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Faust (tutta la band)

Di - 17 Luglio 2010 - 0:10
Faust (tutta la band)

I Faust sono gli autori di un ottimo album di death metal tecnico, coadiuvati da una line-up di indubbio livello e da turnisti dai nomi altisonanti e dall’esperienza ampiamente riconosciuta. “From Glory To Infinity” è fuori da un po’ di tempo ormai e la formazione al completo si è sottoposta alle nostre domande per qualche delucidazione. Ciò che ne è venuto fuori è una chiacchierata che rivela pensieri interessanti da parte di Aleister, Giulio “Ghiulz” Borroni e il bassista Steve Di Giorgio, vera e propria leggenda nell’ambiente ed autore dell’ennesima prestazione da urlo in un disco già di per sé valido.

 

Ciao ragazzi, innanzitutto benvenuti su Truemetal.it. La prima domanda è abbastanza ovvia: come sono nati i Faust?

Aleister: Ciao e grazie per l’opportunità di essere qui! I Faust sono nati nel 1992. Durante questi anni, diversi concerti e tre pubblicazioni: “Faust” demo del 1993, “… And Finally Faust!” mcd del 2001 e “From Glory To Infinity” full length del 2009. Il nuovo album è uscito per la Stygian Crypt Productions (Russia) esclusivamente nell’Unione Europea e per la Paragon Records (U.S.A.) esclusivamente negli Stati Uniti il 9/9/9. È inoltre uscita la versione in digipack per l’Abyss Records (U.S.A.) il 31 ottobre 2009. Il primo luglio 2010 uscirà anche il picture disc per la Negativity Records (USA), edizione limitata a 666 copie con artwork inedito. I nostri siti: www.deathmetal.it (il sito ufficiale) e www.myspace.com/faustband2.

Il vostro debutto su full length arriva solo dopo 18 anni dalla formazione del primo nucleo della band. Come mai?

Aleister: Il problema maggiore è sempre stato quello di trovare buoni musicisti con cui suonare: non ho mai avuto una continuità di lavoro perché, ogni volta che cambiavo la line-up, dovevo ricominciare tutto da zero.

 

Aleister

 


Venendo appunto a “From Glory To Infinity”, come sono nate le idee che hanno portato alla stesura dei brani?

Aleister: Le idee nascono suonando e provando tanto; ricercando un risultato che si ha in mente e sperimentato nuove sonorità. Poi mettiamo insieme queste idee e lavoriamo concretamente alla stesura dei brani.

Siete soddisfatti del risultato ottenuto oppure a posteriori ritocchereste qualcosa?

Aleister: Mi ritengo più che soddisfatto, viste anche le condizioni in cui ho dovuto lavorare. Ma tutta l’esperienza accumulata nella produzione di questo disco mi servirà affinché il prossimo possa essere ancora meglio.

Ghiulz: Beh, soddisfatto sicuramente dal punto di vista musicale; penso che il lavoro sia stato veramente ottimo. Dal punto di vista della produzione direi abbastanza soddisfatto, sarebbe stato meglio avere un budget maggiore e fare le cose meglio. Certo ritoccherei molte cose ma penso che questo sia normale per chiunque registri senza open budget…

Che riscontri avete avuto fino adesso da stampa e pubblico?

Aleister: In tutto il mondo, “From Glory To Infinity” sta ricevendo recensioni molto buone da parte della stampa e commenti decisamente gratificanti da parte del pubblico.

Ghiulz: Ottimi sia dalla stampa che dal pubblico, il problema però è che attualmente far uscire una band è molto problematico e complicato, entrano in gioco equilibri al di fuori di una band e del suo valore. Il mercato discografico è in crisi, nessuno compra e le labels non investono, il download selvaggio penalizza troppo il mercato quindi non c’è più denaro da investire, il che porta ad investire su quei pochi che vendono alla massa, quindi grande discorso commerciale. Anche il fenomeno myspace ha rappresentato una bella e utile opportunità, ma l’effetto di riflesso che ha provocato si è rivelato più deleterio che utile, non esiste più un filtro per cui le proposte migliori vengono annegate da una miriade di proposte inutili, se non scandalose… Non intendo dire con questo che non ci sia la libertà di proporsi, è solo che dovrebbe esserci un filtro altrimenti il livello delle proposte e di conseguenza la mediocrità raggiungerà, come sta già accadendo, livelli spaventosi dove band molto mediocri se non peggio riescono a uscire meglio di band veramente brave semplicemente perché spendono le loro giornate, invece che stare a suonare e scrivere buon materiale, attaccati a internet ad aggiungere chiunque.

Come definireste la vostra musica? Mi spiego meglio: ovviamente si tratta di death metal, ma ho avuto qualche dubbio se inserire o meno il termine “melodico”. Voi che ne pensate?

