
Di tutti i figli (degeneri e non) del verbo metallico Black Sabbath, i Trouble di Chicago sono fra i più illustri, sia per qualità espressa che per peso specifico all’interno della scena HM mondiale. I Nostri nascono all’inizio degli anni Ottanta e vengono canalizzati all’interno del filone “White Metal”, nonostante la loro proposta, tipicamente Doom, sia, a livello concettuale, molto lontana da quella corrente. Questo inquadramento, più che una questione legata a motivi religiosi è motivato della ricerca della spiritualità che da sempre la fa da padrona all’interno dei Trouble.
Sei sono gli album che vengono pubblicati dal 1984 (Psalm 9) al 1995 (Plastic Green Head), poi un periodo di oblio: dei Nostri si perdono le tracce fatta parziale eccezione per alcuni dei componenti che entrano a far parte di diversi side project. Il 2007 segna il ritorno, peraltro inatteso, del combo americano, con ben 4/5 della formazione originale dei primi due dischi e un album nuovo di zecca: Simple Mind Condition. La line-up prevede, oltre agli storici Eric Wagner (voce), Bruce Franklin/ Rick Wartell (chitarre), Jeff Olson (batteria), il nuovo Chuck Robinson al basso.
Si parte alla grande con Goin’Home, sostenuta da chitarroni a la Black Sabbath che fanno capolino nello Stoner. Mindbenbder è oscura al punto giusto, così come all’interno di Pictures of Life è ancora il gruppo di Tony Iommi ad aleggiare sui Nostri. In Trouble Maker certo hard rock si fonde nel classico Doom, con la voce acida di Eric Wagner a dominare dall’alto del suo carisma. La title track riporta ai momenti maggiormente psichedelici della storia dei Trouble ma è The Beginning of Sorrows, posta in chiusura, l’assoluto highlight di Simple Mind Condition: un brano d’atmosfera d’alta scuola, dove il cantato malinconico del singer riporta a spettri del passato, ovvero quando i Nostri facevano tremare i benpensanti americani negli Eighties. Il resto dei pezzi vive di alti e bassi, segnando qualche battuta a vuoto che rende Simple Mind Condition un disco si interessante ma nulla più.
Alla fine quello che conta è che i Trouble siano tornati sulle scene in maniera credibile: questo disco probabilmente per loro risulta essere una sorta di riscaldamento, di kick-off per la seconda parte della loro carriera, che sono convinto sarà foriera di piacevoli sorprese.
Stefano "Steven Rich" Ricetti
Commenti dei lettori (8)
Uno dei più grandi gruppi degli ultimi vent'anni è ritornato più in forma che mai!!!
TROUBLE!
Secondo me veramente un bel dischetto.
Melodico e ruffiano al punto giusto.
Comunque un grande ritorno dei Trouble, che dimostrano quanto ancora possono dare nell'ambito del doom/hard rock!
Pezzi come "Pictures of life", Goin' home, Trouble maker e la title track valgono il prezzo del cd!
Ma poi di questi tempi...che circola solo me !!!
Andate sul loro myspace e ascoltate le canzoni, poi mi direte se questa recensione è fatta con criterio...
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