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recensito domenica 31 maggio 2009 alle 00:00 da Angelo D'Acunto
Erasing The Remembrance
 

Erasing The Remembrance


Doomraiser
2009, Blood Rock/Black Widow
Doom
Voto della redazione

I Doomraiser non sono, oramai, un nome nuovissimo alle orecchie dei seguaci del doom, sopratutto per chi ha gli occhi puntati su una scena italiana in grande crescita (sempre in rapporto alle proporzioni del genere in questione). La band esce allo scoperto nel 2004 con il demo Heavy Drunken Doom, trentasei minuti divisi per sole tre tracce registrate in presa diretta e che catturano l'attenzione della Iron Tyrant Records, la quale darà la possibilità al combo romano di registrare il full-length d'esordio due anni più tardi. Dopo la release dell'ottimo Lords Of Mercy, seguito da una serie di date sia italiane che estere (su tutte il tour insieme ai Solace), il combo capitolino torna oggi a farsi sentire con Erasing The Remembrance, secondo studio album ufficiale edito dalla Blood Rock Records.

Ricetta tanto semplice e derivativa, quanto efficace e convincente quella della band capitolina: un sound nettamente stoner-doom che affonda le proprie radici nelle lezioni impartite da gruppi del calibro di Black Sabbath, Kyuss, Goatsnake, Cathedral e Reverend Bizarre su tutti. Rispetto al precedente Lords Of Mercy, il combo romano cambia prima di tutto una produzione che, rispetto alla più moderna e pulita adottata in precedenza, diventa più grezza, leggermente scarna e dal retrogusto settantiano. Poche variazioni invece a livello di songwriting, dove a regnare sovrana è sempre un'atmosfera lugubre e rarefatta ricreata da pochi ed essenziali accordi di chitarra, che si ripetono ossessivamente all'interno di brani contraddistinti come sempre da una durata considerevole (fra i dieci e i quindici minuti circa). Pezzi piuttosto prolissi quindi e, come è giusto che sia, anche abbastanza difficili da digerire al primo impatto, ma non per questo ripetitivi e noiosi. Il vero è proprio punto di forza delle composizioni dei Doomraiser è infatti il saper alternare in ottimo modo parti più lente, riflessive e a volte soffocanti, con sfuriate energiche e aggressive, ma che comunque non spezzano quell'atmosfera "magica" che viene a crearsi dalla prima all'ultima nota suonata.
In apertura troviamo la lugubre Another Black Day Under The Dead Sun, preceduta dall'intro psichedelica Pachidermic Ritual che vede la partecipazione di Convulsion (Midryasi, Doomsword) dietro al microfono. Prima traccia di una lentezza quasi esasperante, sulla quale aleggia minacciosamente un'atmosfera drammatica e quasi surreale; a mettersi in risalto è sopratutto la voce calda ed evocativa del singer Cynar, sorretta in modo eccellente dal riffing grezzo ed essenziale ad opera delle chitarre. Il lato più energico ed aggressivo della band viene messo prepotentemente in primo piano già con l'arrivo di The Raven, contraddistinta sopratutto da partiture nettamente più heavy-oriented, mentre la successiva C.O.V. (Oblivion) sembra quasi essere uscita direttamente da una pubblicazione pescata a caso nella discografia dei maestri Kyuss. Simile ad una lenta marcia funebre (sopratutto nel finale) è invece Vanitas, introdotta dal suono di un flauto dal sapore quasi "orientaleggiante"; quindici minuti circa che racchiudono al loro interno tutte le anime con le quali è capace di esprimersi la band: ci sono i riff in apertura che tornano a farsi granitici, la lentezza e l'ossessività delle parti più "calme" e le aperture psichedeliche di un finale letteralmente da brividi. La chiusura è affidata a Rotten River, introdotta dai delicati arpeggi in clean che anticipano un incipit più coinvolgente, per poi lasciare spazio, nuovamente, ad un finale dal netto sapore psichedelico dove troviamo la presenza di un moog che fa capolino fra le distorsioni possenti delle chitarre.

Sebbene non si distacchino più di tanto dalle coordinate classiche del genere, i Doomraiser sono comunque riusciti a centrare nuovamente il bersaglio, dimostrando di aver assimilato come si deve le lezioni dei grandi maestri. Questo secondo capitolo della band è infatti un disco che, senza troppo brillare di luce propria, risulta essere comunque coinvolgente e convincente, grazie sopratutto ad un songwriting maturo e decisamente ispirato. Sicuramente risulterà essere difficile d'assimilare nell'immediato, sopratutto per gli estranei a questo tipo di sonorità, mentre i seguaci del genere, ancora una volta, troveranno in Erasing The Remembrance pane per i propri denti.

Angelo 'KK' D'Acunto

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Tracklist:

01 Pachidermic Ritual (Intro)
02 Another Black Day Under The Dead Sun
03 The Raven
04 C.O.V. (Oblivion)
05 Vanitas
06 Head Of the River (Intro)
07 Rotten River (Part I: The River; Part II: On the First Day Of The New Dark Year For The World 01/01/08)

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2 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
Attila (01/06/2009 20:07)
0
Qui si comincia a viaggiare davvero bene....
Il primo mi era piaciuto molto, ma questo se lo divora.
Grandi Doomraiser!
pazuzu (04/06/2009 15:54)
0
Veramente bravi, grazie x avermeli fatti conoscere!!!!
2 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
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