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recensito sabato 01 agosto 2009 alle 00:00 da Lorenzo Bacega
Frozen In The Moment - Live In Atlanta [DVD + CD]
 

Frozen In The Moment - Live In Atlanta [DVD + CD]


Redemption
2009, Inside Out/Audioglobe
Prog
Voto della redazione

Bisogna ammettere che il 2007 è stato un vero e proprio anno di grazia per i progster americani Redemption. Nel mese di aprile è uscito nei negozi il terzo full length ufficiale, The Origins of Ruin, che ha riscosso in breve tempo discreti risultati sia in termini di pubblico che per quanto riguarda la critica internazionale, e che ha sicuramente confermato quanto di buono il gruppo aveva espresso due anni prima con il capolavoro The Fullness of Time. A partire dal mese di luglio poi il sestetto a stelle e strisce si è lanciato in un’intensa attività live, prima di supporto ai Dream Theater nelle date in terra nord americana del Chaos in Motion tour, poi partecipando all'ottava edizione del ProgPower Festival, sempre negli Stati Uniti. Proprio durante questo ProgPower Festival, più precisamente nella data del cinque ottobre del 2007, è stato registrato questo Frozen in the Moment - Live in Atlanta, primo live album del gruppo, pubblicato dopo numerosi rinvii e ritardi dalla Inside Out Music nel mese di marzo del 2009.

Malgrado la presenza di alcune gemme di valore assoluto (come la breve e concisa title track o la lunga e straziante Memory), c'è da dire che The Origins of Ruin ha comunque lasciato l'amaro in bocca a più di un ascoltatore. Sensazione dovuta da un lato a causa di una sterzata a livello di sound verso lidi più oscuri e pesanti, dall'altro per via di una prestazione assolutamente fiacca e tutt'altro che memorabile ad opera del cantante Ray Alder (Fates Warning), lontano anni luce dalle vette interpretative raggiunte nel precedente The Fullness of Time. Problema questo che, purtroppo, si ripropone anche in questo live. La prestazione offerta dal cantante in questo Frozen in the Moment – Live in Atlanta è infatti solo a tratti convincente: sono molti i frangenti in cui il frontman si ritrova senza fiato e incapace di prendere adeguatamente tonalità medio/alte, finendo molte volte per grattare eccessivamente con la gola. Di tutt'altro spessore invece la prova offerta dal resto della band: Sean Andrews al basso e Chris Quirarte (Prymary, Roswell Six) alla batteria costituiscono una sezione ritmica impressionante sia per la potenza trasmessa che per la varietà di soluzioni stilistiche utilizzate, la coppia di chitarristi Bernie Versailles (Agent Steel) e Nick Van Dyk (vero e proprio mastermind del gruppo) svolge un ottimo lavoro, assolutamente puntuale sia in fase di riffing che negli assoli, nonostante la presenza di qualche leggera sbavatura che comunque non inficia la riuscita dei brani. Completa la line up infine l'ultimo arrivato alla corte dei Redemption, il tastierista Greg Hosharian (allora solo session man, oggi membro del gruppo a tutti gli effetti), autore di una prova decisamente solida e senza imperfezioni. Complessivamente buona la qualità audio, discreta quella video, soprattutto per via di alcuni effetti visivi che risultano decisamente fastidiosi e abbastanza fuori luogo. Pochi sono i momenti concessi all'interazione con il pubblico: la band preferisce lasciar parlare la propria musica e i propri strumenti, offrendo una prova compatta e senza tanti fronzoli.

Scaletta piuttosto ridotta quella presentata in questo dvd (nove canzoni, poco più di sessanta minuti di concerto), incentrata principalmente (come si poteva facilmente auspicare) sull'ultimo nato The Origins of Ruin, disco che ha segnato l'approdo su Inside Out per il sestetto californiano. Una breve registrazione sinfonica introduce la potentissima Threads, pezzo d'apertura cantato a squarciagola da tutti i presenti. Ray Alder aggredisce il microfono con grinta e cattiveria, ma sono ben evidenti le cattive condizioni vocali in cui si trova, e che si protrarranno, salvo qualche eccezione, per tutto il resto della serata. La successiva Bleed me Dry, brano altrettanto pesante e martellante, è una vera e propria rasoiata al cuore degli spettatori, mentre la seguente Nocturnal, unico estratto dal disco di debutto Redemption, si segnala per un'ottima prestazione della band. Da ora in poi i giochi però si fanno estremamente seri: prima è il turno di un’intensissima Memory, brano toccante e struggente acclamato a gran voce dal pubblico e perfettamente (strano ma vero) interpretato dal cantante a stelle e strisce. Poi tocca all’accoppiata The Suffocating Silence e Release scuotere i presenti, sempre più euforici e partecipi dello spettacolo. Dopo una piccola pausa, un breve arpeggio di chitarra di Nick Van Dyk introduce la lunga Sapphire, vero e proprio capolavoro della band che ammutolisce tutto il pubblico, malgrado un Alder ancora una volta in palese difficoltà, specialmente durante la parte centrale del brano. Concerto finito? Certo che no, visto che il gruppo dopo una piccola interruzione decide di rientrare sul palco per offrire in pasto ai presenti una tiratissima e violentissima The Death of Faith and Reason, ultimo atto di un concerto forse non impeccabile ma senz'altro intenso e appassionante. Dispiace per l'assenza di brani del calibro di Parker's Eyes o The Origins of Ruin, due dei pezzi migliori del gruppo, ma vista la qualità della scaletta non c'è proprio da lamentarsi in questo senso.

