
Giunti alla settima release i Queensryche cambiano pelle per l'ennesima volta, presentandosi al loro pubblico in un'inedita veste da rocker sanguigni. Questo disco all'epoca fu accusato di essere un tentativo dei nostri di seguire il filone "grunge", mentre dalle loro dichiarazioni traspariva il desiderio di realizzare un album meno celebrale rispetto il precedente capolavoro "PROMISED LAND" e più vicino alle atmosfere del multi platino "EMPIRE". Da qui le critiche sono scese copiose, e delle volte anche ingiuste. Se da un lato abbiamo si un lavoro meno ispirato degli illustri predecessori, dall'altro non è giusto negare il valore di alcuni episodi relamente pregevoli. "Sign of the Times", "Voice Inside", "Reach", e soprattutto il trittico conclusivo "Hit the Black", "Anytime, Anywhere" (TRASCINANTE!!!!) e soprattutto la meravigliosa "SPOOL" (CAPOLAVORO!!!!!) sono brani di grande valore, dove il nuovo trend dei 'ryche ben si sposa con il passato glorioso. E' anche vero che in questo album sono presenti alcune songs veramente brutte, come ad esempio la fiacca "Hero", l'inutile "Miles Away", l'insipida "All I Want" (cantata da De Garmo.) e la poco ispirata "Some People Fly". Pesa dirlo, ma se invece di un album così generoso di brani (14!) si fossero limitati a pubblicare un E.P. con gli episodi migliori, forse ora non staremmo qui a parlare di flop. Non che io ritenga questo disco un vero flop, perchè se ci guardiamo intorno non è difficile trovare episodi di altri gruppi ben più spregevoli di "Hear in the Now Frontier". Quindi non sarò troppo severo nel giudicare un lavoro comunque coraggioso, punito già a sufficienza dalle scarse vendite e dalle abbondanti critiche che gli sono piovute addosso. Io credo che un ascolto lo meriti, specie perchè come sopra scritto, non è tutto da buttare, anzi.... "SPOOL" vale da sola un intero album di molti gruppi di oggi.
Tracklist:
1. Sign of the Times
2. Cuckoo's Nest
3. Get a Life
4. The Voice Inside
5. Some People Fly
6. Saved
7. You
8. Hero
9. Miles Away
10. Reach
11. All I Want
12. Hit the Black
13. Anytime/Anywhere
14. spOOL
Commenti dei lettori (21)
Salvo "Sign of the Times", che ha un ritornello degno dei tempi migliori.
Vorrei confutare definitivamente l'idea che abbiamo voluto sfruttare il filone grunge: eravamo nel 1997, Kurt Cobain era morto già da tre anni! Sono ben altri i gruppi che erano saliti sul carro dei Nirvana, nel 1991...
a me piacciono i queensryche dei primi album, nn questa skifezza un po grunge e un po rockettina.
questo disco è la dimostrazione di come, nella musica, il voler sempre evolversi e cambiare porta a fare cagate
io fossi in Tate e co. mi vergognerei di aver registrato un simile disco
Io veramente non capisco l'accanimento avuto contro quest'album... Beh sinceramente, non è metal ok, ma i Nostri non lo sono mai stati in senso stretto date le divagazioni alla Yes, Rush, Genesis e Marillion mostrate fino a Empire, però è un album di gran rock, molto sanguigno, molto influenzato da Pearl Jam e compagnia (ragazzi sono pur sempre di Seattle, e l'influenza di una scena che pulsa sotto la tua poltrona quotidianamente la si accusa per forza di cose...) e soprattutto impregnato in ogni sua canzone di quella classe che solo loro hanno dimostrato nel corso degli anni... Dategli da suonare anche beat e loro lo faranno con la stessa classe di Rage Of Orde, O:M, Empire e promised Land!!!! Da qui in poi forse un pelo sono calati data la dipartita di De Garmo pur continuando a sfornare un più che buono album con Q2K ed un ottimo ritorno con il sottovalutatissimo Tribe.
Errata Corrige.
Per un madornale errore di battitura, neanche rivisto peraltro, ho digitato Rage Of Orde, scandalosamente, vista la bellezza dell'album, anzicché RAGE FOR ORDER.
Gli Dei mi grazino!!
'Rÿche n' Roll!!!
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