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recensito giovedì 11 ottobre 2012 alle 00:00 da Luca Paletta
Spiritual Revolution
 

Spiritual Revolution

Sailor Free
2012, Tide Records
Prog Rock
Voto della redazione

Con oltre venti anni di attività e ben otto di assenza dalle scene, il poker d'assi capitolino dei Sailor Free si ripropone con il caratteristico sound rock progressive contaminato dalla psichedelia e da aspetti pop nel nuovo album, "Spiritual Revolution". Ispirate all'opera letteraria di J.R.R.Tolkien, il Silmarillion, vengono offerte quattordici tracce delle quali, un annetto fa, si è avuto un primo assaggio con il clip di “Daeron”, brani molto orientati al movimento Spiritual Revolution People ed al sociale, tenendo come concetto di base:

“Se tutto è come prima, niente può più essere come prima. È così che si cambia davvero.”

Il lavoro offerto dalla band è notevolmente poliedrico e ricercato, infatti, ci ritroviamo nell'ambientazione di un colossal musicale ove le scene melodiche cambiano addirittura all'interno dello stesso brano, offrendo scenari differenti in base alla situazione.

L'inizio dell'album è affidato a “Spiritual Overture” che, come appena citato, offre due minuti di stralci di vita moderna proposti in mini strisce, quasi fossero proiettate da numerosi tv sintonizzati su canali differenti.
I successivi quattro minuti sono un viaggio strumentale, dapprima post moderno e, successivamente, quasi anticheggiante.

In a “New World”, brano assonante allo stile Muse, scopriamo la parte vocale, molto simile per timbrica alla voce di Harry McVeigh dei White Lies, specialmente nel pezzo “To Lose My Life”; sul finale veniamo trasportati da una session strumentale ammaliante.
“The Run” ha delle assonanze generali con i The Cult pur offrendo una buona coralità vocale, mentre “Betray” è un interlude che ci immerge in un'ambientazione quasi post-industrial con chitarra granitica e un Acid Mug di tastiere.
Veniamo assaliti da una sorta di Modern Psichedelia con “The Course”, che ci proietta in uno scenario di uno statico monologo interiore per poi assumere movimento con un pattern di chitarra alla John Petrucci. La profondità di “Daeron”, con sonorità contemporanee, ci avvolge sinuosa con le linee di tastiere ed il calore della vocalità di David Petrosino, episodio che, nel finale, ci propone un outro che suona molto Cranberries.

“Spiritual Revolution” cavalca in chiave pop l'onda The Cult, un brano che rimane nell'orecchio anche dopo l'ascolto e che riprende l'Overture di inizio album.
The Cult oriented è anche “War” che propone un main riff incisivo e trascinante; molto più Floydiana risulta la strumentale “The Entropia”, secondo brano “only music” dell'album. “Faithless” riprende le arie pop rock dei Muse, proponendo un main riff cupo e “spesso”; stesse sonorità  le ritroviamo anche in “Beyond the Borders” nonostante appaiano parti di chitarra distorta come intro e psichedelici riff/bridge “in pulito”.
Terza sperimentazione strumentale è “Break The Cycle” costruita sui temi ricorrenti della  decadenza e della psichedelica, ambientazioni che cambiano durante “My Brain” pur portando il timbro abbastanza evidente dei Pink Floyd di inizio carriera, culminante in un solo sul finale molto toccante.

La chiusura dell'album è affidata alla quarta traccia strumentale, “A Great Hope”, che pur restando sulla scia del pezzo precedente, si inserisce in scenari quasi spaziali per suoni ed effetti utilizzati.

Un progetto audace ed ardito quello dei nostrani Sailor Free, in quanto, proporre ben quattro movimenti strumentali in un'opera del genere, diretta ad un pubblico di nicchia, rende il progetto paragonabile ad una medaglia: una faccia ci offre le chiare intenzioni ed idee della band, attraverso il cantato ed i testi, la seconda lascia all'immaginazione dell'ascoltatore la scena in cui ambientare i brani.     
Sicuramente un disco che evidenzia una ricercatezza maniacale riguardo la strutturazione dei brani e la loro tracklisting, associata ad elevato tecnicismo, e ad una apprezzabile capacità esecutivo-compositiva.

Un prodotto insomma, che necessita svariati ascolti per essere compreso appieno e valutato per quanto offre. Ma soprattutto, orientato ad orecchie sapienti e accorte.

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Tracklist

01.    Spiritual Overture
02.    A New World
03.    The Run
04.    Betray
05.    The Course
06.    Daeron
07.    Spiritual Revolution
08.    War
09.    The Entropia
10.    Faithless
11.    Beyound The Borders
12.    Break The Cycle
13.    My Brain
14.    A Great Hope

Line up

·    David Petrosino - voce, piano, tastiere
·    Stefano "The Hook" Barelli - chitarre
·    Alphonso Nini - basso
·    Stefano Tony - batteria

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2 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
ProgPietro (11/10/2012 15:47)
0
effettivamente il lavoro è un pochino pesantuccio da digerire, buone idee ma diluite in un modus operandi tendente al prolisso
Grapa (21/10/2012 11:57)
0
Trovo il lavoro a differenza di ProgPietro (ma questo è il mio gusto personale) un bel progetto di sperimentazione, ove diversi stili, si intrecciano in modo gradevole. Non mi ha dato affatto l'impressione del pesantuccio ne tanto meno della dispersione, in realtà apprezzo molto chi non si chiude in uno stile blindato ma prova a spaziare, sopratutto se lo fa con intelligenza ed accuratezza. Ovvio che questo è e rimane un giudizio personale.
2 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
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