
La Gran Bretagna sta vivendo il suo momento di rinascita artistica, dopo diversi anni di flessione praticamente totale, coincisi con lo spegnersi della spinta nel movimento gothic/doom originario (quello, per intenderci, della triade Paradise Lost/Anathema/My Dying Bride); oggi sono però altri generi, e non esattamente originali ed innovativi, a farsi largo nelle terre d'Albione. Innegabile infatti è la ripresa di certi stilemi thrash, sulla cui spontaneità ci si potrebbe interrogare, come nei casi di Municipal Waste e degli scadenti (tristemente) SSS, ma l'ondata di dischi non si ferma qui: e i Gutworm sono qui a dimostrarlo.
La band inglese è autrice infatti di un death/core particolare, figlio sia dei Napalm Death che dell'ondata di metalcore americano, con una particolare enfasi però per l'attitudine e le caratteristiche tipiche del grindcore. Niente di particolarmente nuovo, ci mancherebbe, ma la potenza espressa in Disfigured Narcissus non va sottovalutata, anzi: a dispetto di una tecnica che non si eleva mai oltre i livelli di guardia e di strutture decisamente semplici, i Gutworm propongono pezzi strutturati in modo molto semplice e diretto, sostanzialmente grindcore, ma inserendovi patterns e riff tipici del death metal europeo. Il risultato è omogeneo e decisamente convincente, con alcuni brani da segnalare in particolare: Omniscient Dreams per esempio mette in luce la faccia più intricata della loro musica senza rinunciare a impatto stile crash test e ad una velocità perfettamente brutale; ed è solo un esempio preso una una tracklist abbastanza ricca.
"Veloce" e "brutale" sono però aggettivi che sarete ormai abituati a leggere nelle recensioni estreme, tanto ormai i limiti sono diventati relativi e facili da superare; perché quindi dovreste valutare l'acquisto del secondo disco dei Gutworm? In effetti è difficile da spiegare. Per farlo bisogna citare l'inevitabile ed abusato termine "attitudine", tipico più del settore punk/hardcore che di quello metal, ma che riempie questo discreto disco in ogni singolo riff, dandogli quella marcia in più di cui ha bisogno; e va ponderata la spontaneità e la freschezza di ciascuno dei 10 brani (intro ed outro incluse) di Disfigured Narcissus, un disco che non cambia le carte sul tavolo del metal estremo di oggi ma che sa rendersene interprete senza troppe pretese, semplicemente con un pugno in faccia dato in modo da risultare in qualche, dannato modo sicuramente diverso da quelli che avrete subito con altri dischi.
Un plauso quindi alla freschezza di un album divertente, poco pretenzioso ma non per questo pover di idee: lo dimostrano gli stop'n'go ricercati, i suoni quasi meshugghiani delle chitarre, una voce che a volte raggiunge il più isterico Devin Townsend nella prestazione data su City degli SYL (ma i paragoni con la band canadese si fermano qui), i tentativi armonici di pezzi come Imperfect Harmony (lo dice già il titolo); tutti elementi di un puzzle da scoprire con attenzione, e da non trascurare assolutamente.
Giovani, fantasiosi e classicamente estremi: l'uovo di Colombo fatto musica, imperfetto ma assolutamente godibile.
Alberto 'Hellbound' Fittarelli
Tracklist:
1. Intro (Silence)
2. My First Loving Enemy
3. Disfigured Narcissus
4. Omniscient Dreams
5. Imperfect Harmony
6. Fires That Burn
7. Sentiment
8. Unholy Tryst
9. Scrape the Blood [mp3 su
MySpace]
10. Outro (Deafening)
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