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Kataklysm (Maurizio Iacono)

Di Daniele D'Adamo - 7 Agosto 2010 - 4:08
Kataklysm (Maurizio Iacono)

L’uscita di “Heaven’s Venom”, nuovo lavoro in studio dei canadesi Kataklysm, ci ha regalato l’opportunità di fare qualche chiacchiera con il vocalist Maurizio Iacono, leader indiscusso della band; che spiega il segreto del loro successo, ciò che da loro forza di tirare avanti e le speranze per il futuro. Nell’intervista emerge l’enorme volontà, posseduta dai musicisti, di perseguire con tutte le loro forze gli obiettivi prefissati. Tanta esperienza, tanto amore per il death metal e tanta determinazione nell’affrontare le difficoltà della vita sono i principali ingredienti che servono allo scopo. Da leggere per poi, anche, meditare!

“Heaven’s Venom” è il decimo album della vostra lunga carriera. Ci sono state particolari emozioni, per questo?

Certamente. I Kataklysm esistono ormai da vent’anni, e il fatto di esser riusciti a incidere dieci album è un grande onore per noi. Inoltre, è la prova della grande volontà e della massima serietà che mettiamo nel nostro lavoro. Siamo un gruppo schietto e crediamo in maniera ferrea in ciò che facciamo. E quello che facciamo ce lo dice il cuore, non il marketing. Non facciamo musica per diventare ricchi. Avremmo fatto ben altri generi, credo. Inoltre, negli ultimi due anni abbiamo passato dei momenti assai duri dal punto di vista personale, che tuttavia ci ha reso ancora più forti e determinati.

L’opener dei due ultimi dischi inizia con una breve introduzione parlata. In particolare, quale significato ha quella di “A Soulless God”?

È una riflessione – come del resto tutta la canzone – su quello che vidi in occasione di un recente concerto a Vancouver, dove vidi molta, molta gente in condizioni disperate, prede irreversibili di alcool e droga; in pratica ghettizzate come in un campo di concentramento nell’area ove c’era il locale in cui avremmo dovuto suonare. In quell’occasione mi chiesi cosa avrebbe potuto pensare Dio, di quello scempio senz’anima. Una cosa mai vista né negli USA, né in Europa.
Per quanto riguarda il fatto di iniziare tutti gli album con un brano narrato, ciò fa parte della nostra tradizione, e i nostri aficionados si chiedono sempre, quasi fosse un gioco: «come sarà la prossima?».

Il vostro sound, dal 1992, quando cioè la band si è formata, si è sempre evoluto con una progressione costante. Cosa c’è di più in “Heaven’s Venom” che manca in “Prevail” (2008)?

Come detto, gli avvenimenti degli ultimi due anni ci hanno cambiato, con la conseguenza che in “Heaven’s Venom” c’è più malessere e aggressività che in “Prevail”. È diminuito il contenuto melodico, ma è aumentata l’energia. Inoltre, “Prevail” era più semplice e diretto, lineare. Mentre “Heaven’s Venom” è più elaborato, più tecnico.

I Kataklysm hanno avuto e hanno un successo straordinario in tutto il Mondo. Tanto è vero che, ad esempio, con “Prevail” avete vinto il titolo di “Album dell’Anno” nella categoria “Metal/Hardcore” in occasione del Québec Indie Music Awards. Come vi spiegate questa popolarità?

Siamo un gruppo che si è fatto da sé, con inizi durissimi, durante i quali non eravamo considerati da nessuno, anzi emarginati e additati come alieni. Lavorando sempre duramente abbiamo cercato di migliorarci, nella ferrea convinzione di mantenere sempre inalterato il nostro rapporto con il pubblico. Oggi come allora, siamo sempre semplici e disponibili con wsso, in ogni occasione. Soprattutto, ovviamente, in sede live; dove esplode il feeling che, magicamente ci lega alle migliaia di ragazzi che ci vengono a vedere. Proprio la settimana scorsa, abbiamo suonato davanti a 25.000 persone, con grande entusiasmo e soddisfazione. Prima e dopo i live, ci confondiamo con gli appassionati senza alcun atteggiamento di superiorità. Noi siamo loro, e loro sono noi.

