
Mi sembra un dovere recensire un album quale Hvis Lyset Tar Oss nella ricognizione dei capisaldi del Black Metal. Non indugiando nemmeno un attimo nel narrare le celeberrime vicende legate al nome di questa band e alle gesta del suo unico e famigerato membro Varg Vikernes [o Greifi Grishnack come amava farsi chiamare al tempo], che oramai usciranno dalle orecchie un po’ a tutti, andiamo subito ad esaminare l’effettivo valore musicale dell’album.
Registrato nel settembre del 1992, "Hvis Lyset Tar Oss" [letteralmente "Quando la Luce ci Colpisce"] è il terzo full lenght della storia del progetto Burzum e da alcuni considerato come l’apice delle composizioni del Vikernes, certamente il più complesso da ascoltare ed il più "particolare" degli album a nome Burzum: difatti, questo contiene solo 4 tracce per un totale di 44:21, questo significa quattro brani di una lunghezza media di 12-14 minuti.
Lo stile è quello di un Black Metal non velocissimo come altri suoi "colleghi", anzi, spesso lento e sempre depresso, con un riffing ossessivo e ripetitivo, condito dallo straziante e urlatissimo screaming di Vikernes [anche qui in un certo senso fondò uno stile] che aggiunge quel tocco di disperazione necessario a completare l’atmosfera, e a synth pesanti e catacombali sul lontano "sfondo sonoro".
Speciale attenzione meriterebbero le liriche (meriterebbero perché sono solo in Norvegese quindi non accessibili a tutti): veramente poetiche [se mi passate l’aggettivo], malinconiche e terribilmente cupe.
La prima traccia "Det Som En Gang Var" ["Le Cose che c’erano" o "Ciò che una volta c’era", omonima del secondo album, ma non estratta da questo], a mio parere la migliore del lotto, ed una delle più conosciute in assoluto, è un concentrato di quanto detto finora: lunghissima [14:21], ripetitiva, con uno screaming lancinante e malato, e con uno dei più bei testi del panorama Black Metal (che, si sa, non si può dire che brilli proprio di poesia e di originalità) con un verso finale davvero impressionante. Vorrei inserirla per intero in traduzione italiana per dare a chi ascolta questa song -e per chi non l’ avesse mai sentita- un idea di quello che stà urlando Vikernes:
Tra i cespugli fissavamo
Quelli che ci ricordavano altri tempi
E raccontavano che la speranza era andata
Per sempre…
Sentivamo le canzoni degli Elfi e
L’acqua che scorreva
Quello che c’era è ora andato
Tutto il sangue
Tutta la nostalgia e la tristezza che regnavano
E quei sentimenti che potevano essere toccati
Sono andati….
Per sempre…
Non siamo morti…non siamo mai vissuti.
Abbiamo in quest’album anche un accenno alla futura direzione artistica che verrà intrapresa dal Vikerns e dal progetto Burzum con lui: la quarta traccia, l’elettronica Tomhet [Solitudine], lenta, atmosferica e triste. Per alcuni forse alla lunga un po’ troppo ripetitiva, ma la mia idea è che la ripetitività sia un elemento essenziale delle composizioni di Vikernes, contribuendo alla creazione di un sound claustrofobico e ossessivo.
Non ritengo che la scelta di comporre interi album elettronicamente [Daudi Baldrs, Hildskjalf] sia stata "obbligata" per via dell’oggettiva impossibilità di suonare altri strumenti che non la tastiera in carcere, e lo faccio proprio per questo motivo: la composizione di Tomhet, stando agli archivi messi a disposizione da Vikernes stesso risale al Settembre del ’92, più di un anno prima della sua incarcerazione.
Evidentemente Vikernes [e non sarebbe stato il primo ne l’ultimo, inutile fare il nome degli Ulver] si accorse che l’elettronica poteva veicolare in modo corretto le emozioni che voleva esprimere nella sua musica.
Una notazione di rilievo merita il package del CD, in uno splendido digipack onorato dalla presenza di disegni della matita più famosa della Norvegia, il disegnatore di Troll per eccellenza, un uomo dalla vita solitaria che risponde al nome di Theodore Kittelsen.
Un album completo, e che ha fatto, inevitabilmente, la storia del movimento. Lasciando ancora una volta fuori tutto l’hype che si creò intorno alla figura di Vikernes e quindi della sua musica, quest’album merita comunque la fama che possiede, e non solo perché ci troviamo BURZUM scritto sopra.
Imprescindibile.
