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recensito lunedì 24 maggio 2004 alle 00:00 da Alberto Fittarelli
Opus Dementiae
 

Opus Dementiae


Ensoph
2004, Cruz del Sur Music
Gothic
Voto della redazione

Avete presente quella strana sensazione che vi coglie quando ascoltate qualcosa che avrebbe tutte le carte in regola per piacervi, incuriosirvi e farvi premere di nuovo 'Play' dopo la fine, ma vi lascia invece con l'amaro in bocca? Quell'impressione di incompiutezza, aspettative tradite, che vi porta a riporre il cd, magari appena acquistato, sullo scafale nel punto più ignorato della vostra collezione? Bene, il concetto che avete appena realizzato fotografa pienamente la mia reazione al nuovo album degli Ensoph.

La band decide di illustrare con questo disco un concept filosofico-esoterico decisamente complesso, che ci viene introdotto sul suo sito ufficiale con un preambolo che contiene nella sua conclusione la seguente frase:

Se il mortale si definisce dialetticamente tale in rapporto al divino, che uomo sarà quello che erige a divinità la finitezza e la consunzione? Un uomo nuovo, fieramente divino e tragicamente sconfitto.

Ma il manifesto filosofico della band italica rischia di assumere toni auto-sarcastici, sfortunatamente, nell'ascolto di questo Opus Dementiae: senza fare alcuna facile ironia sul titolo, che chiaramente vuole essere interpretato ad un livello molto meno superficiale di quello prettamente immediato, la linea seguita dalla band, una sperimentazione assoluta che però molto di originale non ha, diviene chiaramente perdente di fronte all'evidenza dei rimandi ai leaders della scena industrial-electro ed a coloro che ne hanno mescolato i connotati col metal. Lo stile degli Ensoph anno Domini 2004 è infatti un miscuglio di concettuale e commerciale, con uno squilibrio fortemente accentuato verso quest'ultimo; ma il passo è molto più lungo della gamba, e se le influenze musicali del gruppo sono chiare, ancora più aspro è il contrasto qualitativo con esse.

Tutto si fonda su riffs di chitarra semplici., ricoperti da un tappeto di arrangiamenti elettronici basati sull'uso di un flauto inquietante, ma solo per quanto stona nel contesto; pezzi come Jaldabaoth at the Spring of Time ne risultano rovinati, con il pesante contributo di una produzione che su questo materiale non può che definirsi malriuscita, per la sua incapacità di ripulire i suoni ed enfatizzare i particolari. Particolari che del resto ci sono e costituiscono una parte importante nell'economia del songwriting: Sophia's Fall, pezzo immediato, ha degli spunti interessantissimi, così come la moonspelliana Sun of the liar, ma tutto si perde nel calderone di un prodotto troppo, troppo amatoriale per poter essere quello che si prefigge; e non serve neanche un remix di Bruno Kramm ad alzarne le quotazioni.

Senza contare l'originalità assolutamente latente di ogni singola idea: The Kovenant e Sopor Aeternus sono due presenze molto meno impalpabili di quanto necessiterebbe lungo tutta la tracklist, con il vertice nelle vocals di Nicholas, assolutamente derivative.
Insomma, duole essere duri anche a fronte di pareri che sento spesso molto positivi, nei loro confronti: ma a rigor di logica l'unico pensiero che posso esprimere, rivolto a chi legge, è il detto "Don't mistake lack of talent for genius!".

Alberto 'Hellbound' Fittarelli


Tracklist:

1. Jaldabaoth At The Spring Of Time
2. In The Flesh ( Visione Della Passione)
3. Sophia´s Fall
4. Faith Defeat
5. Salmo A Nessuno
6. White Lamb Seducer (40 Days & 40 Nights)
7. Lies Of The Mirror Which Lies Not
8. Sun Of The Liar
9. Proudly Divine ( Ink & Mirrors & Empty Tombs)
10. Sophia´s Fall ( Sophies Welt Remix)

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10 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
] The Somberlain [ (24/05/2004 23:10)
0
Insomma, duole essere duri anche a fronte di pareri che sento spesso molto positivi, nei loro confronti: ma a rigor di logica l'unico pensiero che posso esprimere, rivolto a chi legge, è il detto "Don't mistake lack of talent for genius!".

questa la faccio mia dalla A alla Z, ne ho sentite dire di tutti i colori su di loro (in senso positivo) ma l'impressione finale è la stessa.
Enrico Pajaro (25/05/2004 20:34)
0
Credo che, almeno in Italia, non ci sia nessuno a suonare come gli Ensoph; un pò di esaltazione "partigiasna" a volte è salutare! Non confiondiamo i geni con artisti mediocri, d'accordo, ma secondo me gli Ensoph pendono di più dalla parte dei geni!
ABOMINIO666 (25/05/2004 23:22)
0
concordo assolutamente con la rece. Il talento c'e', manca sincretismo e soprattutto la moderazione
taurex (27/05/2004 11:28)
0
Credo che questo sia il peggior album che mi sia mai capitato di ascoltare negli ultimi anni...band di questo genere farebbero meglio a fare un altro mestiere
doraemon (27/05/2004 14:55)
0
A me invece il disco piace e, se posso dirlo, ritengo la band professionale e convincente anche in sede live.
NewblAckclowN (27/05/2004 15:41)
0
Non male.
_Craine_ (11/09/2005 19:37)
0
Io li ho visti live e spaccavano parecchio..è difficile ascoltare questo genere così particolare
oscuro (14/03/2006 19:39)
0
Secondo me è un buon album di quelli folli da ascoltare in momenti particolari.. Molto ricercate le vocals, veramente acide!
palace (27/03/2006 16:53)
0
disco geniale, band geniale.
emanuele (28/04/2007 21:39)
0
geniali e visionari
10 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
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