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recensito giovedì 10 maggio 2012 alle 00:00 da Orso Comellini
Inside The Unreal [20th Anniversary Ltd. Edition]
 

Inside The Unreal [20th Anniversary Ltd. Edition]


Electrocution
2012, Goregorecords/Aural Music
Death
Voto della redazione

La scena metallica italiana nel corso dei primi anni novanta è stata senz’altro tra le più fulgide e promettenti cui il Bel Paese abbia dato i natali. Coloro che hanno vissuto direttamente quel periodo, con buona probabilità, ricorderanno che dopo l’avvento delle ‘vecchie glorie’ degli eigthies, in Italia, si stava affacciando una nuova generazione di musicisti preparati e determinati a imporsi non solo in ambito nazionale. Si poteva quasi respirare la loro volontà di non porsi come obiettivo la semplice emulazione dei grandi gruppi d’oltreoceano (o d’oltremanica), ma di provare a rivaleggiare con essi. Tant’è che, specie in campo thrash/death, sulla spinta di etichette come la Dracma Records, la Rosemary (Contempo) o in seguito la Scarlet Records, sembrava proprio che il movimento potesse esplodere da un momento all’altro e qualcuno arrivò effettivamente ad affermarsi anche all’estero (vedi Sadist, ad esempio).

Purtroppo, per ragioni che non andremo ad analizzare, in molti non riuscirono a realizzare più di uno/due dischi (oggi divenuti oggetti di culto, di non facile reperibilità) prima del fatidico scioglimento, facendo per così dire implodere la scena su se stessa e buona parte delle attese al riguardo. I loro lavori e la loro musica però, evidentemente, non erano destinati all’oblio: c’è chi è pronto a scommettere che possano funzionare anche ai giorni nostri e si è preso la briga di ristamparli, come nei recenti casi di Broken Glazz, In.Si.Dia o dello split Baratro/Entity/Undead o addirittura rimasterizzarli.

Una di queste perle rare rimaste sepolte per quasi due decenni è proprio “Inside The Unreal” dei bolognesi Electrocution. Disco che all’epoca lanciò il gruppo nel mercato internazionale, portandolo ad aprire dal vivo per Death, Carcass, Benediction e persino Motörhead e convinse il quartetto a trasferirsi negli States, sebbene per un breve periodo. Purtroppo, quell’avventura non proseguì in maniera altrettanto fortunata e, a parte un paio di EP e uno split album, gli Electrocution fecero perdere le proprie tracce. Almeno fino a quando, in occasione dei venti anni dalla prima registrazione, la Goregorecords (braccio estremo della Aural Music) non proporrà di ristampare il loro unico full-length.  

Si può notare subito che per l’occasione è stato compiuto un restyling della copertina e 'ripulito' il suono, ma -non temete miei cari deathster intransigenti- senza stravolgere il fascino lugubre e malsano che ammantava la prima stampa. Quel devastante death legato a 'doppia lama' al più violento thrash, quel sulfureo mix 'poliglotta' tra le sonorità dei primi Sepultura (non a caso Guadagnoli è stato in corsa, al tempo, per sostituire Max Cavalera), dei Protector e della seminale scena statunitense con Death (fino a “Human”), Deicide, Morbid Angel e Malevolent Creation, infatti, non esce minimamente intaccato da questo tipo di operazione.

Dopo un brevissimo intro, a dispetto dei due decenni passati, la partenza di “Premature Burial” è a tutti gli effetti ancora un pugno nello stomaco, il frenetico riffing work delle due asce arriva sporadicamente a sconfinare nel grind e gli stop’n’go in occasione dei soli colpiscono come rasoiate l’inerme ascoltatore. Elevatissimo poi il potenziale distruttivo di “Growing Into The Flesh” e “They Died Without Crosses”, merito anche di una sezione ritmica implacabile e di una generale ferocia esecutiva all’altezza delle migliori produzioni scandinave. Per non parlare poi del micidiale trittico finale composto da “Back To The Leprosy Death”, “Behind The Truth” e “Bells Of The End”, che non lascia un attimo di respiro fino al ridotto outro finale e molto probabilmente vi farà venire la morbosa voglia di pigiare nuovamente il tasto play, per ripartire dall’opener.

