Il gruppo, se così si può chiamare, poggia sul solo lavoro compositivo di Christopher Georges, poliedrico strumentista: il musicista è palesemente attratto dal sound black metal, ma riesce a mischiarvi con risultati più che discreti anche riffs death metal di estrazione europea e basi elettroniche, nonchè campionamenti abbastanza interessanti. Come avrete notato, non eccedo con l'entusiasmo: si tratta infatti di un disco chiaramente acerbo, che non raggiunge certo le vette d'intensità e cattiveria di personaggi come gli Anaal Nathrakh, per fare un esempio più o meno calzante; ma non si può negare che l'ascolto, specie se approfondito, risulti piacevole per un appassionato. L'articolazione dei pezzi,la loro strutturazione, è evidentemente frutto di una buona ricerca compositiva, e denota buone qualità sin dall'opener Hatecraft: campionamenti di varia natura fanno da sfondo e scandiscono la ritmica di un pezzo fortemente contaminato, segnato prima di tutto da tastiere in pieno stile black sinfonico; e così proseguendo lungo la tracklist, con apici toccati in pezzi come Ego Wail Slave e la cupissima I creep like worms.
Ma ci saranno chiaramente dei punti dolenti? Ebbene sì, e non pochi. Prima di tutto la produzione: suoni di chitarra secchissimi, troppo esili per un riffing che spesso dovrebbe sorreggersi su una ritmica "groovy"; una voce che troppe volte rischia di non emergere a dovere; ma soprattutto i suoni della batteria di Dirk Verbeuren (drummer di Scarve e Soilwork, non certo un dilettante!) del tutto scadenti: il rullante, i piatti, l'insieme stesso fanno sembrare in più parti che si tratti di una drum machine (che tra l'altro il combo ha utilizzato per i 2 demo precedenti...uhm...). Certo, questo non basta a pregiudicare la qualità di un disco, se le composizioni sono di buon livello: ma non si può certo parlare di qualcosa di rivoluzionario, solo di un prodotto nella media, che si sforza di emergere con un sound proprio.
In sostanza, idee molto buone disperse in un materiale ancora troppo immaturo: belli i punti più melodici, con le clean vocals a suggellare il tutto, interessanti anche certi attacchi intransigenti con riffing esasperato, carini certi soundscapes elettronici; nulla più, in un disco che dovrebbe riuscire ad amalgamare il tutto e non ce la fa. Ma è l'inizio della carriera, si può sempre migliorare.
Alberto 'Hellbound' Fittarelli
Tracklist:
1. Incoming (intro)
2. Hatecraft
3. Ode
4. Ego Wail Slave
5. I Creep Like Worms
6. To Die...
7. 1002 a.d.
8. Lycan(thrope) part 2
9. Ej Sius Sruellia'd
10. Ex (outro)
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