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recensito mercoledì 11 giugno 2008 alle 00:00 da Andrea Loi
Operation: Mindcrime II
 

Operation: Mindcrime II


Queensrÿche
2006, Rhino/Warner
Prog
Voto della redazione

Diciott’anni dopo l’ album che appassionò generazioni di rocker, i Queensryche, band di Seattle che non ha bisogno certo di presentazioni, diede notizia come un fulmine a ciel sereno, che il celeberrimo “Operation: Mindcrime" avrebbe avuto un seguito. Quell'album, lo sanno tutti, è considerato dagli addetti ai lavori come una delle massime espressioni del metal classico e resta tutt’oggi fonte di ispirazione per decine di bands che negli anni a seguire hanno calcato la scena nel tentativo di emulare le gesta del gruppo di Seattle. Dopo il platinato “Empire”, che suggellava anche la definitiva consacrazione commerciale dei ‘Ryche, e dopo un disco difficilmente catalogabile e introspettivo come “Promised Land”, la band di Geoff Tate ha attraversato l’ultimo decennio tra alti e bassi, dovendo anche sopperire all’abbandono del genio Chris De Garmo, mastermind e chitarrista del gruppo.

La band che negli anni '80 si cucì addosso la fama dell'infallibilità artistica viveva un periodo di stagnazione – e molti di conseguenza puntarono l’ indice verso Tate e soci – quando, contrariamente alle dichiarazioni fatte in tante interviste del passato, decisero di “resuscitare” la vicenda di Nikki, Mary e del Dr. X . I fan di vecchia data interpretarono la mossa come il disperato tentativo di richiamare l’attenzione mediatica ormai scemata, pianificando ad hoc una “operazione” appositamente premeditata e studiata a tavolino. Sospetti legittimi, che ovviamente alimentavano sentimenti di grande scetticismo con la convinzione che il gruppo non sarebbe stato all'altezza della situazione.

I sequel, lo sappiamo, sono una consuetudine ampiamente collaudata nel mondo cinematografico e “prestata” negli ultimi anni al rock duro, vista la tendenza di tante altre bands che a vario titolo cercavano di riproporre i fasti di un glorioso passato.
Ma la tentazione di riassaporare le atmosfere rivivendone le tematiche, del masterpiece che rivoluzionò il concetto di metal tradizionalmente inteso, furono per i fan argomenti altrettanto allettanti. Immedesimarsi nuovamente nella psicologia dei personaggi potendone finalmente sezionarne le sfumature, unitamente alla condizione delle loro esistenze, dove sentimenti quali amore, passione e morte sono nuovamente ed enfaticamente rievocati con un salto temporale di quasi vent' anni, per avere (forse!) finalmente delle risposte ad alcuni interrogativi ancora aperti (“who killed Mary?”).

Nessun paragone col passato, intendiamoci; risulterebbe azzardato e distoglierebbe dal valutare questo episodio in maniera autonoma mortificando quanto di buono è stato prodotto: un album ben suonato con un songwriting dinamico e nettamente più fresco rispetto ai recenti trascorsi col valore aggiunto che la narrazione della vicenda rappresenta un complemento inscindibile dalla musica, come nel primo capitolo. Tuttavia non aspettatevi i suoni cristallini e avvincenti di “Breaking the Silence” e “I Don’t Believe in Love” o i picchi inarrivabili di “Revolution Calling”; il “nuovo” sound è riproposto in chiave “moderna” e potenziato da ritmiche vigorose e di maggiore compattezza, rappresentando quasi una necessità e forse una giustificazione inconscia per rimarcare l’arco temporale che separa i due episodi.
Solo a tratti infatti ritornano a galla gli echi del luminoso passato che non prendono mai, giusto dirlo, la prevalenza né, peggio, tentano di farlo.