Non è però soltanto la furia cieca a farla da padrona tra i solchi di “Inside The Unreal”, poiché si possono già sentire i primi passaggi technical death che caratterizzeranno le release successive e che porteranno i Nostri a confrontarsi con l’operato della celebre triade Atheist, Cynic, Pestilence. Un esempio su tutti “Rising Of Infection”, dalle contorte ritmiche sinuose e poi l’articolata “Ghost Of Past”, l’unico brano a sfiorare i sei minuti e la sempre brutale “Under The Wings Only Remains”, ci danno l’idea di un gruppo molto preparato sul piano tecnico, oltre che compositivo. È giusto chiarire, infine, che sebbene siano svariati e piuttosto diversi tra loro gli ensemble che hanno contribuito a forgiare le composizioni degli Electrocution, il loro stile è notevolmente riconoscibile e personale.

“Inside The Unreal” è un album talmente compatto che ogni singola traccia convince senza eccezioni e riascoltandolo oggi si ha la netta sensazione che, pur non essendo tra gli inventori del genere e senza raggiungere la fama dei vari gruppi citati tra le fonti d’ispirazione, a loro modo, abbiano contribuito ai successivi sviluppi del death metal in Italia e non solo.
Fatelo vostro!

Orso “Orso80” Comellini

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Tracce:
1. Premature Burial 3:55
2. Rising Of Infection 3:42
3. They Died Without Crosses 4:24
4. Growing Into The Flesh (Bleed To Death) 3:37
5. Body’s Decay 3:32
6. Ghost Of Past 5:51
7. Under The Wings Only Remains 4:10
8. Back To The Leprosy Death 2:22
9. Behind The Truth 3:35
10. Bells Of The End 4:04

Durata 39 min. ca.

Formazione:
Mick Montaguti – Voce, Chitarra
Alex Guadagnoli – Chitarra
Max Canali – Basso
Luca Canali – Batteria

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5 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
poluz76 (10/05/2012 22:10)
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Li vidi di supporto a Sadist e Carcass a Reggio Emilia, credo il mio primo concerto. C'erano anche le recensioni del disco sulle riviste. Lo comprai solo tanti anni dopo, più per nostalgia dei tempi andati che reale interesse ma il disco per quei tempi era veramente ben fatto. A mio parere risentiva dell'influenza di Arise dei Sepultura. I gruppi di quel periodo, primi anni '90 hanno un che di pionieristico e per questo suonano bene anche oggi. Probabilmente anche le spese per la registrazione da affrontare erano maggiori rispetto ad oggi e quindi poco era lasciato al caso. Dopo vireranno con un EP in territori Cynic oriented, quando il gruppo ancora non faceva la tendenza di oggi. Mi stupisce la ristampa perchè si tratta di un gruppo senz'altro minore di cui alcuni componenti avranno maggior fortuna dopo con gli Addiction 69, di tendenze ammiccanti verso i Korn che andavano per la maggiore. Pubblicazione curiosa oggi ma senz'altro interessante penso soprattuto per i miei coetanei che non ascoltarono il disco allora.
Th3Ali3n (11/05/2012 15:19)
0
Se siete giovani, avete l'occasione di ascoltare questo bel disco. Io mi tengo stretto il mio vinilozzo :)
muttley71 (11/05/2012 15:25)
0
ho il cd originale,edito dalla compianta contempo (una delle pochissime etichette a credere davvero nel metal in italia nei primi anni 90)
era un album assolutamente dignitoso,death con poche contaminazioni e suonato con perizia da una band che meritava maggiore fortuna
lo riascolto con piacere
emanuele (12/05/2012 10:31)
0
Storia del death italiano ed Europeo. Davvero un disco di spessore.
Nicola Furlan (12/05/2012 18:55)
0
Attitudine allo stato puro...
5 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
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