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recensito mercoledì 18 luglio 2012 alle 00:00 da Tiziano Marasco
Banks Of Eden
 

Banks Of Eden


The Flower Kings
2012, Inside Out
Prog Rock
Voto della redazione

Diciamo pure che non siamo abituati a ben cinque anni di silenzio da una band come i Flower Kings: in tredici anni di attività, dal 1995 al 2007, il gruppo svedese aveva mantenuto la formidabile media di un full-length all'anno, concedendosi il lusso di una pausa in due sole occasioni, 1998 e 2005. Anche per questo, il prolungato silenzio succeduto alla pubblicazione di "The Sum Of No Evil", coniugato al successo riscontrato da quasi tutti i progetti paralleli avviati da Stolt e soci (Karmakanic, Agents Of Mercy), avevano fatto presagire, temere, che il ritorno dei re non fosse qualcosa di completamente scontato.

Va detto, i Flower Kings non sono una band che rivoluzionerà né la musica in ampio senso, né singolarmente il prog rock: troppo manieristi, troppo compiaciuti, logorroici oltre l'umana comprensione, gli svedesi sono la classica band che o si ama o si odia. Ed in questo caso, il secondo gruppo è decisamente più nutrito del primo.
E queste erano le impressioni che circondavano anche il nuovo "Banks Of Eden", tenendo presenti pure le dichiarazioni della band medesima: come apripista ha infatti delegato la proverbiale suite da mezz'ora, dal pitagorico titolo "Numbers", brano che "non sarà easy listening" (comunicato stampa sul sito dei FK).

Ora, descrivere una suite progressive è lavoro svilente e riduttivo nei confronti dell'opera, ma va detto che "Numbers", per chi conosce bene i nostri, è una composizione decisamente semplice. Dominata soprattutto all'inizio da atmosfere beatlesiane e da parti vocali che conquistano dopo pochi ascolti, si concede spesso e volentieri digressioni sospese e rarefatte, come è sempre piaciuto a Stolt. Non si perde però in passaggi di virtuosismo fine a se stesso, parti strumentali in cui ognuno fa semplice sfoggio del suo talento, insomma, tutto quello che il 90% del pubblico ha sempre rinfacciato ai nostri. Sebbene ci siano diversi intervalli strumentali e assai complessi, infatti, la maggior parte risulta disciplinata dalla guida di riff semplici e spontanei che si stampano in breve tempo nella testa di chi ascolta.

Andando oltre nell'analisi di questo "Banks Of Eden", noterete che si struttura secondo uno dei canoni cardine del prog: una megasuite a cui fanno seguito quattro composizioni decisamente più contenute, per un disco che risulta, secondo gli standard di questa band, un'inezia, un piccolo gioiellino di neanche un'ora - incredibile ma vero.

Il sound poi è quello tipico dei Flower Kings del secondo periodo, quello gloriosamente avviato da "The Rainmaker". Meno jazz, meno funk, meno psychedelia, per una musica che risulta un po' meno speziata, meno affascinante, ma sicuramente più digeribile.  

E così vedrete che l’ottima "Love Of God" vi riporterà indietro ai fantastici arpeggi di "Paradox Hotel" ("Minor Giant Steps") mentre "Pandaemonium", in assoluto il brano più arzigogolato, troverete King Crimson, Van Der Graaf e neoprog fusi assieme. Il risultato si presenta comunque suggestivo, con un ritornello trascinante ed immediato.  Ancora atmosfere beatlesiane per "For Those About To Drown", che fonde in un unicum "Sergent Pepper" e "White Album", mentre l’ottima "Rising The Imperial" richiama alla mente i Pendragon incantati di "Window Of Life" e soprattutto "Not Of This World", andando a chiudere, anche a livello tematico, l’anello di questo ottimo disco.

Siccome poi i nostri non si fan mai mancare nulla, nell’edizione speciale troverete anche un mini cd da neanche mezz’ora contenete 4 canzoni, che stupiscono, ancora una volta, per immediatezza e semplicità ("Going up", "Fireghosts").

