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recensito venerdì 04 luglio 2008 alle 00:00 da Luca Corsi
Rough Cutt
 

Rough Cutt


Rough Cutt
1985, Warner Bros
Hard Rock
Voto della redazione


In occasione della recensione dell’album dei Baton Rouge, ‘Shake Your Soul’, parlammo di “meteore” in ambito musicale, attribuendo al gruppo sopra citato un ruolo importante all’interno di questa sconfinata categoria.

Senza dubbio, un posticino di tutto rispetto riescono a ritagliarselo anche gli americani Rough Cutt.
La band si formò a San Diego, inizialmente con il nome di Sarge, per poi optare per un diverso e più sfizioso monicker, sull’iniziativa del singer Paul Shortino, del chitarrista Chris Hager, del bassista Matt Thorr, e del batterista David Alford.

Gli inizi furono piuttosto movimentati, caratterizzati da vari avvicendamenti nel ruolo di seconda chitarra, passando anche per artisti di calibro elevato e molto noti, come Craig Goldy (ex Quiet Riot, Dio) e Greg Leon (ex Quiet Riot e Dokken), fino a quando la ricerca venne finalmente portata a termine con l’ingaggio di Amir Derakh.
Il primo album del gruppo, dal titolo omonimo, venne pubblicato nel 1985, niente meno che sotto l’etichetta Warner Brothers e fu affidato alle “cure” del famoso produttore discografico Tom Allom (Judas Priest, Def Leppard, Krokus, Kix) e, se vogliamo, anche a quelle “magiche” del folletto Ronnie James Dio, il quale contribuì alla stesura di ben tre pezzi, riuscendo a trasmettere quel qualcosa in più in termini di grinta e di carattere.

Gli ingredienti necessari per la buona riuscita del disco c’erano tutti, esaltati e farciti dalla ottima qualità delle tracce che spaziano da un robusto hard n’ heavy dai toni graffianti, ad episodi maggiormente immersi nella malinconia e nelle sconfinate dimensioni del sentimento.

Un esempio lampante e simbolico è in particolar modo ‘Piece Of My Heart’, una meravigliosa cover della leggendaria Janis Joplin, che colpisce immediatamente per il suo tono poetico e struggente, reso ancora più drammatico dalla caratteristica voce di Paul Shortino, il quale, grazie ad una interpretazione molto passionale, riesce a far brillare di nuova luce questo già fantastico e storico brano.
In tutta la sua magniloquenza, non è il solo pezzo ad avere la capacità di spezzare il cuore di chi ascolta : ‘Never Gonna Die’, ‘Dreamin’ Again’ e ‘You Keep Breaking My Heart’, riescono a porsi in un magico intervallo che si avvia dal classico stile da power ballad, fino a sfociare in una pesantezza maggiore, evidenziata soprattutto dai ritornelli, dove le chitarre di Hager e Derakh fanno sentire tutta la loro durezza ed incisività, e dove Shortino mette in risalto la sua rauca ugola.
Un ugola che dimostra di saper ruggire come quella di un leone furioso a caccia della sua preda più gustosa, scatenandosi in capitoli quali l’opener ‘Take Her’, con un riff di chitarra in apertura da capogiro e assoli nel mezzo di rara bellezza; ‘Black Widow’, caratterizzata da un andamento ritmico del tutto particolare, che si rifà molto al Black Sabbath-sound dell’era Dio; nei cori fanciulleschi di ‘Kids Will Rock’ e nella decisamente aggressiva ‘Cutt Your Heart Out’, uno degli episodi più “spinti” dell’intero lavoro, assieme alla cattiveria assassina di ‘Dressed To Kill’.
Molto bollente e ruvida risulta essere ‘She’s Too Hot’, brano che presenta molte sfaccettature, simboleggiando a pieno il lato più ruvido e “hard” della band di Shortino e soci.

Tirando le somme, il debutto dei Rough Cutt è senza ombra di dubbio un capitolo interessante del panorama hard n’ heavy ottantiano, testimonianza di come una band dalle interessanti individualità (Shortino su tutti), unita alla preziosa collaborazione di veri e propri veterani del panorama nell’ambito di produzione e songwriting, possa dare vita ad un lavoro che suona oggi, come allora, decisamente ottimo e dall’impatto infallibile, che non può di certo tradire gli appassionati del genere.

Ancora un’altra piccola perla dell’infinito universo musicale degli eighties.


Tracklist:

01. Take Her
02. Piece Of My Heart
03. Never Gonna Die
04. Dreamin’ Again
05. Cutt Your Heart Out
06. Black Widow
07. You Keep Breaking My Heart
08. Kids Will Rock
09. Dressed To Kill
10. She’s Too Hot

Line Up:

Paul Shortino - Voce
Chris Hager - Chitarra
Amir Derakh - Chitarra
Matt Thorr - Basso
David Alford - Batteria / Back. Voc.
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3 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
Lustmord (04/07/2008 12:28)
0
grande album e grande Paul Shortino...purtroppo i Rough Cutt fecero soltanto due albums in studio, ma riuscirono lo stesso a fare capire di che pasta erano fatti.

disco storico...5 punti in più per l'affetto e l'importanza
Vittorio_AH (20/08/2008 23:47)
0
Nel genere un disco pressochè perfetto.
Melodico ma niente affatto allegrotto (come tanto AOR che pericolosamente rasentavano il pop), spesso lirico, sempre potentissimo.
Buoni musicisti, ottimo songwriting, spettacolare uno dei più sottovalutati cantanti della storia del rock e dell'hard rock: il grandissimo Paul shortino.
Un disco che avrebbe meritato molto molto di più, come la band... e Shortino stesso, non secondo a nessuno in questo genere.
Joey Federer (15/11/2008 21:21)
0
Un disco a mio avviso poco convincente nella prima parte ove l'opener à la Hall O The Mountain king c'entra un pò come i cavoli a merenda, la ballata Piece Of My Heart e la melensa Never Gonna Die rappresentano i brani senza dubbio peggiori dell'album e viceversa entusiasmante dalla 4 traccia in avanti, con Shortino finalmente libero di ruggireda par suo sui brani più cattivi e potenti e le chitarre prese a forgiare riff e ritmiche di Heavy Metal rovente e scintillante di matrice classy. I picchi dell'album le devastanti Cutt Your Heart Out, Kids Will Rock, Black Widow e Dressed To Kill, HM suonato e cantato come Dio (non a caso) comanda. Il voto è una sorta di compromesso tra queste due anime dell'album
3 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
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