In occasione della recensione dell’album dei
Baton Rouge,
‘Shake Your Soul’, parlammo di “meteore” in ambito musicale, attribuendo al gruppo sopra citato un ruolo importante all’interno di questa sconfinata categoria.
Senza dubbio, un posticino di tutto rispetto riescono a ritagliarselo anche gli americani
Rough Cutt.
La band si formò a San Diego, inizialmente con il nome di
Sarge, per poi optare per un diverso e più sfizioso monicker, sull’iniziativa del singer
Paul Shortino, del chitarrista
Chris Hager, del bassista
Matt Thorr, e del batterista
David Alford.
Gli inizi furono piuttosto movimentati, caratterizzati da vari avvicendamenti nel ruolo di seconda chitarra, passando anche per artisti di calibro elevato e molto noti, come
Craig Goldy (ex Quiet Riot, Dio) e
Greg Leon (ex Quiet Riot e Dokken), fino a quando la ricerca venne finalmente portata a termine con l’ingaggio di
Amir Derakh.
Il primo album del gruppo, dal titolo omonimo, venne pubblicato nel 1985, niente meno che sotto l’etichetta Warner Brothers e fu affidato alle “cure” del famoso produttore discografico
Tom Allom (Judas Priest, Def Leppard, Krokus, Kix) e, se vogliamo, anche a quelle “magiche” del folletto
Ronnie James Dio, il quale contribuì alla stesura di ben tre pezzi, riuscendo a trasmettere quel qualcosa in più in termini di grinta e di carattere.
Gli ingredienti necessari per la buona riuscita del disco c’erano tutti, esaltati e farciti dalla ottima qualità delle tracce che spaziano da un robusto hard n’ heavy dai toni graffianti, ad episodi maggiormente immersi nella malinconia e nelle sconfinate dimensioni del sentimento.
Un esempio lampante e simbolico è in particolar modo
‘Piece Of My Heart’, una meravigliosa cover della leggendaria
Janis Joplin, che colpisce immediatamente per il suo tono poetico e struggente, reso ancora più drammatico dalla caratteristica voce di
Paul Shortino, il quale, grazie ad una interpretazione molto passionale, riesce a far brillare di nuova luce questo già fantastico e storico brano.
In tutta la sua magniloquenza, non è il solo pezzo ad avere la capacità di spezzare il cuore di chi ascolta :
‘Never Gonna Die’,
‘Dreamin’ Again’ e
‘You Keep Breaking My Heart’, riescono a porsi in un magico intervallo che si avvia dal classico stile da power ballad, fino a sfociare in una pesantezza maggiore, evidenziata soprattutto dai ritornelli, dove le chitarre di
Hager e
Derakh fanno sentire tutta la loro durezza ed incisività, e dove
Shortino mette in risalto la sua rauca ugola.
Un ugola che dimostra di saper ruggire come quella di un leone furioso a caccia della sua preda più gustosa, scatenandosi in capitoli quali l’opener
‘Take Her’, con un riff di chitarra in apertura da capogiro e assoli nel mezzo di rara bellezza;
‘Black Widow’, caratterizzata da un andamento ritmico del tutto particolare, che si rifà molto al
Black Sabbath-sound dell’era Dio; nei cori fanciulleschi di
‘Kids Will Rock’ e nella decisamente aggressiva
‘Cutt Your Heart Out’, uno degli episodi più “spinti” dell’intero lavoro, assieme alla cattiveria assassina di
‘Dressed To Kill’.
Molto bollente e ruvida risulta essere
‘She’s Too Hot’, brano che presenta molte sfaccettature, simboleggiando a pieno il lato più ruvido e “hard” della band di
Shortino e soci.
Tirando le somme, il debutto dei
Rough Cutt è senza ombra di dubbio un capitolo interessante del panorama hard n’ heavy ottantiano, testimonianza di come una band dalle interessanti individualità (Shortino su tutti), unita alla preziosa collaborazione di veri e propri veterani del panorama nell’ambito di produzione e songwriting, possa dare vita ad un lavoro che suona oggi, come allora, decisamente ottimo e dall’impatto infallibile, che non può di certo tradire gli appassionati del genere.
Ancora un’altra piccola perla dell’infinito universo musicale degli eighties.
Tracklist:
01. Take Her
02. Piece Of My Heart
03. Never Gonna Die
04. Dreamin’ Again
05. Cutt Your Heart Out
06. Black Widow
07. You Keep Breaking My Heart
08. Kids Will Rock
09. Dressed To Kill
10. She’s Too Hot
Line Up:
Paul Shortino - Voce
Chris Hager - Chitarra
Amir Derakh - Chitarra
Matt Thorr - Basso
David Alford - Batteria / Back. Voc.
Commenti dei lettori (3)
disco storico...5 punti in più per l'affetto e l'importanza
Melodico ma niente affatto allegrotto (come tanto AOR che pericolosamente rasentavano il pop), spesso lirico, sempre potentissimo.
Buoni musicisti, ottimo songwriting, spettacolare uno dei più sottovalutati cantanti della storia del rock e dell'hard rock: il grandissimo Paul shortino.
Un disco che avrebbe meritato molto molto di più, come la band... e Shortino stesso, non secondo a nessuno in questo genere.
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