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recensito martedì 02 marzo 2004 alle 00:00 da Daniele Partisani
Flow
 

Flow


Conception
1997, Noise Records
Prog
Voto della redazione

Chi attualmente segue con interesse band come Kamelot e ARK, si sarà chiesto almeno una volta se talenti musicali del calibro di Tore Ostby e Roy Khan abbiano, in passato, militato in altre band.. beh, se la domanda ve la siete posta ma non conoscete la risposta leggete quanto segue.

I Conception nascono nei primi anni ’90 e, dopo una breve ma intensa carriera supportata da ben 3 LP di ottima fattura, giungono alla loro ultima composizione (la migliore dal mio punto di vista): Flow nasce dall’ottimo connubio tra il classico power metal melodico e una particolare atmosfera creata dall’uso sempre più frequente e ricercato delle tastiere (quasi assenti nei dischi precedenti). Questo cd segna una svolta dell’ormai collaudato e caratteristico genere della band che, con le 10 tracce presenti all’interno del cd, sfida nel vero senso della parola i pareri della critica del tempo.

Innanzitutto è doveroso fare una breve parentesi sulla produzione del lavoro (affidata alle mani più che esperte del famoso Tommy Newton), che risulta essere una tra le migliori mai ascoltate dal sottoscritto; la particolare cura della registrazione permette all’ascoltatore di percepire, in ogni brano, tutte le sfumature e i dettagli che caratterizzano l’intera composizione del quintetto nord europeo.

L’opener Gethsemane è il perfetto esempio di quanto appena detto: in pochi attimi si viene sommersi da un’atmosfera quasi inquietante, interrotta soltanto dall’irrompere di un lento ma serrato ritmo di batteria che, inesorabile, scandisce il tempo secondo dopo secondo.

Inutile dire quanto sia perfetto il lavoro fatto dal singer Roy Khan, che oltre ad interpretare in maniera quasi disarmante le liriche, mostra di avere qualità sconosciute alla maggior parte dei cantanti dell’attuale scena power, quanto ad espressione e tecnica.

In Cardinal Sin atmosfere tetre e potenti riff di chitarra si intrecciano sotto un’incalzante ritmo di batteria, sfociando in un chorus incredibilmente orecchiabile e melodico, interpretato, ancora una volta, magistralmente dal bravissimo Roy Khan.

Da citare per bellezza inoltre episodi come la title track Flow, la ballad Hold On e le più dure Reach Out e Tell Me When I’m Gone.

Ottimo il lavoro a livello compositivo, benché il cd non sia particolarmente complicato e i brani abbastanza semplici (ma d’impatto!), che seguono la classica struttura tipica del moderno power metal.

In definitiva, anche se si discosta molto dai canoni dei precedenti LP dei Conception, Flow rimane a mio avviso il miglior lavoro composto dalla band, soprattutto sotto il punto di vista dell’immediatezza e dell’orecchiabilità, punti di forza di un album che non ha molto da invidiare a lavori ben più blasonati e conosciuti del panorama metal. Peccato che successivamente il gruppo si sciolse e alcuni dei membri seguirono altre strade. Da ascoltare.

Line up:

Roy Khan – Vocals
Tore Ostby – guitars
Arve Heimidal – drums
Ingar Amlien – bass
Trond Nagell-Dahl – Keyboards
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4 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
gandalf the young (29/03/2005 18:10)
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Album coraggioso e diverso, che mostrò come i Conception fossero una band,che nn aveva paura di osare e andare oltre i propri limiti, ma purtroppo x questo mal ripagata.
Peccato cmq ottimo album che chiuse una gloriosa carriera seppur breve.
marmar (03/04/2005 14:41)
0
Prima di giudicare questo disco devo premettere che adoro i Conception, band che nella scorsa decade ha saputo estrarre dal cilindro due o tre autentici capolavori, tra i quali spicca il siderale "In Your Moltitude" del '95, che personalmente metto a fianco di lavori quali "Image & Words" e "Parallels". Giustamente citata l'ottima sezione ritmica Amlien/Heimdal, bisogna dire che Tore Ostby è un genio della chitarra (e l'ha confermato anche con gli ARK), e Khan, oggi completamente rovinato in un band di poco spessore come i Kamelot, un' autentica ugola d'oro, dal cantato melodioso, etereo e sognante, splendido contraltare delle raffinate partiture ideate dal suo socio . Oggi tutto questo purtroppo non c'è più, in quanto il comunque validissimo "Flow" è stato ahimè il loro canto del cigno, e continuo a non capire perchè.
Forse "Flow" è un po' troppo avanti, un salto notevole dallo stile di "In Your Moltitude" (manca un disco di mezzo scrisse all'epoca il buon Klaus Byron), ma personalmente questo heavy prog futuristico , che parte da "Gethsemane" e finisce con la bellissima "Would il be the same", passando per ballad del calibro di "Cry" e "Hold On" è quanto di più bello il metal ci abbia regalato negli anni '90.
Unici e purtroppo inimitabili
TheDiamondKing333 (28/01/2006 22:10)
0
Un gioiello da tramandare ai posteri per l'assoluta brillantezza con cui riesce ad essere raffinato ed elegante senza risultare stucchevole o autoindulgente, ma anzi di facile ascolto e godibilissimo in ogni sua parte.
Ha esattamente tutto quello che deve avere un grande album e merita di essere riscoperto, ascoltato e riascoltato.
alex84 (02/02/2006 16:26)
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Lo considero il loro meno bello, ma comunque è godibile.
4 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
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