
Due anni dopo l'ottimo Different Shapes ritroviamo il combo capitolino in piena forma. Dopo l'uscita dello storico singer Titta Tani erano in molti a chiedersi che cosa avrebbe portato l'avvento di un nuovo frontman. Devo dire che la scelta di Mark Basile (B.R.A.K.E., Mind Key) non ha certo deluso. Anzi, il cantante partenopeo si trova pienamente a suo agio in questa sua nuova avventura, sfoderando una professionalità dietro al microfono di tutto rispetto. Ma veniamo al disco.
Frame appare subito come la naturale prosecuzione della precedente fatica targata DGM. Produzione eccellente, suoni sempre potenti ma cristallini, idee originali ben amalgamate in un power/progressive metal che con questo disco si conferma di altissimo livello. I lampi di genio dell'estroso chitarrista Simone Mularoni, assurto ormai a primo compositore nei pezzi del quintetto romano, sono filtrati e supportati pienamente dal resto della band, sempre sugli scudi. Il sound si è fatto così sempre più personale, allontanandosi dalle pur pregevoli produzioni precedenti quali Hidden Place e Misplaced, dove ancora era chiara l'impostazione più classica del chitarrista Diego Reali. Il quale, a sorpresa, ritroviamo in qualità di ospite sulla canzone Heartache, dove suona un'assolo strepitoso dividendo comunque lo spazio con l'onnipresente chitarrista riminese. Mark si dimostra in questo disco all'altezza delle aspettative, sfoggiando un'incredibile versatilità vocale ed una cura quasi maniacale per i piccoli particolari tra un passaggio e l'altro nelle sue linee melodiche ed anche nelle backing vocals, da lui stesso registrate. Fin dalla prima treccia Hereafter, la sua voce riesce a incarnare perfettamente sia i momenti più aggressivi sia quelli più delicati e intimi, alternando così un cantato graffiante e quasi blueseggiante (da alcuni è stato accostato perfino a Jorn Lande e a Johnny Gioeli) a parti più pulite e avvolgenti. Anche in sede live si è dimostrato un vero animale da palcoscenico, trascinando il pubblico con naturale savoir-faire e integrandosi perfettamente nella scena assieme ai suoi compagni, nonchè reinterpretando con maestria i vecchi successi. Il bassista Andrea Arcangeli riesce ancora una volta alla perfezione nella sezione ritmica, dosando la sua abilità con disinvoltura senza mai strafare e regalandoci vere chicche quali l'esploit funky in> Not In Need. Emanuele Casali adotta sonorità estremamente curate, corteggiando l'ascoltatore in superbi assoli botta e risposta con l'amico Simone Mularoni. Per quanto riguarda l'operato di entrambi possiamo ancora una volta godere di interbenti solistici tecnici e fulminanti ma comunque melodici, che riescono a travolgerci in un vortice di emozioni sempre fresche e nuove. Per quanto riguarda lo storico batterista Fabio Costantino, non resta che confermare la sua bravura (ascoltate ad esempio Enhancement) e sottolineare come la produzione abbia saputo nuovamente cristallizzare ed evidenziare il suo operato senza soffocare gli altri strumenti. L'album, pur avendo una potente matrice progressive, risulta ad ogni modo variegato, mischiando dall'AOR al Funky, da spruzzi di elettronica mai invasivi all'hard rock di stampo americano, dal classic heavy metal ai rabbiosi riff thrash fino addirittura a toccare quei lidi già cari alle colonne sonore, con la splendida (seppur breve) Trapped, che pare difatti uscita dalla soundtrack di qualche film d'azione. Ogni anello di questo disco è comunque colllegato da una raffinata matrice power/progressive, che ne conserva la piena maturità, decretandolo come una delle opere migliori della band. Non ci sono cali di qualità, tutto è sempre curato nel dettaglio (notate ad esempio l'elegante artwork ad opera di Davide Nadalin) e ben distribuito nei cinquanta minuti di Frame. L'album sprigiona energia ed emozioni senza sosta, benché non ci sia stato spazio per la classica ballad di turno. Ma a calmare le acque ci pensa l'ultima, strepitosa Fading & Falling con un intro acustico davvero caldo ed emotivo, per poi sfociare in un finale carico e toccante.
