Per la stragrande maggioranza delle persone e dei fans i Deep Purple sono la band di “In Rock” e dell’hit “Smoke on The Water”, il solo osare parlare di ciò che un gruppo di tale caratura ha fatto dalla seconda metà degli anni 80 ai primi 90 è quasi uno scandalo. E’ così che capolavori come “Slaves and Masters” si vedono descritti attraverso una miriade di recensioni negative e di catastrofiche opinioni portate avanti, ovviamente, da persone o che non avranno mai ascoltato il disco o che di musica non ne capiscono granchè.
“Slaves and Masters” è la svolta musicale della band, quella svolta già accennata nel pur ottimo “House of Blue Light”, una svolta musicale che ridona allo storico combo inglese una ventata di freschezza ed originalità all’insegna di un hard’n heavy melodico e tendente, sovente, all’AOR più scintillante. Una svolta questa poco compresa dalla quasi totalità dei fans, occlusi nei loro sterili luoghi comuni e incapaci di giudicare una proposta musicale sincera senza cadere (o scadere) nel mero trend contestatorio atto a nascondere una generale mancanza concettuale che è alla base di un certo tipo di musica.
Lasciato Gillan in tribuna ed avendo assunto le piene redini della band, Blackmoore assolda nel ruolo di cantante il grandissimo Joe Lynn Turner, il risultato è entusiasmante. Infatti entusiasmante è l'unico aggettivo per descrivere un disco inaugurato all’insegna del rovente arena rock della fantastica
King of Dreams, prepotente componimento dal flavour epicamente minaccioso portato in auge da un’ eroica prestazione vocale di un Turner in stato di grazia. I Deep Purple strizzano l’occhio all’hard/AOR più fiero e graffiante nella seguente
The Cut Runs Deep che, scandita da diretti e potenti chorus introduce alla carica blueseggiante della seguente e “old oriented”
Fire in the Basement, mentre è affidato al cadenzato e travolgente incedere della magniloquente
Truth Hurts il compito di riportare il platter su binari nuovamente raffinati. Blackmoore è intento in un’appassionante saggio sulla sua guitar-art nella seguenti melodie di
Breakfast In Bed (che classe!) mentre non ci sono parole per descrivere l’epico, triste e romantico incedere della ballad
Love Conquers All, appassionante canzone dove la magnificenza di Turner sembra voler far il verso al miglior Glenn Eisley del tempo. C’è spazio anche per l’heavy rock di matrice epica nei ritmi ruggenti e cadenzati della successiva
Fortuneteller, scandita alla perfezione dal millimentrico drumming di Paice. L’incedere pomposo e dittatoriale di
Too much is not enough apre una porta verso un hard scontroso e d’impatto in contrasto con l’old rock graffiante e pungente di
Wicked Ways, motociclistico componimento che va a porre il sigillo finale su di un disco che ha avuto l’incredibile prerogativa di ridonare originalità alla proposta musicale del combo inglese, soprattutto grazie all’apporto e al carisma di un cantante del calibro Joe Lynn Turner che ha contribuito non poco a fare di "Slaves and Masters" uno degli album più scintillanti della lunga discografia dell'act Deep Purple.
Vincenzo Ferrara.
Commenti dei lettori (33)
Il penultimo grande disco della band (l'ultimo dei Deep Purple è quello del drago del 1993 poi dopo si sono sciolti) !!
bistrattato dalla maggior parte dei fan,
è un album che punta più sul lato AOR
ed è una svolta logica avendo cambiato
Gillan con Turner.
Questo album non credo debba essere confrontato
con i precedenti visto che si tratta di tentativo
di svolta AOR (per me riuscito).
grande prova di JLT e di Blackmore,
gli altri fanno il compitino ma questo
basta a tirar fuori un signor album.
se fosse uscito adesso saremmo tutti
a farci le pippe dicendo "quanto è bello",
"wow" etc etc.
album fiacco
"King of Dreams" e "Fortuneteller", la loro grinta, la loro carica passionale, la loro incredibile melodia bastano a seppellire tutto quel mondo di frottole che gira intorno all'HM di classe.
Gillan è uno dei miei cantanti preferiti di tutti i tempi, ma Turner è Turner, e siamo in una dimensione diversa, diversa ma altrettanto valida...se non...superiore.
Grande Vincenzo, recensione splendida.