Lo avrete capito facilmente, "Banks Of Eden" non sposta d’una virgola la proposta musicale degli svedesi, pur riuscendo ad avere un’anima personale che lo distingue da tutte le altre uscite della band. Allo stesso modo, questo album riesce a risultare fresco e spontaneo, nonostante venga da un gruppo che sta per compiere vent’anni ed è guidata da un master mind che sta per passare le sessanta primavere. Con tutto il dovuto rispetto, gente come Waters o Collins a qull’età un disco simile lo potevano solo sognare.

Non è poco, anzi, si potrebbe aggiungere che questo è l’album-manifesto dei Flower Kings. Non certo il migliore, ovviamente, ma quello che li presenta in maniera completa, senza sbavature o senza risultare pesante e manierista. Il disco da consigliare al neofita, prima di passare a "Paradox Hotel" e "Stardust We Are".

Tiziano "Vlkodlak" Marasco

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 Line Up:
 
Roine Stolt - chitarra, voce, tastiera, basso
Hasse Fröberg - voce, chitarra
Tomas Bodin - tastiere
Jonas Reingold - basso
Felix Lehrmann - batteria
 
Tracklist
 
01.    Numbers - 25:20
02.     For The Love Of Gold - 7:30
03.    Pandemonium - 6:05
04.    For Those About To Drown - 6:50
05.    Rising The Imperial - 7:40

BONUS CD (LTD digipak )
 
06.    Fireghosts (Bonus Track) - 5:50
07.    Going Up (Bonus Track) - 5:10
08.    Illuminati (Bonus Track) - 6:20
09.    Lo Lines (Bonus Track) - 4:40

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3 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
Rhadamanthys (18/07/2012 21:20)
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Sono un fan di lungo corso dei TFK e, a mio avviso, il loro miglior album ad oggi resta Unfold The Future. Detto questo, concordo con la doverosa premessa della recensione: cinque anni sono davvero una lunga pausa per gruppi prolifici come il combo svedese, tuttavia bisogna dire che The Sum of No Evil non aveva entusiasmato più di tanto. Con questo Banks of Eden Stolt & Co. ritrovano ispirazione e originalità. Refrains orecchiabili, canzoni facilmente accessibili, con l'eccezione della suite che deve sempre esserci ^^. Ho batterista, così come la produzione (davvero cristallina). BoE non sarà all'altezza dei primi TFK ben più rock e ben più progressive, ma non sfigurato accanto a platters come Adam & Eve, Paradoz Hotel.
Ancora una volta promossi.

p.s. i TFK vicini al mero virtuosismo autoelogiativo? Questa mi mancava proprio.
Refresh (19/07/2012 10:12)
0
Ecco questo album secondo me potrebbero chiamarlo "Flower Kings versione LIGHT": è il disco forse meno complesso e più digeribile (per chi non sopporta canzoni troppo complesse) assieme forse a Retropolis.. Come diceva il recensore, anche la suite definita "decisamente NON easy listening" dallo stesso Stolte alla fine risulta essere la loro suite meno complessa strutturalmente e rimane molto incentrata sulla melodia, cosa di per se non negativa, anche se comunque delle loro suites è una di quelle che mi piace meno... Io personalmente preferisco i Flower versione Stardust we Are (sono uno dei fan che amano i Flower Kings "logorroici" =D) però tutto sommato questo nuovo alla fine non mi è dispiaciuto. Non mi ha fatto fare i salti di gioia (dalle descrizioni di Roine mi aspettavo qualcosa di molto diverso), ma si è rivelato comunque un ascolto piacevole (punto di forza, a mio avviso, è il lavoro sugli arrangiamenti vocali come in "for the love of gold" ad esempio) anche se non credo che questo disco mi rimarrà troppo a lungo nel lettore..
Ed ora aspetto con ansia i LIVE di settembre!! =D
Savior (20/07/2012 09:06)
0
Disco molto piacevole...per ora l'ho sentito abbastanza distrattamente ma non mi ha conquistato.

Nella discografia della band ci sta senza problemi.
3 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
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