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recensito venerdì 22 settembre 2006 alle 00:00 da Fabio Vellata
Shot To Hell
 

Shot To Hell


Black Label Society
2006, Roadrunner
Hard Rock
Voto della redazione


Ricordo ancora oggi in maniera nitida il mio primo incontro (musicale) con Zakk Wylde.
Era il 1990, il leggendario Ozzy aveva appena pubblicato un album straordinario intitolato “No More Tears” del quale un compagno di liceo mi aveva dato un assaggio passandomi qualche pezzo inciso su nastro. Quello che mi aveva colpito come un masso in pieno viso, era il suono selvaggio e potentissimo della chitarra, un monolite di cemento scagliato con forza primordiale, che sapeva ingentilirsi con espressioni melodiche che tradivano una sensibilità dell’esecutore incredibile, un “tocco” mai ascoltato e perfetto nella sua forza, che si stampava in testa e non usciva più.

Oggi, a distanza di sedici anni, Zakk Wylde, il chitarrista autore di quella performance strepitosa che tanto mi colpì, è divenuto uno dei più influenti ed apprezzati musicisti presenti sulla piazza ed il suo stile, fatto di suoni rotondi e robustissimi, al confine tra il rock sudista più ruvido ed alcolico, l’hard rock più veloce e diretto e la profondità dei toni sabbathiani, è divenuto un marchio di fabbrica riconoscibilissimo che non ha eguali in tutto il panorama hard odierno.
“Shot To Hell” è il settimo sigillo (al netto di live e raccolte) della sua creatura chiamata Black Label Society, un album, almeno nei propositi, fatto di coerenza e tradizione e sincero come un buon whisky invecchiato, anche se probabilmente, per alcuni, non del tutto degno prosecutore della discografia del capellone del New Jersey.
Ogni fan dei Black Label è cosciente del fatto che un nuovo cd della band statunitense non presenterà mai sorprese o situazioni impreviste in quanto a stile e campionario di immagini: la strada è sempre la medesima, ed il mezzo per percorrerla non cambia.
Una lunga cavalcata a bordo di una ruggente Harley, le autostrade infinite degli states, sgommate a tutta forza e lifestyle stradaiolo, mitigato tuttavia da romantici tramonti infuocati ricchi di passione ed amore per la vita.
Fuor di metafora, è evidente come sia rimasto intatto il classico “BLS” sound, che si perpetua di disco in disco senza mai modificare di un grammo la propria “muscolosa” identità, suddividendo gli episodi tra cavalcate metalliche con la chitarra di Zakk in primo piano a dispensare sventagliate di riffs pesanti come macigni ed assoli funambolici, e ballate dal profilo più intimista e soffuso, che rivelano la grande sensibilità del leader e conferiscono da sempre un alone di orgogliosa fierezza alla sua produzione.
E’ l’approccio tuttavia che sembra in qualche misura essere mutato: l’irruenza incontenibile pare essersi coagulata in una nuova consapevolezza dei propri mezzi, che così perdono decisamente in immediatezza e, cosa assurda sino ad ora per questo gruppo, arrivano a chiedere qualche attimo di digestione prima di rivelarsi appieno e colpire a fondo.
Interpretando la natura a volte decadente e crepuscolare, quasi gotica, di alcuni brani, qualcuno potrà rimanere sorpreso, scoprendo un compositore ed un gruppo in evoluzione e non pietrificato in alcuni rigidi stilemi, gratificato da un grande talento ed alla ricerca di una formula perfetta per far coesistere la furia e la delicatezza, in un equilibrio immortale, la cui scoperta è territorio di pochi.

Se dunque da un lato si delineano brani dal groove terremotante come la tripletta iniziale “Concrete Jungle”, “Black Mass Reverends” e “Blacked Out Worlds” o “Faith Is Blind” e “Devil’s Dime”, dall’altro emergono pezzi di classe cristallina e grande romanticismo, come le splendide “The Last Goodbye”, “Nothing’s The Same”, “Sick Of It All” e “Lead Me To Your Door”, canzoni dotate di un’anima profonda e piena di passione, che straripano sentimento e dolcezza senza per questo apparire mai banali o artefatte.
Esiste, purtroppo, anche una piccola pattuglia di canzoni evitabili e poco riuscite, che, con grande rammarico, mortificano il giudizio finale facendo giungere la proverbiale Harley di Zakk al traguardo con le ruote un po’ sgonfie: “Give Yourself To Me”, “Hell Is High”e la semi strumentale “New Religion”, appaiono quali riempitivi volti alla mediocrità, con ritornelli "trascinati" e non troppo convincenti che cedono presto il passo alla noia.

Singolari infine i testi, che non ruotano, come si potrebbe erroneamente pensare, intorno a situazioni concernenti la vita on the road, ma piuttosto offrono una visione disincantata della moderna società, in un misto di decadenza, corruzione ed aspetti religiosi che donano un fascino epico e cinematografico al disco, in una sorta di viaggio di dannazione e redenzione attraverso le aberrazioni dello stile di vita americano, ferocemente criticato.