Il tuo growling è molto aggressivo, però si riesce a comprendere il significato delle parole. Come hai sviluppato la tua tecnica per arrivare a questi livelli?

A inizio di carriera, cercavo di imitare vocalist tipo Cannibal Corpse, poi, nell’evoluzione che ogni artista deve avere, ho maturato una tecnica ove il flusso d’aria che attraverso la gola, genera il growling, parte dallo stomaco; con la potenza che ne deriva. Non sono un vocalist per affrontare il deep-growl, cerco anzi di far comprendere al meglio possibile i testi delle nostre canzoni, che hanno sempre qualcosa di serio da raccontare. E ho notato che i ragazzi, anche grazie a questa leggibilità del mio cantato, ascoltano molto attentamente i testi delle canzoni; poiché poi mi rivolgono domande molto personali, strettamente legate ai temi affrontati.

Mi pare che in “Heaven’s Venom” ci sia un po’ meno melodia rispetto al passato, mentre la potenza è davvero impressionante. Inoltre è molto vario, poiché si va dai down-tempo, agli up-tempo, ai blast-beats. A tal proposito, in che modo scrivete le canzoni? Vi mettete a tavolino, provate sinché non vi esce il pezzo, vi ponete degli obiettivi o altro ancora?

Del perché ci sia meno melodia s’è già detto. Il resto si spiega facilmente: quando componiamo, non abbiamo uno schema precostituito o delle idee prefissate. Suoniamo direttamente quello che ci viene dall’anima, senza pensare in alcun modo se il pezzo avrà successo oppure meno. Anche questa naturalezza e genuinità è apprezzata dal nostro pubblico, e ci aiuta a stringere un legame via via sempre più stretto, con esso. “Heaven’s Venom” è sostanzialmente assestato su un sound che concede pochi spazi alla melodia e ai momenti più lenti e cadenzati. È una vera furia scardinatrice, perché così è uscita da noi stessi. Senza filtri. È death metal come lo amiamo noi.


 

 

Durante la lavorazione di un album com’è la tua giornata-tipo?

Come succede credo a tutti, le alterne vicende della vita ci portano a vivere in luoghi distanti anche 2.000 km. Parecchi gruppi, oggi, bypassano questo problema passandosi i files via internet, senza che ci sia un contatto fisico fra i componenti. Noi ragioniamo all’opposto. Se ci servono due settimane di full-immersion per tirar giù le canzoni, noi quattro viviamo assieme (non solo: siamo amici anche nella vita privata, e infatti non per caso sono ben quattordici anni che la line-up si è stabilizzata). Andiamo a casa di Jean-François Dagenais, il chitarrista, che ha i mezzi tecnici per consentirci di lavorare, essendo anche un ingegnere del suono nonché produttore, e proviamo sempre assieme, creando quell’amalgama, quel feeling che ci consente di metter giù tutta la forza dirompente che abbiamo dentro. Feeling che rimane intrappolato nelle tracce e che poi è restituito a chi ci ascolta. Componiamo con un approccio live, nel senso che i nostri studio-album sono concepiti appositamente per la massima resa in sede live, appunto. A volte non combiniamo nulla, in una giornata, ma poi in quella successiva esplode la determinazione che si era assopita il giorno precedente. A volte componiamo una canzone in tre ore, a volte in una settimana. Non c’è uno schema, non c’è una programmazione.

Quali sono i temi che hai sviluppato in “Heaven’s Venom”?

