Accesso utenti

Nome utente:
Password:
recensito venerdì 03 marzo 2006 alle 00:00 da Black_Messiah
A Fragile Mind
 

A Fragile Mind


Zero Hour
2005, Sensory
Prog
Voto della redazione

Attendevo l'uscita di questo disco con crescente bramosia dopo i precedenti Metamorphosis e The Towers Of Avarice, lavori eccellenti e per certi versi anche innovativi nel proporre un'interpretazione molto aggressiva del prog-metal USA di fine anni '90.
Anche l'annunciato arrivo del nuovo vocalist Fred Marshall prometteva che questo terzo capitolo avrebbe rappresentato un'ulteriore avanzamento della band in termini di qualità e popolarità.

All'ascolto, dopo un'intro fantasiosamente intitolata Intro, le danze si aprono con There For Me, e dopo un paio di minuti inizio a credere di avere sbagliato disco o che il cd sia stato inciso con la musica di qualche altro gruppo. Alla fine della prima track mi prende un certo sconforto, poi purtroppo confermato dalla successiva Destiny Is Sorrow.
Dopo la terza song Brain Surgery ho quasi la tentazione di interrompere l'ascolto e riascoltarmi uno dei lavori precedenti.
Invece, pedissequamente, insisto nell'ascolto e per non cadere in errore riascolto l'album un numero X di volte per essere certo che le mie sensazioni non siano frutto di pregiudizi o allucinazioni.
Risultato: lo sconforto é totale e non riconosco in questo disco gli elementi che resero gli Zero Hour una delle migliori prog-metal band dell'odierno panorama internazionale.
L'album in generale non ha niente della cattiveria e della grinta che facevano trasalire coi dischi precedenti, il tutto é estremamente moscio, non c'é slancio emotivo e l'emotività é solo una chimera che l'ascolto non riesce mai a destare.
La tecnica esecutiva é sempre a livelli fortemente superiori alla media ma é sprecata su composizioni eccessivamente lineari, per non dire banali. Le linee melodiche sono letteralmente mono-tonali, si brama un cambio armonico come acqua nel deserto, e il più delle volte si rimane a bocca asciutta. Il disco dà una sensazione di svogliatezza e la voce in particolar modo sembra "appiccicata" giusto perché ci deve essere.
Cambi di situazione, varianti, stacchi e quant'atro gli Zero Hour avevano saputo proporre in passato con classe e violenza appaiono come sporadiche forzature, del resto necessarie per interrompere una stasi sonora resa ancora più soporifera dall'eccessiva ripetitività delle singole parti che compongono i singoli brani.
La produzione é notevole e i suoni governati da Dino Alden sono di rara bellezza, gli equilibri sono perfetti ed estremamente gradevoli e ben risaltano dal mastering che gli americani sanno fare così bene nella parsimonia dell'uso della compressione. Anche la grafica é bellissima, firmata dal grandissimo Travis Smith che tanto merita l'appellativo di artista.
Quello che manca é il contenuto musicale, e mi consola l'avere letto una recente dichiarazione del chitarrista Jasun Tipton il quale annuncia l'arrivo in formazione del massiccio singer Chris Salinas e il ritorno a quelle sonorità e a quello spirito che aveva fatto degli Zero Hour una bella promessa prima e una splendida realtà poi.