1- Det Som En Gang Var [Quello Che C’Era]
2-Hvis Lyset Tar Oss [Se la Luce Ci Prende]
3-Inn I Slottet Fra Droemmen [Nel Castello Del Sogno]
4-Tomhet [Vuotezza]
P.S.- Il recensore ringrazia Kristin Bøyesen per la gentile traduzione.
Commenti dei lettori (97)
questo si che onora il genere! bravissimo
Per il resto certi personaggi sono pregati di fare commenti/critiche costruttive.
Per quanto riguarda i commenti qui sotto: forse siete voi a giudicare il cd per ciò che ha commesso Varg piuttosta che per la musica contenuta ... non chi lo apprezza. Ah, te lo dice uno che la prima volta che lo ha ascoltato non sapeva proprio un cazzo della storia di Varg. Siete le tipiche persone che pensano: se sono fan dei Mayhem non ascolto Burzum e viceversa.
Questo è casino senza costrutto?! Non mi pare proprio. E' puro sentimento ... emozioni provate, vissute (forse sì, da una mente disturbata) e che Burzum riesce a trasmettere perfettamente all'ascoltatore: atmosfere angoscianti, tetre, ossessive ... insomma BLACK!!
Perchè sta nei classici?! Questa domanda non merita neppure risposta.
E qui lo fa... ovvio che non tutti recepiscano certe emozioni, e di conseguenza non gradiscano questa musica: poco male, recepiranno e gradiranno qualcos'altro :)
Un altro punto su cui penso sia conveniente soffermarsi è la questione MayheM:ma dove sta scritto che io non posso essere fan sia di Burzum che dei MayehM solamente per le vicende personali che si sono intrecciate tra i componenti? Non penso c'entri assolutamente qualcosa... Io posso benissimo possedere Pure Fucking Armageddon dei MayheM e Filosofem di Burzum ed apprezzarli in egual modo, non capisco dove sia il problema. Forse si trata di una specie di voto, del tipo "Burzum ha ucciso Euronymous e io non lo ascolto per principio":a queste persone potrei rispondere solamente con una risata di tutto gusto. Qui il solito problema che si ripresenta è la superficialità:guardiamo al prodotto del cantante e non alla sua vita! Saranno pure affari suoi... A me sinceramente non interessa molto se gli album di Burzum siano tutti stati registrati in carcere o meno, bensì pongo molta più attenzione a valutare gli album dal punto di vista musicale. Cosa che al giorno d'oggi nel mondo del black si puà quasi considerare un'utopia, specie per quanto riguarda la discografia del Conte!
Proseguendo con le tracce ci troviamo di fronte ad una bellissima Hvis Lyset Tar Oss, coinvolgente, cupa e "strana", aggettivo che racchiude in se molti altri significati non esprimibili a parole:davvero superba! Qui siamo già a metà album, purtroppo:si prosegue con una Inn I Slottet Fra Droemmen, un nuovamente malato viaggio all interno del castello del sogno. A volte mi chiedo veramente cosa passi per la testa a questo grande ARTISTA (e sottolineo artista..) mentre scrive canzoni come quelle che compongono questa fantastica pietra miliare che è Hvis Lyset... Si conclude con una lenta, sofferente, per alcuni tratti malinconica (se mi è concesso usare un termine del genere in tale contesto) Tomhet, bellissima e coinvolgente esternazione della sensazione di vuoto permamente in ogni cosa ed in ogni persona. E dopo l'ascolto di questo cd c'è ancora chi ha il coraggio di chiedersi come "un cantante del genere possa vendere dischi".... Mistero della fede! ;)
NON SIAMO MORTI...NON SIAMO MAI VISSUTI.
Sono pienamente d'accordo con il voto e con la recensione
Questo e' per me uno degli album migliori di Burzum insieme a "Burzum" e a Filosofem" e lo vedo un po' come una via di mezzo tra i 2, si riescono infatti a cogliere gia' alcuni elementi che poi sviluppera' in Filosofem ma le atmosfere, i suoni e la voce sono ancora "sporchi".
Un piccolo appunto:
la traduzione di "Hvis lyset tar oss" e' letteralmente "Se la luce ci prende" (come hai giustamente scritto in fondo alla recensione) e non "Quando la luce ci colpisce" ("Når lyset treffer oss")
"Det som en gang var" io l'avrei tradotto con "Cio' che era una volta"
ma son solamente particolari dato che il significato non vien propriamente stravolto
Vargr
Grazie comunque.
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