescono a tenersi alla larga dal dilagante uso di eroina, che rischiava di spazzare via una generazione intera o comunque a ridurre ai minimi termini un certo tipo di partecipazione politica fatta nei locali e nelle piazze e gli effetti del Sessantotto. Impietosa è la descrizione che Antonio fa delle abitudini dei tossici e lapidaria la frase “ne sopravvivranno ben pochi”. Ma qualcosa covava sotto la cenere e ben presto nuove forme di aggregazione e protesta sociale o di puro anticonformismo, in particolare legate alla nascente scena musicale, stavano per venire alla ribalta. Ed è così che i tre – rispettivamente basso, voce e chitarra – divenuti poi un quartetto con l’ingresso in pianta stabile dell’eccentrico Vipera alla batteria, si fanno coinvolgere in iniziative collaterali, contribuendo alla nascita delle stesse. Sono vecchi o nuovi amici, come Bettina o Sandro Favilli, a smuovere le acque e permettere la nascita del Granducato Hardcore (GDHC), “un calderone di intenti, persone, idee, musiche”, e del Victor Charlie, centro sociale non occupato, ma in affitto presso un circolo Arci, dove suoneranno moltissimi gruppi italiani e stranieri, tessendo così una rete di amicizie e collaborazioni che si riveleranno fondamentali.


Ovviamente, però, il grosso del libro è dedicato all’aspetto musicale e alle numerose date dal vivo, sempre condito da episodi esilaranti o al limite del grottesco e altri quasi drammatici. Antonio racconta in maniera dettagliata il suo viaggio a Londra e la prima missione esplorativa negli States per prepararsi il terreno e prendere contatto con alcuni dei nomi sacri della scena di allora e delle lunghe tournée in Europa e finalmente negli USA, cosa che gli permetterà di realizzare il suo più grande sogno fin da ragazzino e di registrare l’album della definitiva consacrazione, “Into The Void”, nonostante non tutto fili sempre liscio senza imprevisti… 


Interessantissima poi la genesi di ogni brano composto, come “400 Fascists”. Brano ispirato a un episodio poco conosciuto accaduto nel pisano, quando circa 400 parà della Folgore “decisero di mostrare alla Pisa Rossa e agli sporchi suoi abitanti, chi comandasse davvero in città”.  Oppure “Best Party Ever”, titolo che allude a un loro show a Lerici finito poi sulla cronaca locale per l’intervento di un vigile un po’ troppo zelante o che comunque non aveva compreso appieno cosa stesse accadendo fra pogo e concerto, con conseguente spari in aria, fuggi fuggi generale e due notti al fresco per alcuni del gruppo. 


Preferisco lasciare a voi, ovviamente, il piacere di scoprire tutti i dettagli e la miriade di altre situazioni analoghe raccontate su “No More Pain”. Mi limiterò a riportare in chiusura di recensione due particolari che non molti conoscono: il primo è che i CCM sono stati i primi in Italia ad incidere un album hardcore autoprodotto, diciamo assieme a Indigesti/Wretched di “Polvere Fastidiosa” e se pensavate che i primi ad autoinfliggersi tagli e ferite dal vivo siano stati i gruppi black, vi dovrete ricredere. Durante l’esecuzione di “Frustration”, infatti, Syd a volte si procurava tagli all’addome con lattine o bottiglie rotte. Anche ferite serie, come durante l’esibizione al Leoncavallo di Milano, durante la quale il cantante finì a terra in una pozza di sangue facendo temere il peggio ai presenti. Episodio che fece un po’ il giro del mondo, finendo anche sulla bocca dei gruppi d’Oltreoceano (anche senza i vari social network, youtube o smartphone), contribuendo ad accrescere la fama di culto di Syd e del gruppo stesso.


Insomma, “No More Pain” è un libro dannatamente coinvolgente, che permette di scoprire molte cose sui CCM e sulla scena hardcore più in generale: gruppi, luoghi e persone che magari stavano dietro le quinte, ma il cui apporto è stato determinante. Se vogliamo l’unico piccolo neo è il fatto di sembrare scritto più per chi già conosce la scena e certi personaggi (a volte Antonio allude alle persone senza nominarle, per esempio), rendendo certi passaggi non proprio chiarissimi. D’altra parte ciò non fa che stimolare la curiosità di compiere un’ulteriore ricerca e comunque procedendo nella lettura le cose vengono via via chiarificate e questo non fa che venire voglia di riprendere il libro in mano per iniziarlo di nuovo una volta completato.

 

No More Pain cover