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recensito martedì 11 luglio 2006 alle 00:00 da Riccardo Angelini
Facing the Animal
 

Facing the Animal


Yngwie J. Malmsteen
1997, Canyon International
Heavy
Voto della redazione

Quando si parla di Malmsteen, non si può mai sperare di mettere tutti d’accordo. Divisi tra chi lo accusa di campare di rendita sui successi della prima parte della sua carriera e tra chi non rinuncia ad apprezzare anche i suoi lavori più recenti, pubblico e critica ancora non riescono, nonostante tutto, a ignorarne le nuove fatiche. Lo svedese, invece, sembra perfettamente intenzionato a ignorare entrambi, come dimostra il fatto che da più di vent’anni a questa parte continui imperterrito a suonare la musica che gli piace, come gli piace. E questo, concedetemelo, è un punto a suo favore.

In una discografia che probabilmente ha già offerto i suoi frutti più prelibati, Facing the Animal si colloca nello snodo centrale di una vera e propria fase di passaggio. Decima prova da studio del guitar hero scandinavo – se si considera anche l’album-tributo Inspiration – il disco giunge in un momento delicato della sua lunga carriera. Il recente passato ha offerto prestazioni complessivamente positive, ma non esenti da cali di tensione. Magnum Opus regalava lampi di gran classe inframezzati da qualche passaggio più anonimo, tra gli album degli anni novanta solo The Seventh Sign sembrava restituire il Malmsteen di un tempo. L’ennesimo stravolgimento della line-up – eccezion fatta per l’inossidabile Mats Olausson alle tastiere – solleva ulteriori nebbie sulle potenzialità del nuovo lavoro.

Ma qualche indicazione positiva c’è. Yngwie ritrova al basso l’affidabilità di Barry Dunaway, già apprezzato durante il tour di Odyssey e confermato dopo il buon ritorno per il tour di Inspiration, mentre il microfono viene depositato nelle mani del carimsatico Mats Leven, in precedenza distintosi tra le fila di Swedish Erotica, Treat e degli Abstrakt Algebra del Candlemass Leif Edling. Alle pelli, last but not least, troviamo l’immenso Cozy Powell, in una delle ultime (grandi) prove da studio prima della sua prematura scomparsa nel 1998.
La formazione ha i numeri per creare qualcosa di importante, ma la chiave di volta è deposta come sempre nelle mani del leader. Qui non si parla di velocità o di virtuosismo tout court – per quanto esecutore di eccezionale caratura, Yngwie non può più considerarsi tecnicamente all’avanguardia – qui si parla di canzoni. E’ su questo campo che si gioca la partita, una partita che il chitarrista vichingo è determinato a vincere.
Braveheart è una dichiarazionedi guerra: Powell scalda le polveri, Leven accende la miccia, le sei corde esplodono. Ne nasce una killer song devastante, che si immerge nella tradizione gaelica per uscirne epica, oscura, impavida. Ed è solo l’inizio.
La mano passa alla title track: la strategia comincia a diventare chiara. Un passo indietro sul versante classico per compierne tre avanti nella dimensione rock. Cozy e Barry si intendono alla perfezione, e scaricano nelle ritmiche cadenzate un feeling irresistibile. Yngwie esagera, si esalta, improvvisa – eppure Leven quasi gli ruba la scena, con una prestazione da urlo.
Superiamo in un balzo le ombre di Enemy e i bagliori di Sacrifice, e atterriamo giusto in tempo per lasciarci rapire da Like an Angel, lettera d’amore dedicata da Malmsteen alla consorte April. Sulle calde note del pianoforte di Olausson si appoggia un arpeggio soffice e romantico, mentre la passionalità degli assoli si rituffa senza esitazione nelle profondità dell’oceano neoclassico.
Ma è di nuovo rock: la Stratocaster ruggisce e spalanca le porte per l’entrata trionfale di basso, batteria, tastiere. La potenza dei riff incede baldanzosa, il chorus non fa prigionieri: My Resurrection è più di un titolo, è il grido liberatorio che annuncia il definitivo ritorno di un grande della chitarra.
Possiamo anche fermarci qui: dalle cromature dell'ottantiana Another Time, trascinata dall’irresistibile drumming di Powell, all’irrinunciabile finale neoclassico Air On A Theme, passando per l’epica Heathens from the North e la travolgente Poison in Your Vein, lo spazio per i malcontenti sarà men che marginale.
Vale la pena soffermarsi un attimo in più sulla grandiosa Only the Strong. Adrenalina ed esaltazione crescono di pari passo per deflagrare in un refrain straripante, suggellato da una assolo maestoso, vibrante e burbanzoso come solo lo svedese osa permettersi.