Aleister: Concordo con i tuoi dubbi perché con Melodic Death Metal si usa intendere un genere musicale che centra ben poco col nostro. La nostra musica è un evoluzione del Technical Death Metal dei primi anni ’90, con influenze Prog e completamente scritta con la tecnica del contrappunto. Noi la definiamo Evolutionary Death Metal.

Ghiulz: Molto semplicemente musica. Fa parte della natura stessa della musica comprendere caratteristiche come ritmo, melodia e pathos. In quale proporzione poi vengano utilizzate dipende dal brano, dal momento e dall’idea. Il fatto che ci sia voluto così tanto tempo è la conseguenza di scrivere pezzi in maniera molto approfondita e dettagliata dove niente è stato lasciato al caso.

 

Giulio “Ghiulz” Borroni

 

Quali sono i vostri numi tutelari, gli ascolti che hanno forgiato il sound dei Faust?

Aleister: I miei album Metal preferiti sono usciti tra il 1989 e il 1993, e alcuni album storici degli anni ’80, che poi sono stati il riferimento per tutti i gruppi a venire. Sono sicuramente questi dischi, più ovviamente tutta la musica che ascolto da sempre, Metal e non, ad essere la base del sound dei Faust.

Ghiulz: Sicuramente i miei studi. Venendo dal mondo della classica non posso non citare Bach e Beethoven. Penso che siano la fonte prima di tutte le mie influenze musicali e compositive. Poi per quanto riguarda “From Glory…” vi è una forte componente di musica contemporanea e seriale negli arrangiamenti, ho voluto sperimentare qualcosa che andasse un po’ al di là del mio solito modo di scrivere, più legato al barocco e al classicismo, arrivando ad arrangiamenti più vicini tecnicamente al jazz e alla fusion che non alla “classica” in senso stretto. Ovviamente poi vi è una valanga di gruppi metal come Morbid Angel, King Diamond, Death, Opeth, Cynic, Dream Theater (i primi 3 album), gli stessi Bull, Kreator, Sodom, Possessed, in pratica il thrash anni 80 e il death anni 90.

Ed invece che ne pensate della scena metal odierna? C’è qualche nome che, secondo voi, vale la pena citare quando si parla di metallo italiano?

Aleister: La scena di oggi è povera di idee e inflazionata da band di cui non se ne sentiva la mancanza. Penso che valga la pena di citare quei gruppi capaci di comporre belle musiche e che abbiano una propria originalità, distinguendosi da chi preferisce essere l’ennesima copia di gruppi americani o nord europei.

Ghiulz: Non conosco moltissimo della scena, l’ho abbandonata disgustato 15 anni fa per l’attitudine crescente a creare “inner circle” al limite del “lobbistico” e spesso a favore di una valutazione tutt’altro che meritocratica; spero solo che sia cambiata da allora. Comunque per quel poco che conosco mi piacciono parecchio i Death Mechanism, hanno un sound che mi ricorda i Ripping Corpse e Sadus (qui gioco in casa, eheh!), gli Illogicist sono un’ottima band ed anche i miei concittadini Vomit The Soul.
 

From Glory To Infinity

 

Le tematiche affrontate sono deliberatamente anti-clericali. A che cosa è dovuto questo fatto?

Aleister: Questo è sempre stato il concept dei Faust.

Ora veniamo all’argomento session men: come siete entrati in contatto con i vari musicisti coinvolti nelle registrazioni del disco? E perché non avete pensato di mettere in piedi un gruppo vero e proprio, completo di tutti gli elementi?

Aleister: Darek “Daray” Brzozowski, ora batterista dei Dimmu Borgir, e Luca Princiotta, chitarrista di Doro e Blaze Bayley, riuscii a raggiungerli telefonicamente tramite un ragazzo che li conosceva entrambi; Steve, invece, lo contattati via e-mail. Mettere in piedi “un gruppo vero e proprio” come dici tu, l’ho sempre pensato fin dal 1992; purtroppo non ho mai trovato persone adatte per concretizzare questo sogno, prima dell’arrivo di Ghiulz e Steve. Tra l’altro è curioso notare come solo dopo l’uscita dell’album mi siano arrivate diverse proposte di batteristi, bassisti e persino chitarristi (mancano solo i cantanti), pronti e vogliosi di suonare nei Faust; tra questi anche alcuni a cui io stesso avevo chiesto anni fa di unirsi al gruppo quand’ero in grosse difficoltà, ma allora rifiutarono. E poi non è un caso così singolare che una band pubblichi un disco senza avere “un gruppo vero e proprio” (Bathory, Death, Necrophagist…).

So che avete già programmato delle date per promuovere l’album, ma niente Italia. Come mai? Con che line-up le affronterete?

Aleister: La line-up sarà la stessa dell’album: Aleister – chitarra / voce, Ghiulz – chitarra, Steve DiGiorgio – basso; alla batteria ci sarà Charlie Zeleny dei Blotted Science. Per ora non ci sono date italiane perché abbiamo ricevuto proposte da altre nazioni; ma appena ci sarà la possibilità, suoneremo anche qui.