Il disco, naturale evoluzione del primo concept, verte su due concetti fondamentali: quello della vendetta e della successiva redenzione. Se già una volta Nikki, uno dei protagonisti, era sprofondato negli abissi della sua psiche, in questo capitolo la sua stabilità verrà definitivamente compromessa quando non appena uscito dal carcere ("Hooray for you convict, you're a free man!") mette piede nel mondo reale e nella quotidianità di cui si sente un perfetto estraneo. Il suo disagio è evidenziato in modo quasi onomatopeico dalla aggressività e dalla ferocia strumentale alimentate dai ritmi sostenuti per tutta la prima parte del disco, dove la speed-oriented “I’m American” è una metafora , un pretesto per denunciare di sbieco la condizione socio-politica della modernità statunitense attraverso un’invettiva contro gli alti poteri, mentre la fragorosa “One Foot In Hell”, articolata strumentalmente e sofferta nell' esecuzione, anticipa le suggestive melodie presenti in “Hostage”, e sopratutto in “The Hands” dove Michael Wilton si autocita con un assolo che riecheggia il luminoso passato. Nikki quindi si trova a dover fare i conti con le miserie della propria vita , i rimorsi (“A Murderer?”) e i tormenti dal suo passato che ben vengono illustrati nella seconda parte dell'album.
Qui viene visitato più volte dal fantasma di Mary . Il disco decolla: più introspettivo, vario e oserei dire intimista, mira ad indagare i tratti psicologici e gli stati d’ animo dei personaggi: assolutamente degne di nota “Re-arange You” dalla ritmica possente e dalle chitarre che cesellano fulminanti riff e la successiva “The Chase” dove uno straordinario Ronnie James Dio, nel ruolo del Dr. X, sfodera una prestazione da pelle d’oca intrecciando la sua voce in un duetto con un altrettanto straordinario Tate (nella parte di Nikki) : una sorta di contrapposizione tra il bene e il male e di resa dei conti che assurge probabilmente al momento più deciso e convincente del disco. Qui emergono finalmente i conflitti interiori del personaggio, indicando in maniera netta e definitiva la portata della sua tragica vicenda. “Circle” rappresenta il preludio ad altri due momenti di spicco dell’ album: “If I Could Change It All” ricca di pathos e dalle connotazioni orchestrali, ci riporta ai toni drammatici e apocalitici di "Suite sister Mary" insieme all’epica “An Intentional Confrontation”. "A Junkie’s Blues" riprende curiosamente - ma non a caso - il riff finale di "Eyes of a stranger" dal primo episodio. Questa volta il duetto è tra Nikki (Tate) e Sister Mary (Pamela Moore); il picco emozionale che ne scaturisce tra atmosfere barocche abilmente enfatizzate rappresentano la sublimazione dell’ amore tragicamente spezzato e destinato a ritrovarsi ma non secondo una concezione terrena. "All The Promises" un bellissimo pezzo acustico dove il duetto Tate-Moore dialoga con un intreccio di voci molto suggestivo. E' una canzone sull'amore impossibile tra Nikki e Sister Mary..., di promesse non mantenute… Ma con la convinzione che il ricordo di quel poco che c'è stato rimarrà per sempre dentro di loro.

Chi non ha ucciso Sister Mary? Scopritelo. Nessun paragone con l’ inarrivabile passato ma bentornati Queensryche.

Andrea "Ryche74" Loi

Tracklist:
1. Freiheit Ouvertüre
2. Convict
3. I’m American
4. One Foot In Hell
5. Hostage
6. The Hands
7. Speed Of Light
8. Signs Say Go
9. Re-Arrange You
10. The Chase
11. A Murderer?
12. Circles
13. If I Could Change It All
14. An Intentional Confrontation
15. A Junkie’s Blues
16. Fear City Slide
17. All The Promises

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35 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1 2
Riccardo Angelini (11/06/2008 02:58)
0
All'inizio mi ha deluso: mi aspettavo una prova d'orgoglio e mi son trovato di fronte un disco mediocre. Allora l'ho messo da parte e dopo qualche tempo l'ho ritirato fuori per ascoltarlo meglio: allora ho capito che era una vera e propria schifezza.

Per me, la patacca per eccellenza.
Eagle_Fly_Free (11/06/2008 07:15)
0
un giorno vorrei capire come fanno molte persone a criticare questo disco...
è ovvio che non è paragonabile al primo episodio, ma se si parte da questi presupposti non si può mai giudicare un disco da quello che è.
In questo caso ritroviamo i Queensryche a suonare finalmente musica col loro classico stile, elegante ma potente allo stesso tempo, con G. Tate che sfodera di nuovo linee vocali impegnative e teatrali.
Anche gli assoli sono tornati ad essere tali.
Siamo lontani anni luce dunque da ciofeche (o mezze ciofeche) come Tribe, Q2K e HITNF.

Le migliori:
The Chase, I'M American, If I Could Change It All, One Foot In Hell, The Hands.
P2K (11/06/2008 08:36)
0
Beh si, dai...

Un ottimo ritorno ad uno splendido stato di forma, nonostante gli anni ormai passati.
La band torna a graffiare come si deve e non lascia NULLA al caso.
Il disco suona bene, potente ed epico, pur non arrivando alle vette del primo capitolo, ma chi se ne frega!!!
I'Am American, The Hands, Signs Say You Go, Re-Arrange You, The Chase, If I Could Change It All, An International Confrontation... E chi se lo aspettava più tanta grazia?!

Certo alla fine il voler dare un seguito al loro master-piece rende quasi obbligatorio crearsi delle aspettative e quindi fare paragoni, ma cerchiamo di essere giusti... BEL DISCO!!!
Machine Reloaded (11/06/2008 09:22)
0
Tralasciando il concept...

disco dai toni più adulti e ricercati rispetto al primo O:M: ha "vent'anni di esperienza in più sulle spalle".
Riascoltato a distanza di anni posso dire che sia un disco di qualità, molto vario e carico di idee, però...

