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recensito giovedì 20 gennaio 2011 alle 00:00 da Mauro Gelsomini
Atmosphere
 

Atmosphere


Bad Habit
2011, AOR Heaven / Frontiers
AOR
Voto della redazione

Meno di due anni fa recensivamo positivamente Above And Beyond, mentre i Bad Habit si dedicavano ad un "best of" che avrebbe potuto far pensare ad una pausa di riflessione, puntualmente smentita dall'arrivo, nemmeno sei mesi dopo, di un nuovo studio album, questo "Atmosphere" che in qualche modo mantiene il ritmo delle uscite degli svedesi molto alto, sebbene in passato la band non fosse stata altrettanto prolifica (cinque album dal 1987 al 2005, oltre ad una primo raccolta e al remaster dell'introvabile quanto magnifico "Revolution").

Ormai assestati tra i leader del movimento AOR scandinavo, i Bad Habit possono contare su un sound ormai consolidato, che trova nella voce del singer Bax Fehling un "segno particolare" che ne garantisce la riconoscibilità, insieme al connubio vincente tra le liriche dal mood sempre positivo e le melodie frizzanti e spesso sbarazzine.

Reggere il confronto con il travolgente "Above And Beyond", pubblicato da troppo poco tempo per non risuonare ancora nelle nostre orecchie, è impresa assai ardua. Tuttavia il nuovo nato in casa Bad Habit si difende con le unghie e i denti - ovvero con le stesse armi del suo predecessore - e non sfigura affatto, raggiungendo, seppur per una strada diversa, i livelli di due anni prima.
La strada è quella della omogeneità, della certezza, dal punto di vista musicale. Il songwriting non conosce esitazioni o momenti di riflessione, mantenendosi su livelli eccezionali per tutta la durata del disco.
Di certo una partenza "col botto", quale è quella di "In The Heat Of The Night", è quasi obbligata, anche se, un climax ascendente rispetto all'opener (che alla fine della fiera risulta la migliore del lotto) avrebbe fatto gridare al capolavoro assoluto. Bax si abbandona in una performance clamorosa, fatta addirittura di sovracuti in cui non è solito cimentarsi, e lascia l'ascoltatore con un'aspettativa enorme per il prosieguo.

In realtà, come già anticipato, non c'è da annotare nessuna flessione rispetto ad un incipit del genere, in quanto tutti i brani di questo platter sono decisamente coinvolgenti, e soprattutto qualitativamente omogenei: seguono la forma canzone "imposta" dal genere, e si avvalgono di ritornelli memorabili, fin dal primo ascolto, secondo quello che la stessa band definisce il "fattore BFC", ovvero il "Big Fucking Chorus".

Paradossalmente, risulta difficile estrapolare dalla tracklist un pezzo, fatto salvo il primo, che si faccia preferire agli altri; il paradosso sta nel fatto che tutte le song meriterebbero di esser menzionate per gli stessi motivi, e grande è la consapevolezza che l'altissima qualità dei brani proposti sia esattamente ciò che i Bad Habit "avrebbero dovuto" garantire.
Una certezza.

Discutine sul forum nel topic dedicato ai Bad Habit!

Tracklist:

  1. In The Heat Of The Night
  2. Words Are Not Enough
  3. Every Time You Cry
  4. I Wanna Be The One
  5. I’ll Die For You
  6. Angel Of Mine
  7. Fantasy
  8. We Are One
  9. Only Time Will Tell
  10. Break The Silence
  11. Save Me
  12. Catch Me When I Fall
  13. Without You
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3 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
elpata86 (20/01/2011 22:19)
0
Grandi melodie, suoni corposi, produzione perfetta. "In The Heat Of The Night", "Words Are Not Enough", "Angel Of Mine", "Fantasy", "We Are One" i momenti più brillanti. Già da ora, per me, tra i dischi più belli dell'anno.
modernpilgrims (27/02/2011 10:04)
0
Album clamoroso, da podio 2011 !!
Kurz (04/05/2011 12:27)
0
Ammetto che ho conosciuto questi svedesi da poco, comunque devo dire che in Scandinavia hanno una densità pro-capite di metal e AOR da far impressione. Deve esserci una motivazione sociologica-culturale per cui in fredde nazioni da pochi milioni di abitanti ci sia una tale abbondanza di ottime band... Oppure forse da loro il music business è più serio e incentrato sulla qualità che da noi. Tornando ai Bad Habit: bravi, bravi... si sente che questi sono veterani del settore. Il cantante non è particolarmente dotato dal punto di vista tecnico però mi sembra una vecchia volpe che sa come puntare sull'interpretazione e viene sorretto quasi sempre da efficaci cori nei ritornelli più importanti. AOR da manuale quindi come tradizione vuole, chitarre scintillanti e pezzi iper-melodici. Episodio riuscito che si mantiene a livelli intensi dall'inizio alla fine. Disco valido che senza dubbi accontenterà gli appassionati del settore.
3 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
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