Proponendosi dunque, come una sorta di bilanciamento tra i potenti e sanguigni “Mafia” e “Blessed Hellride” ed il più morbido e sentimentale “Hangover Music”, il nuovo disco dei Black Label Society è un lavoro che potrebbe deludere una fetta dei propri seguaci, non soddisfacendo appieno le attese (accresciute anche dal recente deal con la Roadrunner) di chi desiderava potersi confrontare ancora una volta con un album diretto, intransigente e ben definito, sebbene, a mio personalissimo parere sia, tutto sommato, in grado di confermare almeno in parte l’elevato standard qualitativo da sempre in dote alle produzioni del magnifico Zakk Wylde.

In conclusione, il cd non risulta essere affatto male, tuttavia è percepibile qualche passaggio a vuoto, cosa di certo non abituale in un platter di cotanta band.
Un prodotto in chiaro – scuro e leggermente controverso può giungere anche dai grandissimi fuoriclasse, ad ogni livello ed in ogni ambito: il tentativo di trovare nuove strade pur mantenendo intatta la propria identità/credibilità, è un rischio che da sempre espone a qualche critica, qualche mugugno e fa, metaforicamente parlando, qualche vittima.

Interessante nell'attesa di ulteriori sviluppi futuri (e di una copertina migliore).


Tracklist:

01. Concrete Jungle
02. Black Mass Reverends
03. Blacked Out Worlds
04. The Last Goodbye
05. Give Yourself To Me
06. Nothing’s The Same
07. Hell Is High
08. New Religion
09. Sick Of It All
10. Faith Is Blind
11. Blood Is Thicker Than Water
12. Devil’s Dime
13. Lead Me To Your Door

Line Up:

Zakk Wylde – Voce / Chitarra / Piano
Nick Catanese – Chitarra
John DeServio – Basso
Craig Nunenmacher – Batteria
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27 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1 2
Flea (22/09/2006 03:08)
0
Una delle copertine più brutte mai viste!
Io do un 78 a quest'album che, ovunque abbia letto, ha ricevuto anche troppe critiche per la presenza di diverse ballad al suo interno! Considerando che Zakk Wylde è stato l'autore di quel capolavoro che risponde al nome di "Book Of Shadows", non credo sia così difficile accettare il fatto che il barbuto chitarrista si cimenti in qualche pezzo lento anche nell'ambito dei BLS! Soprattutto considerando lo spessore di tali lenti...soprattutto The Last Goodbye e Blood Is Thicker Than Water!
Il disco scorre via bene e non vi trovo grossi difetti, così come non trovo grossissimi pregi al di là delle canzoni belle e melodiche o ruvide e selvagge che siano. Si ascolta piacevolmente e non ho paura di metterlo tra gli highlight dell'anno...almeno per ora!
Precisazione: New Religion NON è strumentale...o almeno lo è solo nella prima metà...nella seconda parte è il classico mid-tempo alla BLS con influenze Osbourniane ;)
Sempre grande Zakk!!!
dragomic (22/09/2006 08:22)
0
La recensione la trova azzeccata. bravi. io do un voto più alto per un motivo semplice: chi segue zakk e la sua musica da più di 16 anni conosce l'animo e lo spirito del biondo chitarrista. lui esprime emozioni. non lo fa parlando ma suonando quella maledetta bulls eye come solo lui sa fare e graffiando il microfono con il suo canto da cow boy del south. e il suo modo di esprimere i suoi diversi stati interiori sono sfociati in un perfetto incrocio tra mafia e hangover music. I sa che zakk ha sempre scritto delle ballad a mio avviso uniche e immense: chi non lo ha si prenda book of shadow e potrà capire. perciò io penso che il VERO conoscitore di tutta la carriera musicale di zakk non rimarrà deluso dall'alchimia di canzoni speed e di ballads.. si sa, zakk è così. è cuore, sudore. un paio di pezzi un pochino più deboli ci sono ma resta un lavoro che alla fine dell'ascolto ha lasciato qualcosa nel cuore. questo è ciò che vuole zakk. ci è riuscito di nuovo. lode!!
senser1 (22/09/2006 09:11)
0
Zakk mi piace molto nelle canzoni piu' energiche, quelle belle grezze e pesanti, magari con un bel assolo nel finale... Sinceramente trovo un po' tutte uguali le ballate con tanto di piano.. specialmente su questo lavoro.. Percio' questo shoot to hell non mi piace particolarmente.
cimasan (22/09/2006 10:18)
0
in questo album zakk ha fatto il riassunto delle puntate precedenti.... il risultato è valido e come al solito riesce a trasmettere una variegata gamma di emozioni, che suoni distorto o pulito poco importa, la classe è sempre quella....
Amroth_Eligor (22/09/2006 10:26)
0
Uno dei cd più finti e inutili della storia della band....come fate a dire che è bello questo cd?Non ha nulla di personale,nuovo,emozionante.... I cd vecchi spaccavano, ma questo è un buco nell'acqua...un cd inutile...l'ha fatto la casa discografica non i BLS.....sarebbe stato meglio aspettare un altro anno prima di voler fare uscire a tutti i costi un nuovo album...ma come dire.....i $$ comandano al giorno d'oggi...
Francis (22/09/2006 10:42)
0
Il disco più brutto della discografia BLS....gli dò oltre il 60 perchè le ballate contenute in questo album sono veramente sublimi,ma per il resto manca quella incisività e quella possenza nei riff che ha fatto grande gli altri album...Vabbè considerando che è il settimo cd in 7 anni ci può anche stare un mezzo passo falso
portnoy85 (22/09/2006 11:30)
0
Solito talento sfoggiato nelle ballads, dei capolavori...i pezzi duri invece, a parte qualcuno, mancano di incisività e alla lunga stancano, ma è un disco godibilissimo
mata (22/09/2006 11:53)
0
moscio. non mi piace. Comunque il buon Zack ovviamente non si abbandona per un mezzo passo falso... :)
ytsejam78 (22/09/2006 13:28)
0
Una delle copertine più butte della storia della musica!
Album uscito esclusivamente per esigenze discografiche ma non da buttare!
Troppe ballads, alcune carine alcune un po meno, ma Zakk è Zakk, il chitarrista che tutti vorremmo essere: Fottutamente bravo, un figaccione che sta bene anche con i pantaloni a zampa, ricco e alcolizzato!
Seifer_Almasy (22/09/2006 17:26)
0
Copertina pacchianissima...
L'album fa a gara con Mafia per il più brutto della discografia. In Mafia i pezzi tirati erano mosci, in questo sono i pezzi mosci a essere mosci... bisognerebbe rimescolarli un po'
vikstroem (22/09/2006 23:55)
0
No no no non spenderò più € per il buon Zak Wilde
non basta la faccia incazzata e gran tecnica il resto qui non esiste proprio !!!