... perchè c'è sempre un però!
Per prima cosa l'apertura è da rivedere, diciamo :).
Inoltre dà l'impressione di ripetersi in alcune parti particolarmente riuscite, come a voler insistere su di esse, con il risultato di vanificando lo sforzo - e qui mi riferisco a "The hands" e - .
Se poi vogliamo proprio essere bastardi, ma con criterio, direi che gli ASSOLI - tralasciando ogni confronto con il passato - sono un tantino insipidi: tanto valeva fare qualche variazione in più ed evitare di metterli.

Essendomi perso la produzione post-promised land non posso dire se ci sia stato un miglioramento o che, ma di sicuro è un disco onesto e propositivo. Che è anche più di quello che gli si chiedeva, visto l'illustre predecessore.
linastro (11/06/2008 09:43)
0
Pienamente daccordo con la recensione
emanuele (11/06/2008 09:47)
0
vabbè...:)
Vittorio76 (11/06/2008 10:23)
0
Un bel lavoro, stile e classe!
Mauro Gelsomini (11/06/2008 11:08)
0
Concordo con la valutazione di Riccardo. Ma il mio voto è 70, perché tra i sottobicchieri questo fa la sua porchissima figura.
unforgiven1988 (11/06/2008 14:42)
0
grande disco, dal vivo fa la sua figura, a milano è stato bello vederlo interpretato live.
daniela (11/06/2008 14:57)
0
Dal vivo poi è stato a dir poco stupendo! Grande gruppo! Amato da pochi come tutte le cose realmente belle!
zos_kia (11/06/2008 21:30)
0
posso dire che dal vivo la sabato.. finito the eye of the stranger ero a farmi un gin tonic.
perchè?

perchè è una operazione commerciale e nulla più senza anima
vashna (12/06/2008 02:25)
0
pessimo
poeta73 (12/06/2008 10:27)
0
Bella recensione con buon raccordo concept-musica. Secondo me comunque questo disco merita qualcosa di più. Le idee ci sono, si vede finalmente lo sforzo di "andare oltre" cercando (come sempre in passato, fino almeno al '94) un approccio fresco ed originale (quasi da musical nel legare le varie parti), abbiamo il ritorno ad arrangiamenti "da Queensryche" (dopo alcune produzioni discutibili sul piano proprio dei suoni), il parziale recupero -aggiornato- di sonorità che si erano perse (assoli compresi). Non è un disco da true-metallers, non è il disco che condusse l'HM anni'80 in una nuova dimensione progressiva, non è un capolavoro. E' un buon disco, di classe. Un disco, finalmente, "da Queensryche".
moonmadness (12/06/2008 11:17)
0
ottimo disco, ben suonato con parti molto "emozionali", lo preferisco anche a the warning nelle mie preferenze, chi l'avrebbe mai detto che sarebbero tornati ai vecchi tempi... certo il nome non lo aiuta e ci vogliono anche parecchi ascolti per assimilarlo ma è un disco di qualità.
Invictus1980 (12/06/2008 12:31)
0
Solo per fans accaniti...
Sad_Wings (12/06/2008 18:50)
0
sicuramente il miglior album da promise land e anche se non raggiunge le vette del primo operation mindcrime e dei altri altri album rimane un bell disco
poluz76 (12/06/2008 20:04)
0
Peccato. Non sono un nostalgico. Ho 32 anni e i loro dischi da promised land in poi li ho vissuti in diretta. Ho imparato a scoprire ed apprezzare le diverse sfaccettature che le loro proposte potevano offrire. Posso adesso ammettere che nonostante i miei iniziali entusiasmi per questo disco, non ho più avuto interesse o curiosità di ascoltarlo. Segnale che il disco non ha lasciato molto di memorabile, almeno per me. non riesco a capirne il motivo e la cosa mi fa sentire in colpa col mio lato di loro fan accanito. Forse il disco è troppo da ragionarci ma non sempre ne ho voglia.
unforgiven1988 (13/06/2008 01:07)
0
come si fà a criticarlo? ci sono dei pezzi memorabili e gli arrangiamenti sono fatti davvero con cura, proprio nei minimi particolari. un disco di classe, chi a milano non ha assistito alla seconda parte del live si è perso qualcosa. le perle dell'album:

I'm American,One Foot in Hell,The Hands,Speed Of Light, Signs Say Go, If I Could Change It All, The Chase.

a chi si è perso lo show di milano, consiglio vivamente di procurarsi il doppio DVD Mindcrime At The Moore, così potrà rivivere anche se in parte, le emozioni dell'alcatraz.

ryche forever

Ciao!
alvinaccia (13/06/2008 15:36)
0
bellissimo album!
anche se dopo la 2nda metà del disco mi sbomballa parecchio i marroni :V
Shadowed_Dreams (13/06/2008 15:57)
0
Rimane comunque un tassello del Mosaico.
Gli anni passano per tutti e tutti cadono ma c'è chi cade comunque in piedi.
35 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1 2
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