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recensito mercoledì 19 luglio 2006 alle 00:00 da Ivano Dell'Orco
Burzum
Voto della redazione

Chiamatelo Burzum, Conte Grishnackh, Varg Vikernes. Oppure pazzo, esaltato o assassino. Chiamatelo come vi pare ma tutto ciò che importa (a chi recensisce questo disco) è che musicalmente questo ragazzo (19 anni!) è stato un fenomeno, secondo chi scrive, incredibile ed irripetibile.
Sorvoliamo sulle logiche e inevitabili condanne per i suoi atti di natura criminale e concentriamoci per un attimo solo sulla sua musica. Questo che ho tra le mani è il suo primo album ufficiale, il debutto con l'etichetta di Euronymous. Praticamente è un insieme delle canzoni già note ai possessori dei primi due demo strumentali (autoprodotti) usciti nel 1991 e nel 1992 a titolo Burzum.

Le canzoni che compongono questo disco si caratterizzano per l'alternanza tra parti veloci e parti più lente (quasi sabbathiane) ma soprattutto per la voce davvero lancinante di questo ragazzino. Le sue urla sono qualcosa di diverso da quelle dei "suoi colleghi", sono davvero terribili e strazianti. Riescono a trasmetterti malessere se ascolti attentamente ciò che grida, come se stesse ardendo al rogo; in questo senso ha sicuramente fondato uno stile canoro.
“Feeble Screams from Forests Unknown” ha il compito di aprire il disco ed è subito capolavoro: una centrifuga di sette minuti e mezzo in cui il Conte prende il concetto di canzone, lo fa in pezzi che brucia, e ne semina i resti per miglia e miglia. È veramente difficile descrivere parte per parte questa canzone: è fuori dal comune, è magia che va ascoltata tantissime volte per essere compresa a fondo. I ritmi della batteria di Varg sono qualcosa di stupefacente: è uno dei pochissimi batteristi in ambito black a possedere una sensibilità superiore, che va oltre il semplice pestaggio dei tamburi.
La seconda traccia di quest'album, “Ea, Lord of the Depths”, ha una struttura più regolare rispetto alle altre: inizio tirato tutto di batteria, ma quando entra il riff il ritmo rallenta e c'è posto solo per la doppia cassa del Conte; poi durante il cantato il ritmo ritorna incalzante sotto un tappeto di distorsioni chitarristiche. Il Conte dà anche un saggio della sua tecnica solistica poco dopo il quarto minuto e riesce con poco ad impreziosire molto questa canzone.
“Spell of Destruction” è la canzone più lenta di tutto il disco: rimane, per tutti i suoi oltre cinque minuti di durata, sugli stessi standard ritmici con qualche variazione (un po’ di doppia cassa, oppure malinconiche linee di chitarra senza accompagnamento e disperate urla solitarie)
“Channelling the Power of Souls into a New God” ha il compito di chiudere virtualmente il “side-hate”. La canzone è un brano strumentale di tastiera privo di fronzoli e altri stucchevoli ornamenti, solo una manciata di tristi accordi messi ben in successione dal punto di vista melodico. Da notare che a fine canzone arriva un sussurrato ma significativo "worship me".
Con “War” inizia il “side-winter” di questo album: la canzone è un classico di Burzum e molta gente la conosce pur non possedendo il disco in questione. Varg presenta la canzone e parte un riff circolare che rimarrà dominante per tutta la canzone.
“The Crying Orc” è un altro episodio strumentale solo per chitarra, molto breve, che mi ricorda gli intermezzi strumentali dei Black Sabbath di “Master of Reality”.
Per “A Lost Forgotten Sad Spirit” vale lo stesso discorso fatto per la prima traccia: pezzo molto lungo che alterna varie atmosfere difficilmente descrivibili per colpa del loro numero elevato. Burzum nei pezzi più lunghi si diverte a cesellare ritmi e melodie per trasportare l'ascoltatore su altri pianeti.
Forse gli stessi pianeti o stelle che Varg dice di raggiungere nella successiva “My Journey to the Stars”; altro capolavoro che nella sua lunga durata, si propone di farvi da colonna sonora per i vostri trip stellari. Questa, forse anche più di “Feeble Screams from Forests Unknown”, è la mia canzone preferita del disco: ho gradito in modo particolare la parte di chitarra che si trova al minuto cinque. Tante parti per un capolavoro degno di rientrare tra i classici di Burzum.
La conclusiva “Dungeons of Darkness” è la canzone strumentale più lunga del disco e non si evidenzia per qualcosa in particolare: è un lento crescendo di rumori sinistri e inquietanti che chiudono nel modo giusto un album di debutto eccezionale.

In conclusione ci troviamo di fronte a un disco davvero valido, un concentrato di potenza e rabbia che farebbe impallidire molti gruppetti arrabbiati di oggi; ed inoltre è uno dei capisaldi del black norvegese che ha fatto Storia.
Il cammino del grande Varg Vikernes è iniziato qui; tutti coloro che ne vogliano riscoprire il lato più vero e devastante devono avere questo gioiellino.

