Bastano pochi minuti di ascolto di questo “route 666” per capire che gli Steelpreacher sono dei metallari davvero fedeli e integerrimi, perchè per questi ragazzi non ci sono compromessi possibili o discussioni di sorta, quando si parla di suonare Heavy Metal loro colpiscono duro con massima coerenza e attitudine, sinceri, semplici e credibili. Se cercate musica elaborata e rivoluzionaria, se cercate evoluzioni artistiche e ricerca sonora potete cambiare pagina perchè questi concetti sono totalmente assenti nel suono degli Steelpreacher, un gruppo che conosce nell’intimo il metal classico e non è interessato a far parte di nessuna catalogazione, definizione e trend del momento. La produzione, giustamente, non è curata nei dettagli e soffre di qualche pecca sonora che per me rende il suono ancora più convincente e aggressivo, in certi punti il disco sembra registrato in presa diretta come un live album e questa sensazione, ingenua e sincera allo stesso tempo, si mantiene inalterata per tutta la durata del disco. Gli Steelpreacher fanno di questo aspetto un vanto e una prerogativa, fieri di aver prodotto il disco con le loro sole mani i nostri sfoderano un suono di chitarra tagliente e classico, in bilico tra le cavalcate dei primi Manowar e il riffing più trascinante dei tedeschi Accept che certamente hanno influenzato molto questi ragazzi. Così anche le parti vocali, vibranti e acide, a volte leggermente imperfette, si intrecciano con passione cercando di risvegliare echi di miti come Udo senza però scadere in refrain già sentiti, dimostrando l’ispirazione che gli Steelpreacher possiedono. Una cosa sconcertante è che gli Steelpreacher non hanno un contratto ufficiale e questo disco di esordio esce nella totale indifferenza delle etichette metal europee che perdono tempo dietro a dozzine di band fotocopia, prive di talento e sterili al midollo. Il disco si apre con la potenza frontale di “into war” che lascia ben pochi dubbi in merito, un brano grantico e integerrimo, volontariamente ottuso nell’attitudine generale, una dischiarazione di guerra gridata contro il mondo con orgoglio, passione e rabbia. Più epica e chitarristica nei riff galoppanti “sworn to fight” colpisce nel segno immediatamente se siete dei metallari incalliti, un brano che possiede un mood trascinante e una interpretazione vocale certamente diretta e priva di raffinatezze tecniche ma di grande impatto. Motociclista la title-track fa venire voglia di salire in sella e aprire il gas al massimo, questo è il tipico brano di scuola Accept, stile “x-t-c”, che sprigiona passione per il metal da tutti i pori, insomma una dichiarazione d’amore alla vita on the road e alla musica potente e sincera. Un brano intitolato “metal till death” non tradisce certo le aspettative, anche qui abbiamo un lavoro convincente e pieno di passione nel riffing delle chitarre, mai serrate ma sempre trascinanti e vagamente epiche, unite a un drumming aggressivo e coinvolgente che colpirà al cuore chi davvero ama il metal. Più ritmica e nuovamente classic-oriented “fire and steel” strizza l’occhio alle soluzioni artistiche dei Judas Priest di “screaming for vengeance” anche se gli Steelpreacher mi sembrano meno interessati ai fraseggi chitarritici “duellanti” tipici di Downing & Tripton. Ottima “metalforces” riprende la vena epica dell’opener del disco, un brano più elaborato dei precedenti e fortemente potenziato, sono convinto che se questi ragazzi avessero la possibilità di farsi conoscere con un minimo di supporto potrebbero guadagnarsi parecchi consensi e notevoli risultati. Gli Steelpreacer gabbano i Manowar, “story of steel” è una parodia ironica dell’intro della celeberrima “blood of the kings”, avete presente il ragazzino: “grandfather tell me a story......” ma in questo caso la risposta è un poderoso: “no!”. Il disco si chiude sulle note della bella “messangers of steel” ancora arcigna nelle soluzioni chitarristiche e assolutamente integerrima nella esecuzione, un brano potente che possiede pure un bel refrain del ritornello, classico e puro, ma ormai è inutile ripeterlo ancora. Al fondo della recensione trovate il link di approfondimento che vi invia alla pagina ufficiale del gruppo, se siete dei veri metallari di certo non resterete indifferenti di fronte a un gruppo con le caratteristiche degli Steelpreacher.
1 into war
2 sworn to fight
3 route 666
4 metal till death
5 fire and steel
6 metalforces
7 story of steel
8 messengers of steel
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Atoragon (17/07/2003 20:34)
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avete fatto caso che la copertina (cmq dotata di 1 certo fascino) di questo album è praticamente una versione allargata di quello dei rebellion? E che il carattere usato per il logo della band è quello dei metallica dei tempi d'oro? La loro musica è altrettanto personale. La voce per me è gravemente insufficiente (altro che Udo...) e il suono dei piatti e le chitarre persino irritante. Il tutto inoltre dà l'idea di essere stato registrato con una sound blaster 16 bit. Mah. Va bene la coerenza e l'attitudine "true", ma secondo me qualcuno con questa scusa spera di gettare fumo negli occhi agli "acquirenti", e di mascherare così gravi carenze, a livello qualitativo e compositivo.
alastor (24/07/2003 01:03)
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bhe se leggi l'intervista l'album è stato autoprodotto..e sicuamente non hanno i Pro tools...cmq sia aspetto il nuovo album di questi suddetti true..è tempo che cerco un album alla "kill'em all" il trash consigliatomi (destruction,megadeth,young lad) non mi da le stesse emozioni..
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