Di quello che ho visto a Vancouver ho già detto. Per il resto, si tratta di piccoli brandelli che compongono la vita di ciascun essere umano: piuttosto che affrontare temi facili e accattivanti, preferiamo addentrarci nei problemi che angustiano la gente comune: guai affettivi, incomprensioni familiari, dipendenze da sostanze stupefacenti, ecc. E i fans, spesso, si ritrovano in queste storie, che recepiscono per poi ragionarci su e magari trovare, se non una soluzione, almeno un po’ di conforto.

Quest’anno avete dovuto rinunciare al Wacken. Non credi che sia stato un passo falso, in termini di popolarità?

A parte i problemi politico/contrattuali di cui non voglio parlare, sono stati due, sostanzialmente, i motivi: la possibilità di fare un tour americano con Ozzy Osbourne, tley Crüe e Judas Priest, irripetibile per poter star vicino a tali leggende del metal, e l’obiettiva impossibilità di coordinare i vari impegni, troppo ravvicinati fra essi. Comunque, l’anno prossimo ci saremo al 100% e sarà anzi meglio così: la gente avrà avuto il tempo di digerire per bene “Heaven’s Venom” per poter quindi dar vita a una grandissima prestazione live.

A proposito, non credi che sarebbe meglio concentrare tutti gli sforzi nei Kataklysm, visto che hanno così successo, piuttosto che disperderli in progetti paralleli come gli Ex Deo?

Apparentemente sì. In realtà, ci serve avere un diversivo che ci distragga dai Kataklysm. Quando riprendiamo le armi dopo aver passato qualche tempo con gli Ex Deo, che peraltro fanno epic metal, siamo scarichi da stress e quindi possiamo pestare il più duro possibile. Una specie di hobby che attenua la pressione sui Kataklysm, rendendoli quindi sempre più forti.

Nel 2007 vi ho visto dal vivo, all’Evolution Festival di Firenze. Era prima di “Prevail”, è spaccavate già di brutto. Per quanto detto prima, credo che le canzoni di “Heaven’s Venom” scateneranno un vero e proprio macello, ove verranno suonate. O sbaglio?

Non sbagli. In quel periodo, avrai notato, c’era già una fortissima unione fra noi e i ragazzi sotto il palco. La nostra genuinità, la nostra forza di persone comuni che credono ciecamente in ciò che fanno, andando sempre per la loro strada, è assorbita dai kids, che poi ce la restituiscono in una sorta di trasfert continuo. Ora, siccome le canzoni di “Heaven’s Venom” sono più dure di quelle degli album precedenti, la previsione è quella di un totale massacro (sonoro)!

Siete soddisfatti della produzione molto professionale, di “Heaven’s Venom”, oppure c’era qualcosa che si poteva ancora migliorare?

Sinceramente, era difficile poter pretendere qualcosa in più. La sinergia, come produttori, fra Jean-François Dagenais e Tue Madsen ha avuto il suo massimo durante il missaggio in Danimarca. Ci serviva un produttore che fosse un appassionato e profono conoscitore della band; perché solo così si poteva tirar fuori un suono poderoso – una vera arma da distruzione – tuttavia chiaro e pulito. Solo chi sa tutto dei Kataklysm, sa quale sia il suono migliore per loro. Davvero un gran lavoro, quello di Jean-François e Tue, che ci ha soddisfatto sotto tutti i punti di vista.   

Un ultimo sforzo: cosa vuoi dire agli italiani che leggono Truemetal.it?

Beh, come tutti sanno pur essendo nato a Montreal, mia madre è siciliana e mio padre barese. Quindi per me l’Italia è una nazione particolare, dove suoniamo volentieri. Anzi, non vediamo mai l’ora di venire, anche perché la vostra accoglienza è unica, e ci consente di rendere al 100%. Quindi, ci vedremo con ogni probabilità a gennaio/febbraio 2011, in occasione del tour per la promozione di “Heaven’s Venom”. Preparate le difese: sarà un cataclisma!
Grazie a tutti per il supporto e un abbraccio a tutti i ragazzi di Truemetal.it!
 

Daniele “dani66” D’Adamo