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recensito martedì 03 agosto 2004 alle 00:00 da Alberto Fittarelli
I Scream You Suffer They Die
 

I Scream You Suffer They Die


Eostenem
2004, Blackend
Black
Voto della redazione

La Blackend ha assunto col passare degli anni quel ruolo che labels più fragili, in tutta Europa, hanno dimostrato di non saper sostenere con successo: quello di talent-scout in un underground spesso simile ad un vero marasma, e dove le differenze stilistiche e qualitative sono andate progressivamente assottigliandosi e appiattendosi verso il basso. Ogni tanto però salta fuori la piacevole eccezione, ed è il caso di questo I scream you suffer they die, debut album della one-man band francese Eostenem.

Il gruppo, se così si può chiamare, poggia sul solo lavoro compositivo di Christopher Georges, poliedrico strumentista: il musicista è palesemente attratto dal sound black metal, ma riesce a mischiarvi con risultati più che discreti anche riffs death metal di estrazione europea e basi elettroniche, nonchè campionamenti abbastanza interessanti. Come avrete notato, non eccedo con l'entusiasmo: si tratta infatti di un disco chiaramente acerbo, che non raggiunge certo le vette d'intensità e cattiveria di personaggi come gli Anaal Nathrakh, per fare un esempio più o meno calzante; ma non si può negare che l'ascolto, specie se approfondito, risulti piacevole per un appassionato. L'articolazione dei pezzi,la loro strutturazione, è evidentemente frutto di una buona ricerca compositiva, e denota buone qualità sin dall'opener Hatecraft: campionamenti di varia natura fanno da sfondo e scandiscono la ritmica di un pezzo fortemente contaminato, segnato prima di tutto da tastiere in pieno stile black sinfonico; e così proseguendo lungo la tracklist, con apici toccati in pezzi come Ego Wail Slave e la cupissima I creep like worms.

Ma ci saranno chiaramente dei punti dolenti? Ebbene sì, e non pochi. Prima di tutto la produzione: suoni di chitarra secchissimi, troppo esili per un riffing che spesso dovrebbe sorreggersi su una ritmica "groovy"; una voce che troppe volte rischia di non emergere a dovere; ma soprattutto i suoni della batteria di Dirk Verbeuren (drummer di Scarve e Soilwork, non certo un dilettante!) del tutto scadenti: il rullante, i piatti, l'insieme stesso fanno sembrare in più parti che si tratti di una drum machine (che tra l'altro il combo ha utilizzato per i 2 demo precedenti...uhm...). Certo, questo non basta a pregiudicare la qualità di un disco, se le composizioni sono di buon livello: ma non si può certo parlare di qualcosa di rivoluzionario, solo di un prodotto nella media, che si sforza di emergere con un sound proprio.

In sostanza, idee molto buone disperse in un materiale ancora troppo immaturo: belli i punti più melodici, con le clean vocals a suggellare il tutto, interessanti anche certi attacchi intransigenti con riffing esasperato, carini certi soundscapes elettronici; nulla più, in un disco che dovrebbe riuscire ad amalgamare il tutto e non ce la fa. Ma è l'inizio della carriera, si può sempre migliorare.

Alberto 'Hellbound' Fittarelli


Tracklist:

1. Incoming (intro)
2. Hatecraft
3. Ode
4. Ego Wail Slave
5. I Creep Like Worms
6. To Die...
7. 1002 a.d.
8. Lycan(thrope) part 2
9. Ej Sius Sruellia'd
10. Ex (outro)

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