Pochi e sparuti gli extra presenti all'interno del dvd: un video promozionale di Bleed me Dry, una galleria di immagini relative al ProgPower festival accompagnate da una traccia completamente strumentale della durata di undici minuti (assente nella versione cd), composta nel 2003 e rimasta inedita fino ad ora, e un breve dietro alle quinte piuttosto spassoso. Poco materiale e certo non fondamentale nell'economia della band quindi, malgrado non manchino gli episodi a dir poco comici (come ad esempio ammirare Ray Alder e Sean Andrews impegnati in un faticoso balletto sulle note di Umbrella di Rihanna, oppure vedere la band al completo travestirsi come le formiche di Systematic Chaos e salire sul palco a disturbare il concerto dei Dream Theater). Fine. Stop. Cala il sipario.

Quindi che altro aggiungere? Ci troviamo davanti a un prodotto complessivamente più che sufficiente ma con un paio di note negative sulle quali proprio non si può soprassedere. La prima e più importante, come già scritto, riguarda la performance vocale di Ray Alder, assai lontano dagli alti standard qualitativi a cui ci aveva abituato nel passato recente e che qui appare piuttosto affaticato e molto spesso con il fiato corto. Come seconda cosa l'utilizzo di alcuni effetti visivi abbastanza fastidiosi che appesantiscono l'immagine e risultano nel complesso piuttosto fuori luogo. Sicuramente è un peccato che un'uscita del genere soffra di queste imperfezioni, dal momento che la band si dimostra davvero in palla e la scaletta proposta è assolutamente di prim'ordine. Di certo, nonostante questi difetti appena citati, i fan dei Redemption e gli appassionati del progressive metal rimarranno comunque soddisfatti da questo Frozen in the Moment – Live in Atlanta, per tutti gli altri potrebbe trattarsi di un'uscita trascurabile e poco interessante.

Lorenzo “KaiHansen85” Bacega

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Tracklist
01 - Threads
02 - Bleed Me Dry
03 - Nocturnal
04 - Memory
05 - The Suffocating Silence
06 - Release
07 - Fall on You
08 - Sapphire
09 - The Death of Faith and Reason

Line Up
Bernie Versailles - Guitars
Nick Van Dyk - Guitars
Ray Alder - Vocals
Sean Andrews - Bass
Chris Quirarte - Drums
Greg Hosharian - Keyboards

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5 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
Hahira78 (01/08/2009 17:50)
0
La stratosferica performance dei grandissimi Redemption mi ha un po sorpreso! Sicuramente uno dei migliori gruppi nel settore prog metal; un dvd live suonato ad`un altissimo livello tecnico, un songwriting con strutture interessantissime, ben cantato da Ray Alder e con una live performance eccelente! Ma dare un voto di 68...., mi fa proprio ridere! Beh ragazzi c`è poco da dire...! Anzi, compratelo.....! Redemption forever!
AcidRain (01/08/2009 23:00)
0
Applausi a scena aperta, invece, per un recensore che so amare alla follia i Redemption, e che dimostra un'onestà intellettuale (oltre ad un'abilità di scrittura invidiabile) nel mantenere un piglio il più possibile oggettivo e consono a quanto ha visto ed ascoltato.
I Redemption sono uno di quei gruppi per i quali ci si sente fortunati ad essere appassionati di musica (non fosse così, quando si avrebbe mai la fortuna di ascoltarli?), ma nè loro nè nessun altro sono impermeabili alle critiche motivate e pertinenti.
W i Redemption, w Kai!
thetrooper (03/08/2009 23:12)
0
Belli ovviamente i pezzi e la scaletta(anche se un po corta), peccato davvero per il cantante. Con i Fates mi faceva morire...ora ahimè gli anni iniziano a farsi sentire...
Il problema inoltre è che va un sacco di volte fuori tempo e si sente che la voce è forzata al massimo.
Absynthe6886 (12/11/2009 11:09)
0
Ex-Metal Warrior '86:

Incredibile: sinceri complimenti al recensore! E' stato perfettamente in grado di oggettivizzare quelli che sono pregi e difetti di un live, forse, nella forma e nella sostanza, dato alle stampe un po' frettolosamente. Nulla da aggiungere in merito, dunque, se non un paio di considerazioni personali ed una precisazione puramente tecnica: riguarda l'intro che precede la grande Threads, la quale è tratta dalla soundtrack dello splendido film (forse uno dei più toccanti capolavori cinematografici) The Shawshank Redemption - Le Ali Della Libertà...

Per quanto riguarda invece le considerazioni, beh avrei preferito vedere qualche pezzo in meno in favore di altri: avrebbero potuto inserire, al posto della conclusiva mazzata (altro non è) The Death Of Faith And Reason, una Parker's Eyes, sicuramente più rappresentativa, oltre che meno forzata per le corde vocali (consumate dal fumo... cristo!) di Ray Alder.
Su quest'ultimo c'è invece da fare un'amara considerazione, purtroppo: da cantante amatoriale che sono, sembra quasi abbia fumato una stecca intera prima di salire sul palco... Mai visto né sentito così fuori forma. Certo gli anni passano e lo si sente anche dai dischi: il timbro è notevolmente cambiato (soprattutto se si presta attenzione da Disconnected a FWX, passando per The Fullness Of Time, dove sembra riprendersi, ed infine The Origins Of Ruin), facendosi progressivamente più scuro, il che per carità, non è certo un male, anzi!, lo preferisco per esempio rispetto ai tempi di No Exit (troppo acuto, con poco gusto e personalità). Però qui si parla di salute del proprio strumento.

Ray un consiglio di cuore: proteggi la tua voce, sarebbe un peccato non poterne più assapore.
Absynthe6886 (12/11/2009 11:12)
0
Ex-Metal Warrior '86:

ops... frase lasciata incompleta... :-)

"... non poterne più assaporare l'espressività."
5 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
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