Anche io sono un ammiratore di Turner,non so come altri lo possano definire "una gallina strozzata..." ba....
Per par condicio dico che anche Gillan mi fà impazzire,ma meno di Turner ... questione di gusti.
Grande rispetto per Joe Lynn Turner.
Comunque questo Slaves and Masters è una figata di album.
Questo è stato il primo album che comprai dei Deep Purle, visto che a casa mia la band inglese era uno ascolto sicuro (mio padre possiede tutti i vinili sino a "Perfecte Stranger).
Per cui quando l'ho comprai era come una sorta di passaggio da padre e figlio...ma delusione....c'è chi lo elogia, chi lo stronca e chi ne è rimasio deluso...io sono di quest'ultima categoria, stroncarlo no perchè di idee e classe c'è ne è, ma elogiarlo neppure, visto che musicalmente non ci siamo, credo che nemmeno la band stessa sapesse cosa voleva suonare.
Non mi piacque quand olo compraim e ancora oggi non riesco ad ascoltarlo tutto, carino ma nulla più.
ma davvero come si fa a dire che questi dischi non sono buoni a livello musicale ? per affermare queste cose bisogna essere persone che ascoltano tutt'altro che il vero heavy sound !!
Thrashing cmq c'è solo una cosa da dire: CVD...come in matematica.
"Come taste the Band" è un album criminalmente sottovalutato, questo è il classico album che DIVIDE, sopratutto i fans dei DP.
Anzi ha deluso in molti...la cosa che mi dispiace tanto, è leggere certi commenti, per dire che chi stronca un album non è degno di ascoltare certe cose...beh questo è triste,invece di comprendere i perchè di diverse visioni.
"Slaves ad Master" è uno degli album mal criticati dei DP, sopratutto dagli stessi fans, un motivo ci sarà o no?
l'avete mai ascoltato il live con Joe Satriani?!?!?!?!?
Trovatelo, anche se è piuttosto raro!!!!
1) Pur non disprezzandolo, J.L.T. non mi è mai piaciuto più di tanto e l'averlo visto un paio d'anni fa in tour assieme a "The Voice" (con il quale non c'è partita) non ha fatto che avvalorare la mia tesi; in questo disco però sfodera una prestazione eccellente, per cui tanto di cappello
2) Questo lavoro suonerà anche poco Purple e molto più Rainbow periodo AOR, ma, anche se questo può far storcere il naso ai puristi, resta comunque una gran figata.
Non importa il nome di chi scrive e suona, se poi il prodotto finale risulta come questo, discone ricco di canzoni bellissime ed intriganti, sulle quali spiccano autentiche gemme quali "Fortuneteller", "Truth Hurts", " Love Conquers Fall" e la trascinante tittle track, e che forse cede un attimo solo negli ultimi due episodi.
L'unica ricordo spiacevole di questo disco, è quello di appreso, già con il biglietto gelosamente in tasca, dell'annullamento dell'unica loro data italiana che avrebbe dovuto aver luogo al 'Trussardi (Febbraio 91) e come spesso succede nel BelPaese, annullata con le scuse più improbabili (addirittura la guerra nel Golfo!).
vabbeh, bando ai ricordi e ripremere il tasto play.....
Il medesimo discorso vale,a mio avviso, per questo 'Slaves and masters': sicuramente è un disco meno hard-rock rispetto ai precedenti,ma non per questo meno valido. La già collaudata coppia Blackmore-Turner ci delizia con una grande prestazione condita di melodie, ma anche di episodi più 'duri'. Su qualche sito Joe Lynn Turner viene definito una 'gallina strozzata'!Mah!Forse basterebbe ascoltare dischi come Odissey,Bent out of shape,Hughes and Turner project e anche questo Slaves and masters per evitare certi epiteti.
Se poi alla fine dobbiamo esser tutti d'accordo, allora 'de gustibus'...
turner dal vivo non mi ha mai convinto, tuttavia in studio e' un grande cantante secondo il mio punto di vista.
credo che i rainbow si debbano identificare coi dischi di turner.
invece i dischi dio era sono un entita' superiore.
inclassificabili.
il disco in questione non e' sicuramente il massimo dei purple.
e' un disco deep rainbow....diciamo cosi.
comunque lo ricordo molto volentieri.
addirittura ho molto materiale video live di quel tour.
e poi la chitarra spaccata di friburgo.
come potrei parlarne male ?
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