

Introdurre l’ascolto di Nothingface in poche parole? Un album che fa gridare al miracolo. Forse l’affermazione è prevedibile, ma quanto mai adatta. Una perla unica nella vetrina della discografia della band, un gioiello splendente senza pari. Un disco che si pone a cavallo tra il controverso sperimentalismo estremo di prog e teutonic style di Dimension Hatross (1988) e la spontaneità espressiva di Angel Rat (1991) e che costituisce, non solo per la loro storia, ma per quella della musica in generale, un capolavoro indiscusso.
Catalogarlo storicamente come proposta è pressochè impossibile. Chiamatelo techno-thrash, prog metal, cyber metal o che altro, ma il risultato sarà sempre estremamente riduttivo e poco consono al suo contenuto. Con questa proposta, il combo canadese sfonda una nuova porta spazio-temporale dalla quale è possibile vedere la manipolazione delle onde sonore che giungono ai padiglioni uditivi. Immaginate di prendere dei riff carichi di approcci thrash iniettati di hardcore lineare e pulsanti come se provenissero dal battito di un cuore stivato in celle soniche, in modo da poterlo controllare e percepire in tutte le sfumature. Immaginate altresì di poter interagire e giocare con queste figure musicali, di poterle estendere come se fossero degli elastici e di sentirne la tensione degli allungamenti e l’intensità dell’energia che man mano sfibra lo stesso concetto di materia. Altro stilema caratteristico dell’album è l’essenzialità del tutto: ritmiche essenziali e definite per mano di Thériault e Langevin producono lavori decisamente indipendenti all’incedere, ma nel contempo complementari per intelaiatura compositiva. Ecco, state sentendo Nothingface.
Una produzione mirata alla ricerca della puntuale precisione si incontra nelle chiare e definite distorsioni partorite dalle corde di D'Amour. Il tutto si fonde in una lega dinamica e ben amalgamata, decisamente innovativa per il tempo, per non dire presente solo in questo lavoro.
La title-track mette in evidenza già l’orientamento della tracklist grazie alla sua attitudine accattivante a livello di ritmiche costruite a regola d’arte che vanno ad alimentare le classiche sonorità cyber thrashy che di base hanno sempre costituito la corrente artistica su cui la band ha lavorato già agli esordi. Il lavoro sui cambi di tempo è settorializzato e definito in maniera maniacale e la canzone acquisisce un’indelebile identità. Onore alle ispirazioni prog con Astronomy Domine, in omaggio a una delle band maestre del genere, canzone eseguita con un’intensità e con un’ambientazione che traspongono l’idea che la musica possa effettivamente proiettare le sensazioni all’infinito. Attitudine decisamente cyber punk/thrash-core per X-Ray Mirror ad aggiunta di ingredienti musicali di squisita ricercatezza che, oltre a promuoversi come chicche tecniche tutte da assaporare, riescono anche nell’intento di dare all’ascolto una profondità vertiginosa. Inverosimile è l’ispirazione che ha prodotto Into my Hypercube. La presenza del tutto può, forse, di fatto collocarsi in questa song: dalle melodie sibilanti all’esplosività scanzonata del cantato di Belanger, ai chorus dilatati, ai reversibili cambi di tempi. Tutto qui fa supporre di essere davvero a contatto con un’opera eterna per il genere.
Nothingface è un dominio di perturbazioni sonore capaci di distorcere lo spazio e l’ordinario fruibile concetto di musica. Un disco caratterizzato da impercettibili punti di riferimento. Un disco che riflette l’essenziale della tecnica, del nuovo e del pulsante istinto di chi è riuscito a toccare il cielo con un dito. Stella allo zenith che non perderà mai nel tempo il suo fascino, brillando a tutti gli effetti nel planetario metamusicale della storia.
- nik76 -
Tracklist:
01 The Unkhown Knows
02 Nothingface
03 Astronomy Domine (Pink Floyd cover)
04 Missing Sequences
05 X-Ray Mirror
06 Inner Combustion
07 Pre-Ignition
08 Into my Hypercube
09 Sub-Effect
Commenti dei lettori (33)
I Voivod aprirono la strada all' alternativo.
Confermo il massimo dei voti per il coraggio della proposta rapportata anche ai tempi in cui uscì questo platter.
Ho dato 100 solo a 5-6 dischi qui su truemetal e questo NothingFace li merita tutti.
Immagino la difficoltà nel scegliere la collocazione stilistica :)
Prog? In un certo senso si. Ci stà.
Nik, mi lasci "Dimension Hatross"? Ti prego :)
A chi è cresciuto con le "industrializzazioni"
e l' alternative degli anni '90 e non conosce queste autentiche perle.
Lasciare perdere tanti sedicenti NU musicanti e venditori di fumo
Qui è proprio un'altra aria: l' ossigeno dove molti hanno respirato a gratis.
il mio preferito dei mitici Voivod...insieme a Killing Technology e Dimension Hatross..
Siccome mi fido ciecamente, lo compro a scatola chiusa... e poi vediamo!
Comunque, ottimai recensione!
sul finire degli anni 80 i voivod hanno indicato una via. in pochi l'hanno seguita. loro stessi col successivo angel rat non ci hanno creduto.
Una band che non ha mai avuto il sucesso che meritava.
Per me saranno sempre importantissimi.
Ad un passo perchè non tutto quadra, alcune canzoni si perdono un attimino, specialmente nella seconda parte (o lato 2 se preferite), ma resta idubbiamente un grande album. Il trittico iniziale è da brivido, specialmente "Nothigface", dall'incantevole ritornello stile old Rush in preda ad un trip psichedelico e nella cibernetica versione di quel capolavoro senza tempo chiamato "Astronomy Domine". Ecco, la sensazione è quella di sentir suonare, anche perchè questo disco è suonato divinamente, il trio di Toronto dopo una visita a casa Barrett (ci siamo intesi....).
Riassuntino finale: partiture intricate unite a suoni a volte cupi a volte taglienti, una voce atipica, atmosfere surreali e un bel po' di sana follia fanno di questo lavoro un vero caposaldo del genere.
Attenzione però, non è un disco facile e nemmeno da tutti, anche se oggi a certe sonorità siamo ormai abituati; tanto per dire nel '89 lo ascoltai e lo misi in fretta da parte. Sicuramente sbagliando.
Onori all'indimenticato Piggy ed ai suoi soci.
Voivod, ennesimo gruppo sottovalutato.
May I? May I?
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