Ormai questi cinque ragazzi italiani si sono spogliati della nomea di Symphony X nostrani, e questo capolavoro ne è la migliore dimostrazione: Frame è stato accolto ottimamente sia dalla critica che dai fan e si può stare sicuri che si posizionerà tra le migliori uscite di quest'anno.
Tracklist:
1. Hereafter
2. Enhancement
3. Not In Need
4. No Looking Back
5. Trapped...
6. ...In A Movie
7. Away
8. Heartache
9. Rest In Peace
10. Brand New Blood
11. Fading & Falling
Line-up:
Mark Basile (voce e cori)
Fabio Costantino (batteria)
Andrea Arcangeli (basso)
Emanuele Casali (tastiere)
Simone Mularoni (chitarre)
Commenti dei lettori (20)
Allora, io non voglio fare confronti, perchè non è da me, però questo è un grandissimo disco, e se l'avessero fatto uscire i Symphony X altro che voti sui 75 e 80....e ne sono sicuro!
Il power prog non mi entusiasmava in questo modo già da tanto tempo, e questo disco, pur non portando nulla di nuovo in questo panorama, mi ha "stupido" perchè grazie ad esso ho riscoperto questo genere che può ancora dire moltissimo se fatto bene.
Per chi mi conosce sa che non sono facile a dare voti alti, soprattutto se si tratta di dischi troppo convenzionali, ma quì il voto ci sta TUTTO!
Il nuovo cantante è bravissimo, non c'è nulla da dire, le canzoni sono tutte molto belle, estremamente dinamiche e potenti, ispirate e solari, veloci e moderne, non ci sono passi falsi di nessun genere, dunque per me è il migliore dei DGM.
Hereafter è la più bella song di apertura che abbiano mai composto, la più coinvolgente. Stessa cosa posso dire per la splendida Enhancement e la seguente Not In Need.
Si arriva a quella che considero forse la più bella, No Looking Back. ottima. Ripeto, nulla di nuovo o di sconvolgente, ma non ero così coinvolto dal prog power da molto tempo, altro che Symphony x, e che cacchio!
La seconda parte del disco è più riflessiva, senza perdere in velocità e potenza (se proprio vogliamo trovare un "difetto" questo disco respira poco, pezzi tutti molto tirati, ma a me piace lo stesso così). Grandissimo disco, non pensavo arrivassero a tanto. 85, non posso dare di meno
sono daccordo con l'amico che ha scritto prima di me;non pensavo ceh i Dgm potevano fare meglio di different spaces..invece ci sono riusciti
un album potentissimo per niente difficile al primo ascolto...un album mai banale..con le atmosfere sempre al posto giusto e le melodie mai mielose e artificiali...
Da mesionare la grande prova dl nuovo singer...che ha rimpiazzato alla grande..Titta Tani..non uno da poco...
Questi ragazzi sono veramente una soddisfazione per il metallo tricolore...
Difficili da eguagliare e superare
L'ultimo dei Vision Divine viene schiacchiato con tutti i sentimenti dal nuovo lavoro dei DGM.
Cmq paragoni a parte è un disco frizzante ed esaltante, noto un minimissimo calo nella seconda parte con le ultime 2 song un pò scontatucce nelle linee melodiche, però siamo sempre a livelli altissimi. Avrei messo 90 se tutto il disco era al livello delle prime 4 canzoni...ma parlo di un calo veramente MINIMO, se proprio voglio essere pignolo, per questo motivo non ho messo 90.
Il migliore dei DGM, non ho avuto dubbi dai primi ascolti.
Insieme agli Elvenking per me, il miglior gruppo italiano
Un disco coinvolgentissimo, moderno, veloce, melodico, tecnico, longevo, emozionante e da cantare a squarciagola in tanti momenti.
Mi ha davvero stupido...(come avrete notato dagli aggettivi di prima :) )
Non hanno più nulla da invidiare a nessuno.
Tuttavia, sembra che le canzoni siano composte con riff e ritornelli un pochettino convenzionali, ma c'è ancora tempo per un miglioramento. Nel frattempo godetevi il disco senza farvi troppe seghe e al prossimo album si vedrà.
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