Accesso utenti

Nome utente:
Password:
recensito mercoledì 13 aprile 2005 alle 00:00 da Giorgio Vicentini
Antithesis of Light
 

Antithesis of Light


Evoken
2005, Avantgarde
Doom
Voto della redazione

L’attesa per il ritorno di questi americani cominciava a farsi snervante e a qualcuno potrebbero essere nati dei dubbi tipici delle paranoie di chi aspetta ed intanto fantastica, sogna emozioni e magari si fa prendere dal timore di un flop. Non abbiate paura, anzi sì perché ancora una volta regna sovrana l’assoluta ed opprimente sensazione di annullamento, di totale ridimensionamento di noi stessi al cospetto degli Evoken, una macchina che svilisce l’umano.
Lungo The Antithesis of Light scorre una palpabile sensazione di dominazione, uno strapotere soggiogante che suggella un ritorno di classe dopo quattro anni, un disco enorme in tutti i sensi e capace di trasmettere un senso di potere perentorio.

Io li ricordavo maledetti, li desideravo implacabili, pesantissimi, inquietanti e così li ritrovo; una macchia nera che angoscia, rapisce ed annulla l’annullabile a suon di riff poderosi, pieni e roboanti, scanditi da un drumming che pesta robusto sulle pelli, vagamente effettato per dare un senso di profondo. Il ritmo di un tamburo tribale che scandisce l’avanzata delle tenebre accompagnato dal tipico growl penetrante.
Chi conosce gli Evoken sa anche che non si tratta di pura e semplice ostentazione di forza fisica, ma anche di una guerra psicologica, di un contorno che incornicia la cruda possenza con un sottofondo di sussurri sfumati, malati e viscidi (“The Mournful Refusal”), di suoni distorti che ammorbano l’atmosfera e la rendono irrespirabile, di tocchi di pianoforte che in un silenzio irreale non trasmettono pace bensì ansia. Una tenebra compatta, un buio imperscrutabile spavaldo e conscio di poter soggiogare, che non accenna a diradare lungo i settanta minuti ma, se possibile, peggiora sempre più accompagnandoci gradualmente nelle profondità di una dimensione a sé stante.

Eccola l’ennesima dimostrazione di classe di una band che impressiona con una oscura teatralità e che ha mantenuto il suo potere magico ed il gusto per la melodia, per le esplosioni di energia, per gli affondi impetuosi (“Pavor Nocturnus”), senza sdegnare escursioni nei blast beat (“In Solitary Ruin”) e non dimenticandosi di quanto siano fondamentali le tastiere, attorno alle quali ruotano tutte le melodie negative e la sensazione palpabile di strisciante ed infausto.

Le istruzioni per l’uso sono chiare, basterebbero la copertina, l’intro e l’aria demoniaca di “In Solitary Ruin” a scoraggiare gli sprovveduti. Se ciò non bastasse e si volesse aggiungere la durata consona per il genere ma non alla portata di tutti, l’implacabilità della produzione potente ed una chiara impossibilità di fuga da quello che è l’essenza del disco, si ha il quadro chiaro della situazione: doom dagli inferi senza via di scampo.
Volendo si potrebbe citare “Antithesis Of Light” come boccata d’aria, ma è veramente tutto relativo, perchè una composizione meno squassante non può essere una vera pausa, anzi è solo una delle sfumature di un viaggio tra voci che ci parlano nel buio, mani che ci sfiorano ed aliti che avvolgono. Sempre apprezzabile la matrice My Dying Bride che anche nel 2005 esce a galla con citazioni dal gruppo inglese nel suo periodo primordiale, estremizzandone i contenuti e le caratteristiche.

Personalmente resto ancora legato ad Embrace the Emptiness ed avrei gradito una manciata di “colpi gobbi” per staccare The Antithesis of Light dai suoi predecessori, ma la sostanza è che una tale prova di vigoria va presa per quello che è ed assaporata.

Questo è IL disco che può spiegare quanto inutile sia scappare dall’oscurità.

Tracklist:
01. Intro
02. In Solitary Ruin
03. Accursed Premonition
04. The Mournful Refusal
05. Pavor Nocturnus
06. Antithesis Of Light
07. The Last Of Vitality

Aggiungi un tuo commento
9 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
REINHART (13/04/2005 20:19)
0
Disco splendido, con un'atmosfera personalissima e marcia, uno dei migliori album doom che mi sia capitato di ascoltare ultimamente. Un piccolo capolavoro, secondo me.
ForgottenSunrise (13/04/2005 22:36)
0
disco rovinato da una produzione davvero scadente.

la batteria che nella recensione viene definita "pesante", in realta' manco si precepisce, il suono è tutto impastato e non rende onore ad un ottimo lavoro.

molto meglio il bellissimo quietus.
KRIEG666 (15/04/2005 21:01)
0
Concordo su molte parti della recensione, le parti piu' descritttive. Concordo inoltre con la giusta atmosfera e con l'affermazione che in sostanza... Quietus e' molto meglio. Ergo: se non li avete mai sentiti e non siete granche' addentro nel genere, prendete l'altro, se invece ascoltate doom death gothic di prima generazione (diciamo cosi') allora questo disco non puo' che farvi solo bene. Per gli altri ascolticchiatelo. Male non fa...
-blackdream- (22/04/2005 13:24)
0
Semplicemente impenetrabile.
Un viaggio senza luce alla fine del tunnel...
Deliverance (16/06/2005 19:00)
0
lentissimo pesantissimo bellissimo!!!!!
Hellbound (06/07/2005 22:33)
0
Molto, molto bello. E mi piace anche la produzione, a parte qualche sfuriata (?) di batteria, come all'inizio dell'album.
beix (14/10/2005 10:55)
0
riuscire ad apprezzare un disco del genere senza aver mai ascoltato niente di doom è stata dura. incredibile!! e ci stanno bene anche i blastbeat all'inizio :-DD
DOOMSWORD74 (08/11/2009 19:28)
0
Disco apocalittico. qualche traccia e' un po' troppo tirata per le lunghe, comunque il risultato rimane lo stesso:sconvolgente
NOXBC9701040 (11/12/2010 19:17)
0
@Forgotten Sunrise: la batteria non si sente? Boh forse non abbiamo ascoltato questo disco. Secondo me è il migliore degli Evoken, emana un'alone oscuro che non ha assolutamente paragoni, se non con band come Thergothon, Tyranny e primi Skepticism. Sulla voce non c'è nulla di così speciale, però sulle ritmiche, gli arpeggi e le tastiere (messe in risalto in alcuni punti, le cose sinfoniche mi fanno schifo, Skepticism a parte, ammesso che si possano definire "sinfonici") rendono il lavoro proprio inquietante e da paura, cosa che poche band sanno fare. Una batteria che picchia forte, ma già basta sentire l'inizio di In Solitary Ruin, parte con il doppio pedale che è di una devastazione totale. Antithesis of Light è un altra canzone che merita tantissimo.
9 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
Devi essere collegato scrivere un commento!

Accesso utenti

Nome utente:
Password:
Tutti i loghi e i marchi in questo sito sono proprietà dei legittimi registratari. Gli utenti sono responsabili per ogni commento.
Copyright Truemetal.it 2001-2013 - Ringraziamo chi ci ha copiato
Clicca per i dettagli