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recensito sabato 19 aprile 2003 alle 00:00 da Matteo Lavazza
Blackout
 

Blackout


Blackout
2002, Perennial Quest
Death
Voto della redazione

Mini cd d’esordio per i francesi Blackout, band formatasi nel 1999 e con alle spalle parecchia esperienza accumulata sui palchi francesi ed italiani ed un demo datato 1999.
Non è per niente semplice recensire il lavoro dei 5 francesi, visto l’estrema varietà delle quattro songs che compongono questo loro esordio.
L’inizio è affidato a “Keys of Time”, brano che ricorda può ricordare certe cose dei Children of Bodom, con i suoi riff ora più tirati ed ora più melodici. Di sicuro i transalpini dimostrano subito di avere un ottima padronanza tecnica ed una buona fantasia compositiva, anche se certi passaggi risultano, secondo me, troppo dispersivi, facendo perdere potenza al pezzo in alcuni frangenti.
La successiva “Hidden Boarders”, aperta da un melodico giro di pianoforte ci mostra un altra faccia dei francesi, con le melodie vocali all’inizio del pezzo di chiaro stampo Power, prima di partire con il riff  della strofa che ricorda ancora una volta i finnici, e che nel ritornello riprende le influenze Power palesate in apertura del pezzo. Davvero molto convincente lo stacco Death a metà pezzo.
“Wasted Life” si apre con un riff che più Thrash non si può, prima di partire col solito giro alla CoB. Il pezzo poi si sviluppa su intrecci che ricordano ora i Death ora i soliti e stracitati Children of Bodom.
La conclusiva “I Used to Live” è forse la traccia più convincente del lotto, grazie alle melodie davvero azzeccate che la caratterizzano. La canzone è forse quella dove i Blackout riescono meglio ad amalgamare tutte quelle che sono le loro influenze, riuscendo a miscelare al meglio parti tirate e melodie vocali davvero ben studiate.
I suoni di questo mini sono davvero ottimi, in grado di far rendere al meglio le non facili composizioni del quintetto grazie ad una dinamica davvero eccellente.
Per essere al loro esordio i Blackout hanno fatto un ottimo lavoro, pur con tutti i difetti che ho elencato, quindi non si può che essere ottimisti riguardo al futuro della band che, se riuscirà ad eliminare certi passaggi un po’ troppo prolissi e l’influenza CoB a volte davvero troppo marcata, potrà togliersi di sicuro delle belle soddisfazioni.
Di certo il fatto che i francesi siano così aperti musicalmente e sia un vantaggio, in quanto permette al gruppo di avere sempre una buona varietà di atmosfere all’interno delle loro composizioni, sia uno svantaggio, visto che è molto difficile riuscire a far convivere all’interno di una stessa canzone riff Death e melodie Power; se i nostri riusciranno a trovare il giusto approccio e le giuste soluzioni la loro musica diverrebbe sicuramente appetibile per molti ascoltatori, il primo tentativo non è male, ma di sicuro un duro lavoro aspetta i transalpini.

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