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recensito venerdì 21 novembre 2008 alle 00:00 da Alessandro Calvi
In the Shadow of a Thousand Suns
 

In the Shadow of a Thousand Suns


Abigail Williams
2008, Candlelight Records
Black
Voto della redazione

A poca distanza dall’EP “Legend” che aveva fatto ben sperare gli addetti ai lavori, gli americani Abigail Williams fanno il loro esordio discografico con questo “In the Shadows of a Thousand Suns”. Se ci si dovesse solo basare su titolo e copertina per capire il genere proposto da questa band, credo non andremmo molto distanti dal vero. Se a questo aggiungiamo anche il nome di Trym (ex-Emperor) dietro alle pelli, credo che il quadro sia chiaro a chiunque.

Come si diceva in apertura, quindi, gli Abigail Williams propongono un black melodico con qualche spruzzata sinfonica prevalentemente deputata alle tastiere. Anche senza scomodare il passato del batterista, è evidente come questi giovani dagli states abbiano fatto propria la lezione degli Emperor e vi abbiano aggiunto anche qualcosa dei Dimmu Borgir di qualche anno fa.
Si inizia con una breve intro d’atmosfera deputata alle tastiere che confezionano il classico brano sinfonico e tetro al punto giusto prima dell’esplosione della violenza, che puntualmente avviene, con la successiva “The World Beyond”. Tutto da copione insomma, anche se indubbiamente ben scritto e suonato, complice anche un certo James Murphy alla produzione.
Le canzoni scorrono tenendo ben presente la strada tracciata dai due gruppi citati in apertura, ma anche riuscendo a infilare qualche influenza più propriamente statunitense e qualche rimando al thrash-death come per esempio in “Acolytes”. Sicuramente meritevoli di menzione, oltre al pezzo d’apertura “The World Beyond”, canzoni come “Empyrean: Into the Cold Wastes” e “Floods”, forse anche perchè prese direttamente dal precedente EP e meno legate a un’ottica commerciale. Interessante, e a tratti notevole, il lavoro delle tastiere, spesso vere e proprie protagoniste del song-writing e uno di punti di forza del combo. Tutti questi elementi contribuiscono a rendere il sound degli Abigail Williams più personale, pur senza riuscire a tirarlo del tutto fuori dalla massa delle produzioni dell’ultimo periodo o a far spiccare questo gruppo tra le nuove leve del black “made in U.S.A.”.

In conclusione gli Abigail Williams realizzano un album indubbiamente orecchiabile e apprezzabile con alcuni brani anche piuttosto pregevoli. Il risultato generale però è decisamente derivativo e la loro proposta non va oltre quanto già fatto sentire da gruppi che hanno fatto la storia di questo genere. Una maggiore personalità di certo gioverà a questi ragazzi che hanno comunque dimostrato di avere idee e capacità per esprimerle.

Tracklist:
01 I 
02 The World Beyond 
03 Acolytes 
04 A Thousand Suns 
05 Into The Ashes 
06 Smoke And Mirrors 
07 A Semblance Of Life 
08 Empyrean: Into The Cold Wastes 
09 Floods 
10 The Departure

Alex “Engash-Krul” Calvi

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6 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
Gandalf the Young (21/11/2008 11:19)
0
Onestamente prlando qui non c'è solamente Black,per cui amanti del genere state lontani, gli Abigail suonano quel genere ibrido fondato dai Bleeding Through e sviluppato dai Winds of Plague.
Dove su una base "metalcore" viene poi miscelato death melodico e black sinfonico alla Dimmu, generi che in USA hanno mietuto un intera generazione di metallers.
In attesa che trovino un monicker che indentifichi questo nuovo filone(sperando che non sia un Nome mediocre come nel caso del "Metalcore",ma azzecato)consiglio questo debit a chi aprezza i Bleeding e sopratutto i Winds,cui la band sembra la verisone grezza ed acerba.
Le potenzialità c'è le hanno..vediamo in futuro
Northern Darkness (21/11/2008 12:11)
0
Gli Abigail Williams, come dice anche Gandalf, sono si forti di una dose proveniente dal Black Sinfonico, ma l'influenza americana del *core è comunque molto spiccata nel suono. Comunque un buonissimo "ibrido" che, come nel bellissimo Ep Legend, torna a mietere vittime anche con questo full. Produzione spaccasassi e ottime canzoni. Derivati? è vero, ma sono comunque dotati di una buona personalità a mio avviso. Promossi attendendo un full che li consacri definitivamente.
yaaahhh (21/11/2008 18:43)
0
album molto godibile.. ma che alla lunga soffre la grande pecca della personalità... davvero troppo derivati dalle sinfonie e dai riffs dei dimmu borgir, più a sprazzi di black di matrice svedese, e quel background tipicamente ''core'' alla americana ke secondo me li limita un pò nella creatività compositiva.. cmq un buon album.. una produzione eccellente e una gran partitura ritmica.. però c è ancora da lavorare!
Feno (21/11/2008 22:09)
0
Bella recensione, anche se il voto è un tantino alto :D
Disco fin troppo orecchiabile, voce spenta e songwriting per nulla originale...
Inoltre le diverse influenze Deathcore ( seppur decisamente inferiori rispetto al precedente lavoro) non fanno altro che peggiorare il tutto.
D'altronde è risaputo che la scena black americana è una delle peggiori...
mcdeath (22/11/2008 21:19)
0
brutto brutto brutto ... ma suonato bene. Nulla da ridire su come è stato suonato ma il piattume e la totale mancanza di ispirazione lo fanno risultare noiosissimo. Stilisticamente offre un "black-core" (perdonatemi il neologismo :) lol) che personalmente non apprezzo molto ma su questo è meglio non esprimersi...de gustibus!
ihitihaav (14/10/2009 16:52)
0
Trovo questa recensione inutile perchè fatta male..non si può fare una recensione senza sapere nemmeno i componenti..il batterista non è tyrm degli emperor..ma si chiama samus paulicelli ed è un vero mostro dietro le pelli..guardatevi i video su youtube..non so dove tu abbia letto di tyrm comunque passiamo al disco..secondo me bel disco..bellissime canzoni come empyrean,the world beyond e into the ashes..certo non posso dire che non sono derivati da gruppi come dimmu ed emperor..ma infondo è quasi impossibile non esserlo in un genere come il black sinfonico..il sound è quello da li non ci si può smuovere molto..beh come ho gia detto bellissimo disco..e che gran figa che è la tastierista XD..
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