Tracklist:

Side Hate
01 Feeble Screams from Forests Unknown (7:28)
02 Ea, Lord of the Depths (4:52)
03 Spell of Destruction (5:39)
04 Channelling the Power of Souls into a New God (3:27)

Side Winter
05 War (2:30)
06 The Crying Orc (0:58)
07 A Lost Forgotten Sad Spirit (9:11)
08 My Journey to the Stars (8:10)
09 Dungeons of Darkness (4:50)

Ivano Dell’Orco

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60 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1 2 3
Count_Ghrischnack (19/07/2006 12:52)
0
Aspettavo da tempo un altra recensione del conte,adesso manca det song engang var....questo disco come al solito è stupendo,oddio la sua voce mi manda ai matti,secondo me è lui il re del black atmosferico
thurisaz (19/07/2006 13:03)
0
Album oppressivo come pochi, anche se decisamente diverso dalle litanie dell'altro capolavoro del conte: Filosofem. In realtà in circolazione è più facile trovare la versione con accoppiato l'EP Aske, pubblicata nel 1993
Hellputrefaction666 (19/07/2006 13:11)
0
Meglio alzare il voto di un pochetto, 75 lo si da alle cacchette che escono oggi.
Angel_of_Amarth (19/07/2006 13:41)
0
75 non è un brutto voto. Anzi, è un voto interessante. Non abituarti ad inflazionare troppo i voti!
HHeretiKK (19/07/2006 13:53)
0
...bha... chiamatelo come volete ma non mi è mai piaciuto...melgio il conte buzzum
mata (19/07/2006 14:56)
0
il mio preferito!
Skoll (19/07/2006 15:26)
0
gran album,questa è storia ! ! !
calus (19/07/2006 15:36)
0
uno dei pokissimi che non riesco ad ascoltare quasi mai, mi quasi terrorizza..nn so come spiegare..saranno le urla e la perfetta trasmissione di malessere e personalissima visione della melodia che mi disturba..

ma quando sono triste o davvero giu, il disco va automaticamente al suo magico posto e le frequenze negative si congiungono, annullandosi.

Queste cose, al momento giusto, mi ridanno la gioia.
HHeretiKK (19/07/2006 16:53)
0
sopratutto non dà gioia. punto e capo.
Quorthon '88 (19/07/2006 17:04)
0
Che gran debutto questo di Burzum. Presenta canzoni più tirate dei successivi album, meno "depressive" e dannatamente coinvolgenti. Le mie preferite sono "Ea, Lord of the dephts", "War", "Black spell of destruction" e "A lost forgotten sad spirit". Ottimo album, consigliato a tutti i blacksters!!!!!!!!!
gigi82 (19/07/2006 19:56)
0
Grandissimo, un capolavoro del black metal. Imprescindibile e basta
Ihsahn666 (19/07/2006 20:13)
0
Ad un dio non si puo' dare meno di 90...qui siamo di fronte all' incarnazione musicale del black metal.
Il Conte e' il black metal, ne rappresenta l' essenza e ne manifesta l' ideologia. Solo i
Darkthrone possono accostare il loro nome al suo.
Count_Ghrischnack (19/07/2006 20:25)
0
Che burzum non sia un talento tecnico è ovvio,ma io considero un genio uno che sa trasmettere queste sensazioni.punto
Heart_Of_Steel (19/07/2006 23:10)
0
75???? Non commento... Dico solo che secondo me questo disco andava nella sezione dei Classici...
shadow from hell (20/07/2006 11:39)
0
burzum ha fato dei lavori migliori, ma questo è un debutto davvero splendido, canzoni come spell of distruction mettono i birividi, ci sono anche approcci più heavy come war, davvero un album stupendo, freddo, ma che da tantissime emozioni, quasi opprimente, perchè l'importante in un album (sopratutto in un album di un genere controverso come il black metal) non è la tecnica (che in burzum scarseggia) o gli arangiamenti studiati alla perfezione, ma quello che riesce a trasmttere con una canzone estreamamente minimale, se ascolto prog posso stupirmi per una serie enorme di tecnicismi e assoli ai limiti dell'assurdo, ma anche se quei musicisti sono fenomenali quello che mi resta da un disco simile è totalmente diverso da quello che mi resta acoltando burzum, ragazzi stiamo parlando di black metal, è inutile dire è grezzo, è semplice da suonare, ci sno solo 3 accordi, il black metal non è fatto per stupire con i tecnicismi ma per catapultarti in una dimensione opprimente e oscura e questo album ci riesce alla perfezione!
Cosimo 666 (20/07/2006 12:08)
0
E pensare che quando lo presi (ero un "infante" quasi, e non conoscevo nulla di black metal) lo misi da parte negli scaffali per anni, poi è diventata la mia prima lancia nel petto...
Stefano Risso (20/07/2006 15:31)
0
Condivido il voto. Il meglio viene dopo ma questo è stato il primo disco black metal che abbia mai ascoltato e quindi ci sono particolarmente legato.
icedman (20/07/2006 17:31)
0
forse 80 lo meritava questo disco...comunque concordo a pieno con la recensione. album assolutamente minimale ma carico di sentimento.
chi non dovesse arrivare a capire questo semplice concetto puo anche fare a meno di rubare spazio a commenti piu sensati.
NebulaFrost (20/07/2006 21:35)
0
Culto
SERGIOVINCI (20/07/2006 21:57)
0
Il meno bello della fase "elettrica" del Conte, ma già da questo album si nota la forte personalità riversata in musica da Vikerness. L'inizio di un modo di fare musica unico, che trascende il concetto di BM in senso stretto.
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