La band sta già lavorando sul nuovo album, forse per dimenticare e farci dimenticare questo passo falso, e se il buon giorno si vede dal mattino vi suggerisco di ascoltare il sample di Evidence Of The Unseen da poco uploadato sul sito della band per rendervi conto che questo A Fragile Mind é stato uno scherzo e che ora gli Zero Hour hanno ricominciato a fare sul serio.
Aggiungi un tuo commento
8 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
kalmah (03/03/2006 17:05)
0
55???? Sinceramente non capisco ma rispetto l'opinione altrui ma ricordiamo che è pur sempre solo una opinione.La mia personalissima è che questo album è grandioso.
luigi (04/03/2006 08:23)
0
Rispetto la tua opinione, ma non condivido la tua recensione il cd a me è piaciuto, diverso dai precedenti ma bello cmq. Per quanto riguarda le parti vocali ascoltate il sample scarikabile dal sito ufficiale degli Zero Hour col nuovo cantante ke sostituisce colui ke ha cantanto su A Fragile Mind.
Bye
RoyKing (04/03/2006 15:22)
0
il recensore non ha espresso opinioni, ha descritto l'album anche confrontandolo agli altri della band.
le recensioni servono a descrivere i dischi, non a esprimere i propri gusti personali.
e cmq a tutti i gruppi capita di fare un disco sottotono, non vedo perchè non possa essere successo anche agli zero hour.
redmetal (04/03/2006 19:21)
0
Totalmente d'accordo con kalmah. Questo disco è veramente grandioso, e l'unico motivo per cui non è superiore al precedente TTOA è che il nuovo cantante sfigura parecchio con il rimpianitssimo predecessore (di cui mi sfugge sempre il nome).
Gli Zero Hour sono una band VERAMENTE prog che consiglio a tutti gli amanti del genere, ma soprattutto a quelli che non si fermano ai clichè dei soliti grandi nomi (superbi, per carità). Anche i testi sono decisamente impegnati e ben fatti.
GRANDI ZERO HOUR!!
Subversive Nazarene (04/03/2006 19:42)
0
che gli ZERO HOUR siano un grande gruppo non ci piove, è anche vero che questo disco è piatto e che non regge minimamente il confronto con TTOA che rimane ad oggi il loro lavoro migliore. lo ha detto lo stesso chitarrista, quindi è difficile obiettarlo.
satrox (06/03/2006 11:02)
0
OTTIMO CD,VEDO CHE CONTINUAMENTE NON MI TROVO D'ACCORDO CON CHI FA LE RECENSIONI.RITENGO QST ALBUM UN OTTIMO LAVORO,DA ASCOLTARE CON ATTENZIONE!
Absynthe6886 (10/01/2010 16:14)
0
Ex-Metal Warrior '86:

No, no, no...
Devo dire che mi associo al coro del dissenso! Quest'album merita moltissimo, nonostante il cambio alla voce, con Fred Marshall a sopportare forse un peso più grande di lui, ma che riesce comunque a donare la giusta verve ai brani.
Brani che, in questa occasione, si asciugano, nella struttura, e si spogliano, nell'arrangiamento, finendo per apparire molto più diretti, se paragonati a quelli di Metamorphosis e The Towers Of Avarice, ma che nulla in meno restituiscono quanto ad impatto emotivo, elemento su cui in quest'album viene posta l'enfasi maggiore e che si rivela la miglior chiave di lettura di un album che di banale e sempliciotto ha, non poco, nulla! E' innegabile, infatti, che liriche intimiste come queste siano state molto ben trasposte in musica e, soprattutto, espresse da Marshall, che pur non godendo dell'estensione, né della potenza evocativa, del defezionario, inarrivabile Rosvold, riesce senza dubbio a comunicare a pieno il mood introverso dell'album.
Mi sento, da un punto di vista esclusivamente emozionale, di evidenziare There For Me, Destiny Is Sorrow, Twice The Pain e la title-track, brillanti esempi di cosa costituisca il sound ed il songriting degli Zero Hour, band che, fin qui, ha saputo mostrare un indubbio talento compositivo.
Metallen (23/03/2011 13:42)
0
Sono hai primi ascolti, ma ogni volta che arrivo al minuto 3:56 di Destiny Is Sorrow mi fermo chiudo gli occhi e mi pare di essere sospeso nel tempo. Geniali!
8 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
Devi essere collegato scrivere un commento!

Accesso utenti

Nome utente:
Password:
Tutti i loghi e i marchi in questo sito sono proprietà dei legittimi registratari. Gli utenti sono responsabili per ogni commento.
Copyright Truemetal.it 2001-2013 - Ringraziamo chi ci ha copiato
Clicca per i dettagli