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recensito mercoledì 25 agosto 2010 alle 00:00 da Michele Carli
Mental Funeral
 

Mental Funeral


Autopsy
1991, Peaceville Records
Death
Voto della redazione

Quando rifiutò di fare le valige per seguire il compare Chuck Schuldiner in Florida, mentre l'eco del seminale Scream Bloody Gore risuonava ancora nelle teste di quei pochi (ma in costante crescita) fanatici dell'underground estremo, Chris Reifert poteva già considerarsi uno dei principali protagonisti della neonata scena death metal. E mentre i Death proseguivano la loro marcia destinata a raggiungere le vette più alte, continuando ad affinare tecnica e composizioni e spostando le liriche verso argomenti più profondi e psicologici, i giovani Autopsy imboccavano un sentiero diverso. Un sentiero marcio, soffocante, becero e pesante, come se Chris si fosse tenuto, nella sua San Francisco, la componente più cruda e purulenta della creatura di Evil Chuck. Un po' come se per lui il termine “introspettivo” significasse “guardarsi bene le budella, e magari assaggiarle”, alla maniera del leggendario film Antropophagus.

Fu così che nacque Severed Survival, il primo parto, veloce e brutale come un assassino psicotico e soprattutto nato in un momento, il 1989, dove ogni album death metal portava in se fin da subito un peso specifico non indifferente. Erano ancora gli anni dei pionieri e un album così ben composto e coinvolgente fece ben poca fatica nell'imprimersi a fondo nel cuore degli appassionati. Tuttavia, Severed Survival era ancora molto legato alle sonorità di Scream Bloody Gore. Non che fosse un problema, sia chiaro, ma il vero salto verso il “Suono Autopsy” si ebbe con la loro seconda produzione, ovvero il qui presente Mental Funeral.

Uscito nel 1991, Mental Funeral si presentò come il seguito naturale di Severed Survival, portando però con se delle differenze significative. La matrice era sempre quella del death primordiale ma la struttura delle tracce cominciava a farsi più intricata, varia e al tempo stesso più cupa. La voce di Chris era diventata più cruda e bassa, mentre le parti lente e tendenti al doom divennero ben più che un semplice espediente per mollare l'acceleratore. Tracce come la grandiosa In The Grip Of Winter, Torn From The Womb o Destined To Fester prendono ancora oggi alla gola, luccicanti di rosso vermiglio e al tempo stesso nere come la pece, quasi dolorose nel loro incedere lento e agonizzante. In queste tracce Chris Reifert dava il meglio di se sia come interprete vocale, capace di sottolineare e amplificare ogni sensazione opprimente, sia con le legnate che letteralmente menava dietro le pelli. Non mancavano comunque tracce più veloci: Twisted Mass Of Burnt Decay è un inno, copiata da schiere su schiere di gruppi e assolutamente coinvolgente. L'incipit con il piatto ripetutamente stoppato e la partenza a rotta di collo subito dopo, con quella tipica coesione tra chitarra e batteria, è da sempre sinonimo di Autopsy. La velocità rimaneva sparsa qua e la in tutto l'album, in sezioni sempre capaci di portare all'headbanging sfrenato, ma il punto forte sul quale si basava tutto il lavoro era chiaramente l'atmosfera putrida data dalle parti doom-oriented. I riffs della coppia Eric Cutler e Danny Coralles, fuzzosi e ribassati, toccavano picchi di ispirazione successivamente solo sfiorati nel resto della discografia del gruppo. La sola Robbing The Grave sembra il manuale della chitarra deathdoom, supportata da una produzione vera, fatta di suoni naturali e reali, senza trucchi e senza eccessiva pulizia.

Mental Funeral ha segnato un'epoca, ha creato un esercito di accoliti, ha posto dei nuovi paletti nel genere, ma nonostante questo non ha mai incontrato a pieno il favore del grande pubblico del death metal, rimanendo però nel cuore dei fan e soprattutto di molti musicisti. Del resto, queste sonorità o si amano o si odiano, e un po' come è successo ai Master non sempre si raccoglie quello che si da. Nonostante questo, Mental Funeral rimane ancora oggi uno dei migliori e più completi viaggi nel multicolore e multi aromatico mondo della decomposizione, della psicosi e dell'anatomia umana.

Michele "Panzerfaust" Carli

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Tracklist:
1. Twisted Mass of Burnt Decay – 2:14
2. In the Grip of Winter – 4:09
3. Fleshcrawl – 0:35
4. Torn from the Womb – 3:19
5. Slaughterday – 4:13
6. Dead – 3:37
7. Robbing the Grave – 4:20
8. Hole in the Head – 6:03
9. Destined to Fester – 4:33
10. Bonesaw – 0:46
11. Dark Crusade – 4:02
12. Mental Funeral – 0:32
 

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7 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
Th3Ali3n (25/08/2010 16:28)
0
Questo - secondo me - è il miglior disco mai fatto da questi pazzoidi :) ed è senza dubbio tra le pietre miliari del Death Metal.
mariottide666 (25/08/2010 21:38)
0
Capolavoro del marciume
humansecticide (29/08/2010 13:51)
0
A mio modesto parere voto eccessivamente alto.
frankwells (04/09/2010 20:19)
0
A mio parere, voto eccessivamente basso! ;-)
Caposaldo del Death Metal, con le maiuscole.
corpse_desecrator (04/09/2010 20:38)
0
meglio il primo ...ma che bomba!
Nicola Furlan (25/09/2010 16:21)
0
Un signor disco. Certo, in quegli anni sono stati prodotti dischi mostruosamente immensi che hanno oscurato un po' questi piccoli gioielli. Meno male che, alla lunga, chi merita riceve i dovuti onori...
grutle_kjellson (24/10/2010 17:40)
0
Anche io preferisco il primo, ma pure questo è adorabilmente marcio.
7 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
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