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recensito lunedì 29 agosto 2011 alle 00:00 da Alberto Biffi
Live In Black
 

Live In Black


Jorn
2011, Frontiers Records
Hard Rock
Voto della redazione

A volte il talento di un artista viene messo in secondo piano, oscurato ed eclissato da pettegolezzi e critiche (giustificate o meno).
Jorn Lande in questo caso, è stato criticato aspramente per la velocità cinica e sospetta con la quale ha immesso sul mercato il proprio personale tributo al compianto Ronnie James Dio, così come i successivi “tribute show” in onore del mitico singer statunitense.
Questa recensione però, scevra ed epurata da qualsivoglia critica sul comportamento di questo screamer di razza e sulle strategie di mercato, vuole ribadire, se ancora ce ne fosse bisogno, l'elevata caratura artistica del biondo cantante.

“Live In Black” fotografa Jorn durante un incandescente esibizione allo Sweden Rock Festival, davanti a 25.000 metal-head urlanti.
La proposta di Lande è quanto di più compatto, omogeno e classico vi possa essere: una fusione di Whitesnake, Rainbow e Black Sabbath (come ovvio, periodo Heaven And Hell!), con un Jorn spesso “posseduto” letteralmente dal fuoco che anima(va) Coverdale e Dio, emulandone in modo impressionante prestazioni vocali e, soprattutto, “mood” ed intenzione. La brillante rappresentazione sulle assi del palco dello stereotipo del cantante hard-rock maschio e testosteronico (ed inequivocabilmente anni ottanta!), del tutto immerso nell'atmosfera da lui plasmata con la propria voce, una lama tagliente ed affilata.
La convinzione con la quale il norvegese interpreta i brani è l'arma assoluta - oltre alla propria ugola d'acciaio - per conquistare i kid assiepati sotto il palco, completamente rapiti dalla sicumera con la quale il singer domina la scena, spalleggiato da musicisti davvero validi, sempre presenti ma mai invadenti.
Nulla da eccepire sulla prestazione del norseman quindi, dotato di una voce sicura, potente, rude, un estensione vocale di prim'ordine e sopratutto un timbro riconoscibile come un marchio di fabbrica (se pur debitore, come dicevamo qualche riga più in alto, di mostri sacri già sin troppo citati).

Due Cd pregni di musica, emozioni e pathos, senza mai un calo di tensione, un sintomo di stanchezza nella voce di Jorn o un accenno di distrazione per degli strumentisti davvero perfetti nel loro difficile ruolo di gregari, atti ad intensificare ed esaltare la prestazione del leader senza mai coprirlo od offuscarlo.
La tracklist pesca a piene mani tra i suoi lavori solisti, in particolar modo da “Spirit In Black” e “Lonely Are The Brave”, con un atmosfera decisamente oscura e dark, a volte addirittura permeata da una sorta di misticismo catalizzato dall'interpretazione sciamanica di Jorn, ben catturata da questa fedele registrazione.
Unici nei a mio avviso, sono, anzitutto, un eccessivo autocompiacimento da parte del cantante, il quale tra un brano e l'altro indugia in improvvisazioni e citazioni, evidenziando il fatto che la sua voce mal si presta ad essere “abbandonata”  dalle potenti distorsioni e dai riff classici delle chitarre per lasciarlo quasi come un prode guerriero rimasto senza la propria armatura.
Secondo ed unico difetto in questo imponente lavoro, è poi - opinione personale - il fatto che anche questa volta l'ex Ark non perda occasione per scomodare/citare Ronnie James Dio, rievocando almeno per pochi minuti le polemiche che l'hanno perseguitato nei mesi scorsi e perdendo una ghiotta occasione per prenderne le distanze ed affermarsi come un vero leader e non un semplice discepolo.

Per concludere, un lavoro che conferma lo stato di grazia di un artista che raramente ha sbagliato un colpo, forte di una presenza scenica ed una voce che temono davvero pochi rivali: se solo fosse maggiormente coraggioso nel troncare cordoni ombelicali che lo legano alla sua formazione “classica”...chissà quali e quanti altri traguardi potrebbe raggiungere.
Vista la location svedese, non posso non pensare ad un certo signor Malmsteen (che a sua volta si rifaceva comunque in modo spudorato ad Hendrix e Blackmore) il quale amava ripetere una frase che Jorn dovrebbe tatuarsi sulla pelle:  "I'm not a follower, I'm a leader!".

Discutine sul forum nel topic dedicato a Jorn!

Tracklist:

CD1:

01.    Road Of The Cross
02.    Shadow People
03.    Below
04.    We Brought The Angels Down
05.    Stormcrow
06.    Spirit Black
07.    The Inner Road
08.    Man Of The Dark

CD2:

01.    Black Song
02.    Guitar Solo 1
03.    Tungur Knivur
04.    Guitar Solo 2
05.    Rock'n'Roll Angel
06.    Drum Solo
07.    Soul Of The Wind
08.    Are You Ready
09.    War Of The World

Line Up:

Jorn Lande: voce
Tore Moren: chitarra
Tor Erik Myhre: chitarra
Nic Angileri: basso
Willy Bendiksen: batteria

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3 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
Poglia88 (29/08/2011 10:34)
0
Grande Jorn! Per chi lo critica per il suo tributo a Ronnie James Dio, la maggior parte delle canzoni erano già state registrate ben prima che si sapesse della malattia, e Song For Ronnie James fu scritta prima della morte come semplice tributo. Non ci vedo niente di male in un album dedicato a lui, Jorn ha sempre cantato sue cover anche molti anni prima.

E ora rischio di scatenare un flame war: secondo me Jorn ha una voce e tecnica migliori di quelle che aveva Ronnie. Vediamo quanti mi insulteranno.
FabioVellata (29/08/2011 10:57)
0
Puoi cercare la pubblica esecuzione a tuo piacimento, ma per questioni di questo tipo vorrei ricordarti che c'è il forum preposto:

http://www.truemetal.it/forum/hard-rock-aor/28090-jorn-lande-5.html

Qui per favore, limitiamoci a commentare il disco, senza accendere discussioni fuori luogo come sta accadendo altrove.
p2k (29/08/2011 16:21)
0
Dal vivo Jorn è una macchina da guerra, non tanto come presenza scenica ma vocalmente, dove nichilisce ancor più che su disco.
Unico difetto è il suo repertorio solista che spesso non è così efficace come quanto invece prodotto in altri progetti dove il norvegese prestò la sua portentosa ugola.
3 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
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