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recensito martedì 25 novembre 2003 alle 00:00 da Eugenio Giordano
Break Out
 

Break Out


Iron Ware
2003, Lmp Music
Power
Voto della redazione

Gli svedesi Iron Ware giungono al contratto con la Lmp Music dopo la produzione di un mini cd un paio di anni fa, oltre all’appoggio del potentissimo Limb Schnoor trovano in Andy LaRocque un fondamentale aiuto in sede di produzione. Il chitarrista più importante degli ultimi anni di storia del metal americano offre a questi ragazzi la possibilità di raggiungere un sound potentissimo e graffiante lungo tutta la durata di questo “Break out”. Negli Iron Ware militano membri dei Freternia ma il sound di questa band si distacca nettamente da quanto proposto in questa sede dai nostri Iron Ware. Gli Iron Ware appartengono certamente alla tradizione power svedese ma possiedono una decisa contaminazione statunitense alla base del song writing, pure a livello esecutivo. Il gruppo riesce ad apparire efficace senza sforare in soluzioni troppo melodiche o eccessivamente banali che rischierebbero di abbassare il valore artistico di questo platter. Sebbene vincolati alle strutture power gli Iron Ware spostano spesso la loro direzione musicale verso lidi epici e trascinanti, cari al metal classico, che rendono tutte le canzoni apprezzabili fin dai primi passaggi.

Dopo la intro strumentale “Gateway” i nostri irrompono con la potenza frontale di “Holy man” che già presenta tutte le doti del sound della band. Ottime chitarre ritmiche alla base del pezzo creano un pavimento su cui poggiano le linee vocali basate su refrain crescenti e molto azzeccati, certamente nulla di particolarmente innovativo ma sicuramente di forte impatto. Ancora più brillante la seconda “Dark sun” mette gli Iron Ware alle prese con un sound molto vicino al power targato U.S.A. senza comunque dimenticare una sana dose di melodie epiche nei ritornelli e notevoli spunti ritmici che hanno il pregio di fluidificare tutta la struttura della canzone rendendola più fruibile. Ottima “From deep within” è un mid tempo ispirato e compatto che ricorda da vicino le sluzioni degli ultimi Angel Dust pur senza eccedere in influenze thrash tipiche di questa storica band tedesca. La successiva “Time machine” riporta gli Iron Ware alla tradizione power svedese senza dimenticare un cantato vibrante e grintoso che evita alla band il solito paragone con i notori Hammerfall, sotto il profilo compositivo il pezzo viaggia su strutture dirette e apprezzabili sebbene meno ambiziose delle precedenti. Con “Sactuary” gli Iron Ware sfornano una live song memorabile, una strofa veloce e crescente esplode letteralmente in un ritornello che promette cori dalla platea nei concerti dei nostri svedesi. Più classicheggiante “Saviors” non dimentica un riffing veloce però mi sembra più impostata su strutture oscure e rabbiose, anche in questo caso gli Iron Ware si affidano a un sound davvero convincente su cui aleggia la firma del maestro Andy LaRocque. La più elaborata del lotto sembra essere “Return of the king” che si basa su indiscutibili passaggi epici di grande spessore artistico, purtroppo il brano risulta un poco troppo allungato e finisce per risultare prolisso, comunque, la mia, non è una critica pesante. Molto più rotonda e riuscita “What is going on” rimette in gioco il gruppo con un riffing pieno e cavalcante su cui si alzano le linee vocali che rendono il tutto molto apprezzabile. Anche in questo caso credo che la dimensione migliore per godersi una traccia come questa non sia il formato digitale ma l’happening live. La title track è una buona power song di tipo classico con una massiccia dose di chitarre nella strofa e potenti sfuriate della sezione ritmica, nouvamente gli Iron Ware non si distinguono per particolare originalità, ma coraggio, il metal vero è questo! La conclusiva “Man of hope” si sposta verso canoni più classici e ritmati lasciando decollare un bel refrain corale in coda al brano, anche qui credo che maggiori responsi giungeranno in sede live.

Con questa recensione spero di aver destato un minimo di interesse in voi nei riguardi dei questa band, vi ricordo che sul sito della Limb Music avete accesso a mp3 completi estratti anche da questo platter in modo da poter scoltare con le vostre orecchie quanto da me descritto. Non lasciate che i pregiudizi compromettano la vostra personale idea di una band, non è vero che tutto quello che esce per Lmp Music è spazzatura. Non è vero che il power metal fa schifo, ascoltare per credere.

Tracklist:
1 Gateway
2 Holy Man
3 Dark Sun
4 From deep inside
5 Time Machine
6 Sanctuary
7 Saviors
8 Return of the king
9 What is going on
10 Break out
11 Man of hope

 

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7 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
atoragon (26/11/2003 14:01)
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se Andy LaRocque è Il chitarrista più importante degli ultimi anni di storia del metal americano allora Chuck Schuldiner e John Shaffer, tanto x citarne 2, chi sono?
DreamOfSlayer (26/11/2003 14:06)
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o jonh petrucci...romeo,satriani,vai,murphy e loomis
AgentSteel (26/11/2003 18:34)
0
Magari Andy La Rocque non è il importante chitarrista americano degli ultimi anni in ambito metal, ma citare jon schaffer o jeff loomis fa sorridere...se mi fate nomi come John Petrucci, Chuck Schuldiner ok, Steve Vai e Satriani facciamo che vanno bene (anche se dire che sono degli ultimi anni è un po' un'azzardo)...ma Loomis e Shaffer no per piacere!

Poi non ci sono cazzi, non sarà il più tecnico del mondo, ma Andy La Rocque è il migliore. Tecnica, feeling, melodia, genio compositivo - quell'uomo è il mio idolo!

Cmq ritornando alla band recensita, proverò ad ascoltarli, mi hai incuriosito con la rece.
DreamOfSlayer (26/11/2003 20:13)
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Bè loomis l'ho messo perchè amo i nevermore, i suoi soli in dead heart so' molto personali...cmq mi ero dimenticato un certo jim matheos dal genio creativo incredibile e anche il caro alex skolnick (spero sia americano :-), basta sentire l'assolo di over the wall!!! cmq anche macalpine non scherza... forse troppa tecnica fine a se stessa. Cmq apprezzo laRoque per i suoi lavori con il re diamante e col re Schuldiner
Carla da Salerno (26/11/2003 23:25)
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Scusami tanto Eugenio, forse sarò ignorante, ma Andy la Roque non è danese? Avrai mica preso un'abbaglio? Spero proprio di no, anche perchè scrivi troppo bene,
ciao Carla
Carla da Salerno (26/11/2003 23:35)
0
Scusatemi:
Andy La Rocque
Real name: Anders Allhage
Born: 29th of November 1962 in Sweden.
AgentSteel (26/11/2003 23:50)
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E' vero! In un attimo di stordimento per aver letto il nome del magico Andy mi sono scordato che non è manco americano eheh! Va beh...cmq non citerei Tony MacAlpine: che sia bravo non lo nega nessuno, ma il genio è un'altra cosa...Alex Skolnick invece è una citazione azzeccata al 300 %, altro idolo personale :-)
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