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recensito venerdì 14 settembre 2007 alle 00:00 da Gaetano Loffredo
Domino Effect
 

Domino Effect


Gotthard
2007, Nuclear Blast Records
Hard Rock
Voto della redazione

Porti a termine l’ascolto di un disco dei Gotthard e la sensazione è sempre la stessa: sei al cospetto di un gruppo chiaramente sopra la media, una band che arriva dove le altre non riescono per comprensibili limiti artistici.
La marcia trionfale inaugurata col penultimo Lipservice, album di successo globale, si ripete nella tappa di Domino Effect, esemplare discendente dell’intera discografia ticinese che, pur mantenendo altissimo il livello qualitativo, stravolge messaggio e atmosfera del suo predecessore.

Il ritorno dei Gotthard, dopo due anni passati a suonare in giro per il mondo, è la fotografia di un gruppo che mostra basi solidissime e idee da vendere, una band che mantiene lo stimato trademark cercando una sorta di equilibrio tra le indicazioni dell’illustre passato e le conferme dello straordinario presente. Ciò che ne consegue è una spettacolare sequenza di emozioni: l’inevitabile effetto domino.

E allora passiamo al resoconto tecnico del nuovo pargolo che si presenta con una produzione certamente meno limpida rispetto a quella di Lipservice, complice una gamma suoni “rustica”, e che affida alle tastiere dell’italianissimo Nicolò Fragile il compito di donare un’atmosfera inaspettatamente oscura.
La Gibson Les Paul Custom di Leo Leoni apre i giochi; il “riffone” anni ottanta introduce l’up tempo Master Of Illusion e i suoi duelli di chitarra elettrica sull’asse Leoni & Scherer. Steve Lee è più che mai in forma mondiale, e lo confermano le raffinate linee vocali di Gone Too Far (il ritornello è un’esplosione a moto perpetuo), l’interpretazione aggressiva della splendida title track (riff da capogiro), e le morbide carezze su una primizia sdolcinata: la ballata Falling.
Se da un lato, il fattore innovazione è ritenuto secondario dagli elvetici, l’elemento immediatezza (anche se poco meno percepibile rispetto a Lipservice) sussiste in primissimo piano, caratteristica che esalta Domino Effect e che lo rende avvincente e coinvolgente. Fate attenzione: non è detto che un disco immediato sia automaticamente poco longevo. 

Poche parole da spendere sul ritornello magnetico di The Call, primo singolo, e sulla sua combinata di accordi acustici ed elettrici; perfetta la miscela tra stile classico e moderno delle successive The Oscar Goes To You, The Cruiser (Judgment Day) e Heal Me, apprezzabili sia su disco che dal vivo, micidiale i colpi di classe Letter To A Friend e Tomorrow's Just Begun che raggiungono l’obiettivo prefissato e nei testi e nelle musiche: commuovere.
L’adrenalina torna a riempire lo spartito dei rosso-crociati che con Come Alive, Bad To The Bone e Now introducono un finale agguerrito e confermano le intenzioni arrembanti di un lavoro che si spegne con l’unico brano al di sotto delle aspettative: Where Is Love When It's Gone. Poco male se siete in possesso dell’edizione limitata: Can’t Be The “Real Thing”, infatti, è un pezzo che non merita il poco edificante appellativo poco di “bonus track”. Scoprite da voi il perchè.

Questo è un disco capace di mettere d’accordo chiunque, dai nostalgici di “quei meravigliosi anni ottanta” ai ricercatori del gusto più moderno. I Gotthard sono una band appassionata e altrettanto caparbia, hanno raggiunto un successo “interstellare” in madrepatria e sono pronti, finalmente, per “colonizzare” il suolo italico: Domino Effect, tra i tanti, ha anche questo obiettivo. Hard Rock come questo, in giro, ce n’è davvero poco. Una garanzia.


Gaetano Loffredo
 

Tracklist:
1.Master Of Illusion
2.Gone Too Far
3.Domino Effect
4.Falling
5.The Call
6.The Oscar Goes To You
7.The Cruiser (Judgment Day)
8.Heal Me
9.Letter To A Friend
10.Tomorrow's Just Begun
11.Come Alive
12.Bad To The Bone
13.Now
14.Where Is Love When It's Gone
15. Can’t Be The “Real Thing” (Limited Edition Bonus Track)

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4 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
Broz (11/12/2007 00:13)
0
Ottimo lavoro ragazzi. Ci vediamo al New Age.
Joey Federer (19/01/2008 14:22)
0
E' proprio bello, a primo ascolto nn mi prese più d tanto, in realtà è un altro grande album targato gotthard; le canzoni sono quasi tutte bellissime, dalle aggressive Master Of Illusion, Domino Effect e Heal Me (in cui il riffing saturo e ossessivo si avvicina parecchioa quello proposto dai nuovi Europe) alle ballate Falling e Letter to a friend, la band gira a mille e Steve Lee è sempre lassù dove gli altri possono solo sognare d arrivare.
moonmadness (24/01/2008 21:47)
0
disco dell'anno...poco da dire, tutte bellissime le song.
Mauri62 (26/10/2009 16:09)
0
Ogni volta uguali, ogni volta diversi, ogni volta prima di acquistarlo pensi che in fondo è sempre la stessa storia e ogni volta non riesci più a togliere il cd....questa band è come poche al mondo.
4 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
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