Non sono poche le voci che definiscono Facing the Animal l’ultima opera davvero all'altezza del nome Malmsteen. A patto di riservare un capitolo a parte per il monumentale Concerto per chitarra elettrica e orchestra dell’anno successivo, sembra tutto sommato di poter concordare con tali affermazioni. I lavori delle formazioni successive non sono riusciti a raggiungere i medesimi livelli qualitativi, condizionati dall’inesperienza di Yngwie nelle vesti di produttore (il pensiero va a War to End All Wars) o da un divario troppo netto tra sprazzi di luce e momenti di appannamento (è il caso di Alchemy).
Che lo si ami o – come pare di gran moda oggi – lo si odi, Yngwie rimane Yngwie, e il suo tocco non cambierà certo per vendere un paio di dischi in più. E quando la sua – discutibilissima, per carità – concezione di musica viene assistita da una felice vena d’ispirazione, ecco prendere forma dischi capaci di scuotere, commuovere, esaltare. Dischi come Facing the Animal, fiero ruggito di una belva ancora affamata.

Tracklist:
1. Braveheart (5:18)
2. Facing the Animal (4:37)
3. Enemy (4:53)
4. Sacrifice (4:16)
5. Like an Angel - For April (5:47)
6. My Resurrection (4:47)
7. Another Time (5:02)
8. Heathens from the North (3:38)
9. Alone in Paradise (4:33)
10. End of My Rope (4:23)
11. Only the Strong (6:04)
12. Poison in Your Veins (4:21)
13. Air on a Theme (1:44)

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18 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
Rising Force 80 (11/07/2006 16:58)
0
Concordo pienamente!
Disco pieno di classe, potenza e melodia!
Line-up da urlo!!
Ottima produzione.

Se yngwie facesse ancora dischi del genere....

z (11/07/2006 18:27)
0
bellissimo! Finalmente un Malmsteen che tiene d'occhio anche la canzone oltre che il virtuosismo.
ryche74 (11/07/2006 20:00)
0
Piacque pure a me questo disco di Malmsteen "atipico".
Quasi da non credere...
Ogni tanto me lo ascolticchio...
:)
scorpions73 (12/07/2006 09:09)
0
Io personalmento lo adoro e questo disco è molto bello, non eccelso come i primi ma ugualmente bello e poi Cozy Powell ci regala una prestazione superba!!!!! Su tutte Like an Angel e My Resurrection.
Rainmak3r (12/07/2006 11:13)
0
quando lo comprai appena uscito nn mi piaceva per nulla, ma mi ha conquistato col tempo e ora lo ritengo uno dei dischi più migliori della sua discografia, forse proprio per il fatto di essere così "atipico": purtroppo ora è diventato l'ombra di sè stesso, Alchemy è stato l'ultimo album decente e gli ultimi 2 sono davvero inascoltabili nella loro mediocrità...
Ma tanto per cambiare argomento, quando ce lo fa un bell'album con i 24 capricci di Paganini suonati da lui?? ;D
Rainmak3r (12/07/2006 11:13)
0
aaah più migliori, che minchia ho scritto :)
draka (12/07/2006 12:50)
0
L'ultimo capolavoro....
cuthbert (12/07/2006 13:52)
0
L'ultimo con un suono decente...
vegsbornia (12/07/2006 15:36)
0
Nulla di eccezionale, ma ricordo ancora con piacere Only The Strong e Another Time, due vere perle. Per il resto godibile, ma fin troppo melenso.
bravado (13/07/2006 11:30)
0
A un passo dal capolavoro, l'ultimo grande disco di sua Maestà Malmsteen... L'ho amato fin dal primo ascolto, ottimo suono, grandi musicisti al seguito (Cozy Powell a dir poco immenso) e un songwriting ispirato come non mai.
Questo è il Malmsteen che adoro, non un miliardo di note ma la giusta armonia fra gli strumenti con un risultato che davvero convince e sa catturare l'attenzione di chi ascolta. Bellissime l'opener e la title track, Like an Angel sembra scendere dal cielo e sfido chiunque a dire che Malmsteen suona senza cuore...
Peccato davvero che da questo disco in poi inizi un declino irreversibile, con la sola eccezione del Concerto Suite.
Freddie Rose (13/07/2006 17:09)
0
niente di che
Freddie Rose (13/07/2006 17:09)
0
niente di che
Freya (16/07/2006 16:52)
0
Bellissimo !!! Yngwie forever !!!
sixx77 (17/07/2006 00:33)
0
Non ai livelli di "Seventh Sing" ma decisamente superiore a "Magnum opus".

Complice Cozy Powell, l ultimo grande disco di Yngwe.
mr-julius (21/07/2006 13:00)
0
Mats Leven è un fenomeno ed è l'unico degno successore di Jeff Scott Soto.
marmar (26/07/2006 21:18)
0
Tolta la notevole "Braveheart", il resto mi sembra normale amministrazione, ovvero buona l'esecuzione ma abbastanza scarse le idee, si insomma, il solito il buon Yngwie nel bene e nel male. Segnalo la buona la prova di Leven, ma onestamente questo disco giace dimenticato da molto tempo negli scaffali di casa.
deathrider (21/10/2006 17:49)
0
Eccellente.Dopo Magnus opus il miglior lavoro del mio guitar hero preferito negli anni 90...bravehearth, my resurrection, poison in your veins, la title track e another time su tutte. Il cantante è bravo ma non ai livelli di Michael Vescera...l' ultima formazione decente che ci propone malmsteen?
mattemalmsteen (01/07/2007 12:43)
0
Buon album.... Grande malmsteen.
18 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
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