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recensito venerdì 27 agosto 2010 alle 00:00 da Daniele D'Adamo
Misled By Certainty
 

Misled By Certainty


Cephalic Carnage
2010, Relapse Records/Masterpiece
Death
Voto della redazione

Ormai diventati i paladini della sperimentazione musicale in ambito death, gli statunitensi Cephalic Carnage, dopo il successo di “Xenosapiens”, continuano il loro percorso evolutivo con il nuovo full-length: “Misled By Certainty”. L’album, il sesto della serie, consolida quello che il gruppo medesimo definisce come «hydrogrind».
 
Lasciatisi alle spalle la prima parte della carriera, dedicata anima e corpo al brutal, il quintetto di Edgewater ha iniziato una costante e decisa progressione indirizzata a contaminare il genere primigenio con il jazz; spostando il tutto su una solidissima base di technical sulla quale sono state innestate, come se non fosse bastato, propaggini di doom, black e industrial.
Con il risultato di creare uno dei primi esempi di quello che si potrebbe denominare «death metal da camera», riprendendo in toto il modo con il quale fu battezzata a suo tempo la parte più intellettuale e raffinata della musica classica. Questa incredibile commistione fra brutalità e aristocrazia trova in “Misled By Certainty” l’epigono di una stirpe che potrebbe crescere e moltiplicarsi per solcare il primo sentiero di una trasformazione finalmente efficace del più tecnico fra i generi estremi.

Tecnica, appunto. Tanta e cristallina, accompagnata da un’imprescindibile, alto dosaggio di esperienza. Non solo: per non cadere nella trappola del virtuosismo fine a se stesso – sterile come la sabbia del deserto – occorre suggellare la ricetta con un’altrettanta, cospicua razione di talento compositivo. Cosa che non manca nel bagaglio a corredo del combo americano. Anzi, la bontà del songwriting è tale da non far perdere all’ensemble la via maestra, consentendo alle canzoni del platter di svelarsi nell’ambito di un sound definito con precisione, maturità e grande personalità. Nonostante l’affettata aurea che permea sino al midollo il CD, inoltre, la violenza sonora non viene mai abbandonata. Ne sono un esempio “When I Arrive”, terribile e blasfema unione fra scellerato grindcore e melodico grunge (sic!), e “Power And Force”, vera e propria randellata sui denti. John Merryman, oltre a produrre pattern arzigogolati e mai uguali, non si risparmia certamente nello scatenare terremotanti blast-beats. La bravura del batterista è equilibrata da quella degli altri membri: da Steve Goldberg a Nick Schendzielos il margine per gli scherzi è nullo. Un po’ in sordina Leonard “Lenzig” Leal, il cui growling nulla aggiunge e nulla toglie a ciò che già si conosce. Del resto il modo di cantare è una caratteristica imprescindibile del genere – forzatamente fatta e finita – che, se stravolta, porterebbe a deragliare dai binari della corretta impostazione stilistica. Lo dimostra “Repangæ” il cui approccio alle linee vocali – seppur desueto e somigliante vagamente a quelle di Burton C. Bell – spinge il groove ai limiti, se non oltre, dell’ambito caratteriale in cui operano le altre song del disco. Questa lunga e articolata suite, malgrado ciò, mostra l’efficacia di una delle tante manomissioni all’impostazione natìa, stavolta eseguita con pregevoli intagli melodici di pianoforte e di sax, il quale fa capolino anche nella riottiosa “Ohrwurm”. Quando occorre, i Nostri mostrano muscoli da culturista come in “Warbots A.M.”, monumento celebrativo alla pesantezza con i suoi precipizi verso gli hyper-bass, anche se la voglia di sperimentare emerge sempre con determinazione (“Pure Horses”).   

Palati fini e rugosi troveranno, insieme, grande soddisfazione nel masticare “Misled By Certainty”. A patto di non farsi ingannare da una prima impressione d’indigeribilità che potrà essere fugata solo dopo numerosi ascolti. La ricchezza della proposta potrebbe anche intimidire, tuttavia i Cephalic Carnage riescono a evitare la ridondanza e quindi a essere comprensibili nonostante la montagna di note infilata fra le tracce. L’unico limite si potrebbe individuare nella poca immediatezza e nella troppa serietà dell’insieme. «Potrebbe», perché – esattamente come per la musica (classica) da camera – una parte del giudizio finale è pesantemente condizionata dai gusti musicali di ciascuno di noi.

Daniele “dani66” D’Adamo


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Track-list:
1. The Incorrigible Flame 4:27    
2. Warbots A.M. 4:38    
3. Abraxas Of Filth 3:45    
4. Pure Horses 0:37    
5. Cordyceps Humanis 5:05    
6. Raped By An Orb 4:14    
7. P.G.A.D. 0:34    
8. Dimensional Modulation Transmogra 5:05    
9. Ohrwurm 4:56    
10. When I Arrive 3:08    
11. Power And Force 2:45    
12. A King And A Thief 1:38    
13. Repangæ 12:07    
14. Aeyeuchg! 0:31    

Line-up:
Leonard “Lenzig” Leal – Vocals
Steve Goldberg – Guitars
Brian Hopp – Guitars
Nick Schendzielos – Bass, Backing Vocals
John Merryman – Drums

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2 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
mariottide666 (01/10/2010 12:33)
0
Discone incredibile! Hanno rallentato la marcia ma il risultato non cambia....
grutle_kjellson (15/10/2010 17:58)
0
Bello, ci vuole un po' a decifrarlo (all'inizio mi era sembrato una porcheria inenarrabile) ma poi ripaga. "Xenosapien" rimane inarrivabile però
2 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
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