Da noia...!!!
CLIFFBURTON87 (23/09/2006 18:48)
0
copertina di merda!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
John87 (23/09/2006 20:36)
0
Lo ascolterò perkè il buon vekkio zak merita, ma intanto volevo dire : la copertina fa davvero cagare!!!
gasko (24/09/2006 11:35)
0
Questo album è fighissimo!!!!!! Già Mafia secondo me segnava una netta evoluzione ma questo è ancora meglio!!! Non mi deluderanno mai!!! Grandissimo Zakk...

P.S. Ma una copertina è per forza brutta se è ironica? Io la trovo bella e si intona anche con il sound del disco... vi consiglio solo di vederla da un punto di vista ironico.
taurex (25/09/2006 09:27)
0
a me la copertina fa ridere... è stupida

il disco invece merita, è nello stile della BLS su uno si aspettava inserti di elettronica allora poteva comprare i Pain
Gaetano Loffredo (25/09/2006 14:06)
0
Delusione. Se mi chiamate "capolavoro" questo disco gli altri che sono?
Bruttissima copia di Mafia. Si salva solo nelle ballate/lenti chiamateli come vi pare, il resto, quello che doveva essere il settore "adrenalinico" è poco ispirato e irrilevante di fronte ad una discografia di molto superiore.
Buttati 16 euro, ma il buon Zakk, sono sicuro, stupirà quanto prima.
SANdMAN (25/09/2006 22:35)
0
Album godibile, non il più bello che ha creato lui certamente ma pur sempre un album di tutto rispetto.
Non sono d'accordo con chi dice che:
1)album brutto/noioso
2)album copia di mafia
3)album capolavoro
Zakk Wilde ha sempre suscitato pareri discordanti è innegabile, e questo cd non è da meno.
Poi una leggera deriva più southern rock e meno heavy metal c'era da aspettarsela prima o poi (visto anche quello hce ha fatto in passato sia con questo moniker che con altri: Zakk Wilde, Pride & Glory ecc...).
Io sinceramente lo definirei un album tiepido.
Finisco questo commento con il finale di una sua vecchia canzone:
And you can't kill what is stronger than death!
darkane__81 (03/10/2006 13:22)
0
Confermo il voto del recensore. Non è male come molti dicono.Certo non è uno dei migliori dischi che ha sfornato il grande Zakk, ma è godibilissimo.
E poi la cover è figa, molto ironica. Micidiale anche l'interno del libretto con le tre suore che bevono e giocano a carte con i tre demoni.ahahah!!
PAUL HARRIS 73 (04/10/2006 09:19)
0
Dopo un pò di ascolti devo ammettere che mi ha deluso un pò sto disco... troppi momenti "deboli" rispetto alle passate produzioni.. per ora ancora non mi convince!
Hicks (12/10/2006 20:54)
0
Un passo falso senza dubbio..Si salvano poche canzoni, il resto sembra buttato li giusto per allungare la durata del cd! Se nn sbaglio ho anke letto ke Zakk sia arrivato in studio senza nessun pezzo pronto e ke abbia composto 23 (si, 23!!) canzoni in una settimana..Questo secondo me denota soltanto una cosa: c'è per caso da rispettare un contratto cn la casetta discografica? Il risultato ne risente...Alla prossima Zakk, sperando ke sia decisamente migliore!
27 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1 2
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