Sembra che le vostre uscite discografiche siano scaglionate sempre da intervalli di 8 anni: 1993 (“Faust”), 2001 (“…And Finally Faust”) ed infine 2009 (“From Glory To Infinity”). Dovremo aspettare così tanto anche per il prossimo album?

Aleister: Sembra una tattica pianificata, ma non è così: infatti “…And Finally…” sarebbe dovuto uscire nel 2000 e “From Glory…” era già pronto per essere registrato nel 2006. Stiamo già lavorando al materiale per il prossimo album; al momento non ci sono date, ma di sicuro non si dovranno aspettare altri otto anni.

Ghiulz è anche attuale membro dei Bulldozer, alfieri e primordiali fiamme del metal estremo tricolore. Com’è avvenuto il contatto con A.C. Wild? Riuscirete a conciliare questo suo impegno con l’attività dei Faust?

Ghiulz: Premesso che devo ancora riprendermi dal fatto che suono con una delle mie band preferite, devo ringraziare un mio allievo, il Bonni. Conosceva Andy e, saputo che cercava un solista che potesse riproporre quello che stavano facendo in studio con Loureiro e la Batten, gli ha proposto me. Poi ovviamente ho superato l’”hiring” e hanno ritenuto che fossi la persona adatta e da qui ho iniziato a suonare con loro. E’ solo questione di organizzazione, non è la prima volta che mi capita di suonare con due band contemporaneamente, basta essere organizzati e avere un’agenda… eheh
 

 

Alle domande successive ci ha risposto un disponibile Steve Di Giorgio, bassista di fama internazionale e parte integrante della line-up dei Faust.

Ciao Steve, lasciami dire che è un onore per me poter intervistare quello che ritengo essere uno dei migliori bassisti sulla scena. Cominciamo con una domanda facile: come sei entrato in contatto con Aleister?

Steve: Grazie a te, è un onore partecipare ad un’intervista coi Faust e grazie per i complimenti. Fondamentalmente non avevo mai sentito parlare dei Faust prima che mi contattassero, ma è abbastanza normale visto che avevano fatto uscire un solo EP. Ma Aleister mi ha semplicemente chiesto se fossi interessato a suonare sul suo album attraverso un contatto via e-mail. Ho ascoltato le canzoni e dopo alcune comunicazioni ero fortemente intenzionato a farlo. Abbiamo deciso di registrare in uno studio di sua conoscenza nel Nord Italia, quindi sono volato lì ed ho incontrato Aleister per la prima volta, lavorando così con lui per la realizzazione dell’album.

 

Steve Di Giorgio

 

Come sei stato coinvolto nel processo di songwriting?

Steve: Non sono stato completamente presente nella scrittura dei pezzi. Quando sono arrivato tutto era già stato composto ed anche la batteria era stata registrata in toto, quindi ho dovuto solo imparare le canzoni ed inventare qualche linea di basso. Abbiamo lavorato insieme sulle soluzioni migliori per certi tipi di cose. Tutti gli arrangiamenti erano stati completati da Aleister quando sono arrivato, quindi c’era solo la questione di rendere interessanti le linee di basso ed adattarle dove c’era bisogno.

Secondo te, che cos’hai portato alla musica dei Faust con le tue linee di basso?

Steve: La musica dei Faust è di altissimo livello ed estremamente tecnica. Le chitarre sono molto melodiche ed intricate e suonano spesso parti gemelle, mentre la batteria è velocissima, quindi io ho portato il il pulsare delle campane dell’inferno. Era necessario che ci fosse la pesantezza americana per unire tutta la furia del satanismo europeo.

In quali altri progetti sei coinvolto al momento? Voglio dire, sei in talmente tante band che è difficile capire quali andranno avanti e quali no…

Steve: Beh, grazie per avermelo chiesto. Ho lavorato con diversi generi di metal con gli album dei Charred Walls Of The Damned e dei Futures End, entrambi usciti recentemente, inoltre ho anche aiutato qualche nuova band e fatto qualche ospitata per tenermi impegnato. Comunque hai ragione, non ho idea di quali progetti andranno avanti e quali andranno a finire a mangiare fontina (trad. letterale, nda)… Ora sto suonando dal vivo con alcune band che necessitano di un bassista quest’estate come gli Obscura e gli Obituary. Ma il mio lavoro live sta diventando sempre più rado mentre quello in studio sta aumentando. Credo che, più vecchio divento, più preferisco creare nuove canzoni piuttosto che viaggiare e suonare sempre le stesse ogni notte. Ma mi ritengo comunque molto fortunato ad aver avuto queste opportunità negli anni, di aver potuto creare metal con band talentuose come i Faust.

Andrea “Thy Destroyer 666” Rodella